Carife, accuse infondate a Grassano:
posizione archiviata dopo 8 anni

CREDITO - Il banchiere era indagato per truffa a Ferrara. Nel 2012 fu il primo a sollevare il caso della ex Banca Marche, nel Cda era arrivato su indicazione della Fondazione Carima
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Giuseppe Grassano

 

di Luca Patrassi

Banchiere sotto accusa per una truffa legata al crac di Carife, la procura di Ferrara chiede l’archiviazione per Giuseppe Grassano. L’indagine era stata aperta otto anni fa e tanto c’è voluto per chiudere la posizione di Grassano, per un anno direttore generale di quella Cassa di Ferrara che aveva tentato di risanare, anzi ora l’attività istruttoria ha confermato che l’azione di Grassano era stata rivolta esclusivamente a porre in essere attività utili a tentare di salvare l’istituto di credito.

Grassano era uscito nel settembre 2010 dalla direzione generale di Carife sbattendo la porta: a indicarlo era stata Bankitalia in virtù di una professionalità e di un curriculum ineccepibili. Certo, trovarsi indagati per otto anni non deve risultare piacevole, ma appunto è purtroppo una storia tipicamente italiana dove si intrecciano questioni di vario tipo. Giuseppe Grassano è un banchiere noto anche nelle Marche: era stato nominato nel Consiglio di amministrazione di Banca Marche nell’aprile del 2012 su indicazione di Fondazione Carima e poi si era dimesso a metà del 2013 – è stato, insieme a Francesco Maria Cesarini, l’altro consigliere di nomina Macerata a non approvare nel 2012 l’ultima semestrale di Banca Marche chiusa in attivo.

L’anno si concluse poi con un bilancio consolidato contenente oltre mezzo miliardo di euro di perdite e la vicenda della ex Banca Marche con sentenza di primo grado in Tribunale ad Ancona che ieri ha portato a sei condanne (leggi l’articolo). La Procura ha avuto modo, anche a una latitudine diversa da Ferrara, di verificare come le voci e le tesi di Grassano e Cesarini fossero fondate. Fondazione Carima, allora guidata dal presidente Franco Gazzani, si era rivolta a Grassano e Cesarini per andare a verificare la reale situazione della ex Banca Marche, ruolo che i due banchieri svolsero attirandosi anche i “veleni” di chi si poteva pensare fosse chiamato a vigilare sulla legalità dell’operato dei dirigenti di quell’istituto di credito la cui scomparsa ha terremotato l’economia marchigiana.

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