La favola del vescovo per Natale:
«Con gli occhiali della fede
la vita si colora di speranza»

MACERATA - L'omelia di Nazzareno Marconi durante la messa per Natale celebrata nella chiesa di San Giuseppe, a Sforzacosta
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Il vescovo Nazzareno Marconi

 

Gli occhiali speciali di nonna Assunta, vedere il mondo con gli occhi della fede. Questa l’omelia letta stasera dal vescovo Nazzareno Marconi nel corso della messa della vigilia di Natale che quest’anno è stata celebrata nella chiesa di San Giuseppe, a Sforzacosta di Macerata, da poco restaurata e riaperta lo scorso novembre. Il vescovo ha scelto come location per la celebrazione la chiesa appena restaurata. La sua omelia è stata poi il racconto di una piccola favola di Natale per dire che il mondo e ciò che ci accade è possibile vederlo in un modo diverso, più positivo. E ha unito nella fiaba due generazioni diverse, quella di Giovanni, un adolescente insoddisfatto della vita e di sua nonna, Assunta, che invece sa trovare positività anche nelle cose peggiori, come una grave malattia.

Di seguito l’omelia letta dal vescovo questa sera durante la messa iniziata alle 22,30.

«Giovanni, un adolescente sempre tormentato da una vita che, secondo lui, non funzionava mai bene, brontolava di continuo. Ogni volta che faceva un progetto qualcosa andava storto. Una gita saltava a causa del brutto tempo, un’amicizia che credeva perfetta lo deludeva, un compito a scuola si rivelava più difficile del previsto… Giovanni aveva fatto l’abitudine al broncio e al continuo brontolio. Tanto che sua nonna Assunta lo chiamava affettuosamente Brontolo, come uno dei sette nani di Biancaneve, anche se Giovanni era ormai abbondantemente oltre 1,80 e la sua crescita non accennava a fermarsi. Anche questa benevola presa in giro della nonna, come ormai capite, lo faceva arrabbiare, ma soprattutto lo irritava la sensazione che invece a lei, a nonna Assunta, le cose andassero sempre bene. La nonna lo fissava da dietro le lenti dei suoi vecchi occhiali dorati e gli sorrideva. La nonna era strana su certe cose: la vista le era calata man mano, aveva dovuto cambiare più volte le lenti, ma non aveva mai voluto cambiare quegli occhiali dorati dietro i quali sorrideva sempre alla vita ed alle sorprese, non sempre belle, che la vita le riservava.

Anche quando le vennero i reumatismi commentò che tutto sommato molte sue amiche si erano ammalate tanti anni prima, a lei invece il Signore aveva regalato qualche anno di giovinezza supplementare, di questo doveva essere grata. Quando le fu diagnosticata una malattia molto più grave, che l’avrebbe portata alla fine, non si scompose: “Ormai – disse – ho più amici di là che di qua. Vuol dire che li rivedrò presto”.

Giovanni le voleva bene, ma non riusciva a capirla. Tuttavia cercava di starle vicino, perché lo sguardo sereno della nonna, da dietro le lenti dei vecchi occhiali dorati, gli dava una pace profonda anche nel dolore. Quella sera però, quando si rese conto che per lei la fine era proprio vicina, riprese a brontolare tra sé con tanto acido in cuore. La nonna lo chiamò e gli disse: “Mettiti un attimo i miei occhiali”. Giovanni pensò che vaneggiasse, forse i medicinali le avevano rovinato il cervello, ma per non rattristarla obbedì. Ed ecco il miracolo. Guardandola con quelle vecchie lenti la vide luminosa, serena. Ogni dolore sembrava svanire mentre ogni cosa prendeva nuova luce. Per Giovanni fu come scoprire che il mondo, quel mondo grigio che conosceva così bene, all’improvviso si fosse colorato dei toni dell’arcobaleno. Smise di brontolare ed anche lui si ritrovò un timido sorriso sulle labbra.

Cosa era successo? Gli occhiali della nonna, quelli con cui aveva sempre guardato il mondo lungo tutta la sua vita, erano gli occhiali della fede. Vista con gli occhiali della fede la vita non cambia, ma si colora di speranza e si arricchisce d’amore».

Riapre la chiesa di Sforzacosta



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