Uno Stradivari al Lauro Rossi:
notte d’oro per Gringolts Quartet

MACERATA - L'appuntamento della rassegna Appassionata ha offerto uno spettacolo di altissimo livello con quattro musicisti internazionali alle prese con Mozart, Dvořák e Šostakóvič. Inestimabile il valore degli strumenti sul palco
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Gringolts Quartet (foto Alfredo Tabocchini)

 

di Marco Ribechi

Più di 1300 anni in quattro. Questa l’età totale dei favolosi strumenti musicali presentati ieri al Lauro Rossi di Macerata dal Gringolts Quartet in un concerto memorabile per la rassegna Appassionata. Un programma che ha attraversato i secoli, con l’esecuzione di composizioni di Mozart (1773), Dvořák (1873) e Šostakóvič (1966), ma anche gli spazi geografici poiché il quartetto è formato da musicisti provenienti da luoghi e ambiti culturali molto variegati. Ilya Gringolts, violinista primo premio al concorso Paganini di Genova e armato di uno Stradivari del 1718 è russo, Anahit Kurtikyan con un violino Camillo Camilli del 1733 è armena, Silvia Simionescu rumena con una viola Jacobus Januarius del 1660 e infine al violoncello il tedesco Claudius Herrmann con uno straordinario Maggini del 1600 appartenuto ad un intimo amico di Beethoven, il principe Galitsin, che per primo eseguì gli ultimi quartetti del grande compositore tedesco proprio con questo strumento.

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Ilya Gringolts con il suo Stradivari. Dietro Silvia Simionescu (foto Alfredo Tabocchini)

Date le premesse scintillanti, mentre in centro imperava una fitta nebbia, la notte al teatro invece non poteva che essere luminosa, riservando ai presenti  uno spettacolo estremamente raffinato, perfettamente eseguito e anche avvincente nelle sue scelte esecutive. L’apertura affidata a Mozart ha visto la realizzazione del Quartetto n.13 in re minore K.173, articolato in quattro movimenti e in modo minore. Appartiene ai Quartetti viennesi realizzati dal compositore nel 1773, ad appena diciassette anni proprio nella capitale austriaca e rappresentano un passo in avanti dal punto di vista stilistico e tecnico-compositivo, molto influenzati dalla produzione di Haydn. Il concerto è poi proseguito con la musica da camera di Šostakóvič, una delle più grandi personalità della Russia del ‘900. La produzione da camera di Šostakóvič sta conoscendo una riscoperta negli ultimi anni poiché in passato era stata sacrificata a favore delle sinfonie. Per alcuni critici si tratta addirittura della porzione migliore del suo catalogo, la maggior parte della quale dedicata al Quartetto Beethoven, una storica compagine moscovita con cui era solito collaborare. Il Quartetto op.122 in fa minore è articolato in sette brevi miniature con titoli che richiamano lo scherzo e il divertimento ma la cui esecuzione, ricca di dissonanze, è estremamente moderna e drammatica, molto lontana da ciò che i titoli possono suggerire. Forse è in questa seconda parte che il Quartetto ha espresso il meglio della sua tensione artistica, mostrando l’essenza della musica presentata anche attraverso la propria fisicità, quasi dolorante.

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Un momento del concerto (foto Alfredo Tabocchini)

Infine l’ultima parte dedicata al compositore ceco Antonín Dvořák con il Quartetto op. 9 n.5 in fa minore, realizzato nel 1873. Proprio questa composizione ha una storia particolare. Dvořák desiderava dedicarla al quartetto che prendeva nome dal suo primo violino, Antonín Bennewitz, i musicisti però non erano soddisfatti del pezzo e arrivarono ad annullare la prima esecuzione. Il compositore, estremamente deluso, avrebbe eliminato la dedica per poi regalare il manoscritto all’amico Václav Juda Novotný. Solo grazie alla cura con cui Novotný lo conservò il manoscritto non andò perduto vedendo la pubblicazione nel 1929. Anche in questo caso i Gringolts non si sono risparmiati offrendo un’esecuzione appassionata, coinvolgente, a tratti energica e febbricitante. Il finale è stato affidato al bis tratto da I Cipressi di Dvořák. Il pubblico in sala non ha risparmiato i propri applausi non solo al termine del concerto ma anche nelle singole pause, desideroso di dimostrare la propria riconoscenza per lo splendido spettacolo offerto, un appuntamento davvero di caratura internazionale che Macerata ha condiviso con i più grandi luoghi della musica mondiale.



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