Le sfumature della vita di Nino Ricci
declinate nel giorno dell’addio

MACERATA - In tanti, tra ex studenti, amici e amministratori hanno partecipato al funerale dell'artista scomparso a 91 anni. Il ricordo di Lucia Tancredi ha raccontato la sua arte e i colori che l'hanno accompagnata sino al bianco della vita silenziosa
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Il funerale di Nino Ricci

di Luca Patrassi (foto di Fabio Falcioni)

La chiesa di Santo Stefano scelta per l’ultimo saluto all’artista Nino Ricci, scomparso lunedì a 91 anni, ha unito tanti maceratesi che nel pomeriggio hanno percorso la stradina per arrivare in un luogo da secoli espressione di fede, come ricorda all’ingresso sulla destra l’opera pittorica di Piermarini. C’erano tanti maceratesi, e non, espressione di diverse generazioni di una Macerata a colori, gli stessi colori che nel suo percorso terreno Nino Ricci ha usato con diversi significati e con un’infinita capacità di sfumature, le stesse variazioni cromatiche che ha poi citato Lucia Tancredi nel ricordo a fine cerimonia.

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Un ritratto di Nino Ricci

C’erano i suoi ex studenti, c’erano gli amici di lungo corso, le autorità, quanti avevano avuto modo di conoscere Nino Ricci nei suoi diversi ruoli, dal prof all’artista passando per l’acuto osservatore dei luoghi e dei riti della sua città.

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Il sindaco Sandro Parcaroli con l’assessore Katiuscia Cassetta

C’erano – tra gli altri – il sindaco Sandro Parcaroli, con la fascia tricolore a ribadire l’omaggio dell’intera città, l’assessore comunale alla cultura Katiuscia Cassetta, l’ex assessore Stefania Monteverde, Adriano Ciaffi, gli architetti Sandro Polci, Marco Scrivani e Giuseppe Oresti, l’ingegnere Aldo Birrozzi, gli avvocati Bruno Mandrelli, Maurizio Cinelli, Carlo Cingolani, Alfonso e Federico Valori, Renzo Tartuferi, esponenti del mondo della cultura come Allì Caracciolo, Stefano Calisti, Paola Ballesi, Maurizio Boldrini, Alessandra Sfrappini, Franziska Kurth, Nicola Di Monte e Renato Pasqualetti.

C’era anche lui, Nino Ricci, come hanno sottolineato con forza quanti lo hanno ricordato al presente, iniziando dal celebrante, don Krzystof. «Ha lasciato un bel segno» ha detto il parroco che ha sottolineato il senso delle letture sacre: «Una sola frase racchiude il senso della vita, il senso della salvezza, ogni persona è cara e preziosa e Gesù ha la possibilità di parlarci, siamo circondati da tante voci, ma quella del Signore ci dice che è importanti farsi delle domande. Oggi il Signore ci ferma qui per chiederci chi siamo e dove andiamo. Quello di oggi non è un funerale, è una festa perchè non finisce tutto qui, c’è la comunione dei santi, di coloro, che come dice San Paolo, hanno ricevuto la parola di Dio. Un giorno risorgerai». Nella chiesa di Santo Stefano le parole sprigionano energia, non quella elettrica perchè il luogo sacro è di solito chiuso. Le parole però arrivano al cuore, infine ci sono le testimonianze ed i messaggi.

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Viene data lettura di un messaggio struggente di Eugenio De Signoribus: «Sono costernato, dall’ultima volta che ci siamo visti non ho più sentito la tua voce ma resta l’affetto, per me non è cambiato nulla, la cordialità dell’accoglienza. Ci rivedremo appena possibile, non un addio ma un arrivederci».

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Lucia Tancredi

Lucia Tancredi ha prima letto un messaggio di Roberto Cresti ed ha poi raccontato Nino Ricci, le sue geometrie, «il voler mantenere un contatto con tutto e da tutti prendere quello che lo interessava, Nino è il genius loci di Macerata, i suoi colori, le geometrie, lo sguardo attento» ed ha infine emozionato i presenti declinando i colori e i significati delle sfumature di Nino Ricci, fino «al bianco della vita silenziosa».

Una vita che ha attraversato il Novecento ad oggi e che l’amico Sandro Polci ha ripercorso collegando luoghi, itinerari, visioni di famiglia, l’arte e la scuola. «Nino aveva capacità di raccontare – ha ricordato Polci -, già la prima sua lezione di Storia dell’arte è rimasta impressa a tutti noi quando si è presentato con una sedia in mano, ci ha chiesto cosa fosse per poi darci la sua visione, era gentile ma non accondiscendente, selettivo anche con le sue opere. Chi lavora con le mani, con la mente e con il cuore è un artista. Non è nemmeno un caso se ora in questa chiesa sono di spalle al Santissimo ma vedo la luce che arriva dalla vetrata che ho di fronte e che ha realizzato Nino».

Infine Allì Caracciolo: «Non posso parlare di te al passato, sei il creatore de “le forme” come ami chiarmarle… grazie della tua amabile conversazione. Quello che sei, è. Lo sai, non esiste il passato per l’Arte e la Poesia».

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Sandro Polci

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Giorgio Pietroni

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La vetrata realizzata da Ricci

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