Perché i risparmiatori
sono insoddisfatti
dai propri investimenti?

MACERATA - Le ragioni spiegate dallo studio Cogliandro-Raparo che da 15 anni affianca risparmiatori e aziende nelle loro scelte finanziarie. «Se in 10 anni un terzo del patrimonio è prelevato dalla banca sotto forma di costi, la colpa non è del mercato o delle crisi, ma di prodotti inefficienti e costosi: noi indichiamo la migliore soluzione a seconda del portafoglio dei clienti»

- caricamento letture
Cogliandro_Raparo_FF-7-650x434

Riccardo Cogliandro e Massimo Raparo

Perché i risparmiatori sono insoddisfatti dai propri investimenti? A rispondere sono Riccardo Cogliandro e Massimo Raparo dello Studio Cogliandro Raparo di Macerata. Da oltre 15 anni i due professionisti, pionieri in regione della consulenza finanziaria indipendente, affiancano risparmiatori e aziende nelle scelte finanziarie.

«È vero, i clienti che arrivano da noi sono molto spesso clienti delusi dai mercati e dall’andamento dei loro investimenti. Lamentano che dopo anni di pazienza non riescono mai a percepire un incremento di valore del loro risparmio, anzi ci vengono presentati dei portafogli in cui anche dopo 3-5 anni il valore dell’investimento è addirittura inferiore a quello del capitale versato. Facciamo un semplice esempio. In rosso è l’andamento del valore del portafoglio di Etf di un nostro cliente (linea rossa), confrontato con il portafoglio in fondi dello stesso cliente detenuto presso una grande rete di promozione finanziaria (linea viola). Dal 2019 ad oggi, la differenza, a parità di rischio, è nell’ordine del 30% in 5 anni».

grafico-1-650x350

«Il prossimo esempio dimostra come, anche assumendo rischi bassi di portafoglio, è possibile ottenere nel medio termine ritorni interessanti. Di seguito un portafoglio di un cliente maceratese, completamente in Etf, con un rischio basso, solo 20% di azionario. Anche in mercati difficili, dal 2019 ad oggi, covid e crisi inflazionistica compresa, il rendimento medio è del 4,53% all’anno con una crescita assoluta del portafoglio del 22.5%».

grafico-2-650x299

Ma quali sono le ragioni di queste differenze?  «Efficienza degli strumenti utilizzati, costi di portafoglio e approccio orientato alla consulenza e non alla vendita. I mercati nel medio termine forniscono sempre rendimenti positivi correlati al rischio assunto. Comprendere che in 10 anni un terzo del patrimonio è prelevato dalla banca sotto forma di costi, fa capire come mai il valore del patrimonio non cresce e spesso ci si ritrova con perdite anche molto consistenti attribuendo la colpa al mercato finanziario, alle crisi e non ai prodotti inefficienti e costosi che vengono collocati. Strano ma vero, quando si parla con la banca o con un consulente finanziario con mandato sembra che l’attività di consulenza agli investimenti sia gratis. A differenza di qualsiasi altro servizio di consulenza professionale come quello dell’avvocato, del commercialista, del medico, del notaio o dell’ingegnere, dove il cliente conosce la parcella o il costo del servizio, nel caso della consulenza finanziaria sembra che il servizio sia gratuito. Il modello prevalente in Italia è quello in cui chi fa consulenza finanziaria (banca o rete) vende anche il prodotto finanziario. Il cliente non vede il prezzo o il costo perché questo è implicito nello strumento o prodotto che sottoscrive. Anche se per legge chi colloca il prodotto è obbligato a comunicare il costo, spesso questo è incomprensibile perché nascosto nei prospetti informativi, molto più complessi di un bugiardino di un medicinale».

Dove sono nascosti i costi? «Analizzando i prodotti in portafoglio dei clienti scopriamo che i costi prelevati dal patrimonio investito sono anche superiori al 3-4% all’anno. Prelevando annualmente questi costi dal patrimonio del cliente è facile capire perché spesso i risparmiatori si sentano delusi dalla finanza. Come riportato anche da Banca d’Italia, l’impatto dei costi è decisivo nei risultati di portafoglio. Il grafico Banca d’Italia descrive l’impatto dei costi sul valore di portafoglio nel tempo (capitale investito = 10.000 euro) ipotizzando che venga investito nell’indice senza costi (Ftse Mib), in Etf (costi 0,3%), in fondi (costo 2%)».

grafico-3-650x413

«I tradizionali strumenti di risparmio gestito come fondi, polizze e certificati sono spesso contenitori di costi e non strumenti di investimento. Consideriamo ad esempio le polizze (Unit Linked), strumenti molto diffusi fra i risparmiatori. In questi strumenti il cliente sostiene: costi di ingresso, compresi fra l’1% e il 5%, costi di gestione della polizza che possono prevedere prelievi annui dal 2% al 5%, oltre ai costi dei fondi interni.  Con costi annui vicini al 5% è di fatto impossibile che il valore del patrimonio cresca nel tempo. Se il mercato non sale più del 5% non si guadagna nulla».

Raparo_Cogliandro_FF-4-325x217Quindi come si può investire in maniera più consapevole? «Il nostro approccio prevede, come nel modello di consulenza moderno ormai utilizzato in gran parte dei paesi europei, la costruzione del portafoglio con strumenti efficienti (Etf) che possono essere acquistati dal cliente in qualsiasi banca ma che non vengono mai proposti perché non prevedono commissioni per la banca o per chi colloca il prodotto. Attraverso la costruzione del portafoglio in Etf il cliente riduce i costi annui del portafoglio allo 0,35% annuo di media, un decimo rispetto ad un portafoglio di fondi o una polizza». Cosa comporta avere un portafoglio in Etf? «E’ assolutamente equivalente al detenere un portafoglio di fondi o polizze ma l’abbattimento drastico dei costi e la maggior efficienza dello strumento permettono di ottenere risultati decisamente più elevati nel tempo con differenze che, per la nostra esperienza, sono spesso nell’ordine di decine di punti percentuali rispetto a portafogli “commerciali».

La vostra remunerazione da dove deriva, dato che non vendete prodotti e il vostro cliente può lavorare con qualsiasi banca? «Il nostro costo è trasparente come quello di qualsiasi altro professionista. La nostra remunerazione deriva dalla parcella, che è una piccola percentuale del patrimonio gestito. Questa parcella è molto inferiore a quella sostenuta inconsapevolmente dal cliente gestito dalla banca o dalla rete, le quali deducono il loro “costo” dal valore degli investimenti senza che il cliente se ne accorga».

Per informazioni ulteriori, rivolgersi allo Studio Cogliandro Raparo, via Garibaldi 101, 62100 Macerata. Email: info@studiocogliandroraparo.it; telefono 0733 260961; sito: www.studiocogliandroraparo.it.

(Articolo promoredazionale)

Investire con cognizione, a Macerata si può



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
Podcast
Vedi tutti gli eventi


Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X