Edilizia popolare, Puliti:
«Ufficio casa a lungo senza organico
e scelte sul personale non condivise»

L'INTERVENTO dell'ex dirigente comunale di Macerata. Prende spunto dalla questione del ritardo dei Comuni nell’assegnazione di case popolari per evidenziare le criticità nella gestione del personale da parte dell'amministrazione: «Sotto sotto non si affranca dal molesto retro pensiero che questi lavoratori siano male impiegati e siano pure troppi»

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Gianluca Puliti

«Dall’amministrazione un metodo carsico di affrontare scelte relative al personale, così succede che l’Ufficio casa resta senza organico e così anche l’Ufficio Tecnico». Lo fa notare l’ex dirigente del Comune di Macerata Gianluca Puliti prendendo come spunto la questione del ritardo dei Comuni nell’assegnazione di case popolari e dei danni che ad esso sono connessi.

«Nel suo intervento – continua Puliti – l’assessore ai Servizi sociali Francesca D’Alessandro ha provato a smarcarsi, negando che vi siano state lungaggini e inadempienze. Non ho interesse a entrare nella polemica politica. Mi preme, invece, esaminare la questione dati alla mano e fare anche una riflessione sulla governance del personale dipendente del Comune. Nel 2023 sono stati impiegati 12 mesi per avere una graduatoria definitiva per l’assegnazione di case popolari (211 domande). Gli alloggi del progetto accessibilità architettonica riservati agli anziani autosufficienti sono stati assegnati in due tornate (12 di domande da esaminare) che hanno richiesto, rispettivamente, 10 mesi e 7 mesi. Cronache Maceratesi ci ha detto che l’Erap ha messo a disposizione del Comune una ventina di alloggi pronti per essere assegnati (il dato non è stato smentito). Al 31 gennaio, dopo quasi quattro mesi, ne risultano assegnati 6».

Riguardo l’organico: «Per leggere correttamente questi dati bisogna tenere a mente che l’Ufficio Casa del Comune, nel 2021, ha visto la sua unica dipendente passare ad altro ente e che ci sono voluti due anni e mezzo per ripristinare la dotazione organica originaria. Nel frattempo le tante e articolate incombenze concernenti la formazione delle graduatorie delle case popolari e quelle non meno complicate della consegna degli alloggi agli assegnatari sono ricadute sull’ufficio amministrativo dei Servizi Sociali, che pure aveva il suo bel carico di lavoro da smaltire. Nel 2017 e nel 2020, con l’Ufficio Casa a regime, ci sono voluti 9 mesi per fare una graduatoria di assegnazione alloggi, ma con più domande e con un terzo in meno di sedute della Commissione incaricata, sintomo questo di un lavoro istruttorio quantomeno più fluido.

Tutto ciò porta a due considerazioni: 1) l’Ufficio Casa tempestivamente ripristinato della sua dotazione organica avrebbe consentito di fare tutto e in tempi più brevi; 2) al personale (che ha fatto più del dovuto nella situazione data) non può essere imputata alcuna responsabilità, che semmai ricade su chi non gli ha consentito di operare al meglio». Puliti sottolinea quindi l’importanza della programmazione: «La carenza di organico in cui è stato lasciato l’Ufficio Casa (ma non solo) apre l’interrogativo sulla programmazione delle assunzioni e delle procedure di reclutamento del personale che si è rivelata incoerente rispetto alle necessità della macchina amministrativa. Una situazione di deficit a cui corrisponde simmetricamente l’insormontabile difficoltà che la Giunta incontra ogni volta che deve approntare scelte strategiche e di reale impatto. La gestione del Pnrr ne costituisce un esempio lampante. I servizi tecnici non sono stati adeguatamente rafforzati per affrontare contemporaneamente l’inconsueto carico di lavoro del Pnrr e gli ordinari compiti di istituto e ciò ha generato disfunzioni e ritardi.».

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Cantiere a Collevario

Questo però non è, secondo l’ex dirigente, l’unico aspetto critico delle politiche del personale. «Lo scorso mese di maggio, a quella che, con una certa enfasi, è stata chiamata la riorganizzazione dell’assetto organizzativo del Comune. Sono state istituite sei nuove posizioni di Elevata Qualificazione (che poi sarebbero i funzionari dotati di responsabilità organizzativa, collocati nella scala gerarchica del Comune appena sotto le figure dirigenziali) che si vanno ad aggiungere alle diciotto preesistenti, con il conseguente riassetto di qualche ufficio, lo spostamento di alcuni dipendenti, la ricalibratura di talune indennità. Quello che colpisce è che questo non straordinario processo di revisione è maturato attraverso un’istruttoria talmente riservata che anche i diretti interessati (o almeno la stragrande maggioranza di loro) hanno conosciuto gli esiti solo il giorno stesso in cui il nuovo assetto entrava in vigore. A prima vista non pare un sintomo di grande considerazione del personale, che forse meriterebbe qualcosa di più, visto che nelle occasioni pubbliche gli Assessori dichiarano fiducia e apprezzamento nei confronti dei dipendenti».

Puliti conclude che sicuramente il grande riserbo avrà una spiegazione ma «ai nostri amministratori di sicuro non sfugge c- prosegue – che un’organizzazione complessa come il Comune di Macerata, fatta di donne e di uomini, ciascuno con il proprio vissuto e con le proprie aspirazioni, per raggiungere i suoi obiettivi non possa essere nutrita di soli provvedimenti amministrativi. Ci vuole qualcos’altro per costruire e mantenere lo spirito di corpo, la coesione dei gruppi di lavoro, per far sì che i diversi uffici operino ricercando sinergie e il problem solving, piuttosto che andare ognuno per proprio conto. Di sicuro, però, non servono le sfuriate ingiuriose e le violente reprimende, come invece pare accadere in questi giorni. Non è dato sapere quale sia il livello del benessere aziendale all’interno del Comune di Macerata. Di certo questo metodo carsico di approdare a scelte più imposte che condivise contribuisce ad alimentare la sensazione di un’Amministrazione che resta distante dai propri dipendenti e che, al di là delle espressioni rituali, sotto sotto non si affranca dal molesto retro pensiero che questi lavoratori siano male impiegati e siano pure troppi».

 

 

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