Mei denunciato dalla giunta,
il giudice archivia e lui rilancia:
«Ora li querelo io per calunnia»

CIVITANOVA - Finisce così il procedimento aperto da sindaco e assessori nei confronti del capogruppo del M5S, per i contenuti della diffida presentata su Villa Eugenia. La sentenza: «Esercitato il diritto di critica politica su un fatto storico»
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Stefano Mei

 

Il giudice archivia la denuncia della giunta di Civitanvoa contro il consigliere Stefano Mei. E ora il capogruppo del M5s annuncia: «Li denuncio per calunnia». Si conclude così una vicenda processuale che di fatto è divenuta politica, vista la presa di posizione di altri consiglieri che all’epoca dei fatti si presentarono in Consiglio con cartelli con su scritto “querela anche me”.

La vicenda parte da diffida presentata da Mei alla giunta sulla rinuncia alla prelazione di Villa Eugenia. Un atto politico per manifestare la posizione del movimento contrario alla cessione della villa a favore dei privati. Ma la giunta ha considerato quel documento “diffamatorio e con considerazioni lesive dell’onore e della integrità morale del sindaco” e Mei è stato querelato.

Nei giorni scorsi il giudice ha archiviato il procedimento ritenendo di non dover procedere e ha accolto tutte le istanze presentate da Mei attraverso l’avvocato Alberto Feliziani. «Feliziani si è offerto di sostenermi come legale gratuitamente quando all’epoca si venne a sapere della denuncia e lo ringrazio per questo – il commento di Mei – il giudice ha ripreso interamente le nostre osservazioni nell’archiviazione sostenendo che la mia diffida era appropriata nei modi e su vicende di interesse pubblico. Il sindaco all’epoca disse che da parte mia erano state scritte parole “inaccettabili”, invece era solo una posizione politica legittima. Mi ritengo calunniato dalle parole del sindaco e procederò a denunciare tutti i firmatari della delibera a mia volta per calunnia».

Nell’archiviazione si legge: «Mei non ha fatto altro se non esercitare il proprio diritto di critica politica su un fatto storico. In particolare il cittadino, a maggior ragione se consigliere comunale che esprime tramite stampa o tramite facebook le sue ragioni circa una vicenda di interesse pubblico che coinvolge interessi contrastanti dell’amministrazione e dei privati non può essere condannato per diffamazione se le sue considerazioni sono espresse in maniera appropriata e si fondano su fatti accertati».

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