Gomitate al volto e calci
appena iniziata la convivenza:
a giudizio un 37enne

URBISAGLIA - Un maceratese deve rispondere di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali. Gli viene contestato di aver fratturato alla donna una costola, le ossa di un braccio, il naso
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«In carcere ho imparato a picchiare senza lasciare segni» avrebbe detto un 37enne di Macerata alla donna con cui era da pochi giorni andato a convivere a Urbisaglia, dopo averla colpita ripetutamente con calci ai fianchi dopo averla gettata a terra. Questo il primo degli episodi di maltrattamenti contestati all’uomo, oggi rinviato a giudizio dal gup Claudio Bonifazi del tribunale di Macerata. La coppia era andata a convivere il 7 settembre del 2020. Il 10 settembre la donna sarebbe stata picchiata dopo una litigio. Poi, continua l’accusa, sostenuta dal pm Vincenzo Carusi, il 26 settembre del 2020, dopo che la donna si era rifiutata di aprire la porta di casa all’uomo, dopo una discussione, temendo una sua reazione violenta, lui le avrebbe inviato un file audio in cui la minacciava di rompere la porta.

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L’avvocato Anna Maria Recchi

Poi, continua l’accusa, era riuscito a entrare scardinando una finestra, e aveva picchiato la convivente, una donna di 39 anni, di San Ginesio, colpendola con gomitate al volto e calci al volto, all’addome e a braccia e gambe, ripetendo: «adesso impari». La donna, in seguito all’episodio del 10 settembre, aveva riportato la frattura della porzione media dell’ulna e della parte medio prossimale del radio, con una prognosi di 30 giorni. Per l’episodio del 26 settembre aveva riportato la frattura di una costola e delle ossa nasali con 28 giorni di prognosi. Oggi la 39enne si è costituita parte civile, assistita dall’avvocato Anna Maria Recchi. L’imputato è difeso dall’avvocato Pierlorenzo Ariozzi. Il processo si aprirà il 20 giugno del prossimo anno. Il 37enne deve rispondere di maltrattamenti in famiglia e di lesioni personali.

(Gian. Gin.)

*A tutela dell’identità della vittima il nome dell’imputato non viene indicato



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