Vedovo, va su un sito d’incontri:
ora è imputato per violenza sessuale

MACERATA - Un 70enne è sotto accusa in tribunale per aver costretto una donna conosciuta online ad avere rapporti sessuali. Oggi è stato sentito e ha negato le contestazioni: «Quelle cose non le ho fatte. Dopo la morte di mia moglie mi sentivo solo, cercavo una compagna. Mai avuto rapporti con lei». Sentiti anche i poliziotti che hanno seguito le indagini: hanno riferito di aver visto la donna impaurita quando era andata in questura per un incendio nell’abitazione che ha al suo Paese e questo li ha insospettiti
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di Gianluca Ginella

«Mia moglie era morta in gennaio dopo 41 anni insieme, non riuscivo ad accettare questa solitudine forzata e così mi sono iscritto ad un sito di incontri, lì ho conosciuto una donna del Cile. Dopo un mese le ho chiesto se voleva raggiungermi in Italia per conoscerci meglio e le ho pagato il biglietto. Cercavo solo una compagna», questa parte del racconto fatto da un 70enne di Macerata che da quella conoscenza online è finito sotto accusa in tribunale per violenza sessuale. L’accusa, sostenuta dal pm Claudio Rastrelli, contesta al 70enne di essersi spinto a immobilizzare sul letto la donna, che si trovava ospite a casa sua, cercando in due occasioni di avere un rapporto sessuale con lei (questo tra il settembre e il novembre 2019). In un caso non ci sarebbe riuscito, nel secondo avrebbe avuto un rapporto completo con la donna. In altre occasioni le avrebbe toccato il seno e le avrebbe chiesto insistentemente di avere rapporti con lui. «Io quelle cose non le ho mai fatte e nemmeno ho pensato di farle – ha detto il 70enne -, non avrei mai profanato il letto coniugale a quel modo di cui mi si accusa».

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L’avvocato Gabriele Cofanelli oggi al tribunale di Macerata

Il 70enne, difeso dagli avvocati Gabriele Cofanelli e Claudio Bruno Marcolini, è stato sentito oggi in tribunale e ha iniziato il suo racconto da quando si iscrisse per tre mesi, da giugno ad agosto del 2019, ad un sito di incontri. «Mi sentivo solo perché sono rimasto vedovo, e così mi sono iscritto. Nel luglio ho contattato questa donna, scrivendole una email perché in chat non rispondeva mai. Così mi ha risposto e abbiamo iniziato a sentirsi con le videochat». Il 70enne poi, trovandosi bene a parlare con la donna, le ha chiesto se le andasse di raggiungerlo in Italia. «Lei mi ha detto che non aveva soldi e così mi sono offerto di pagarle io il biglietto di andata e ritorno. Anche la valigia le ho comprato e ho pagato pure l’affitto della sua casa in Cile perché, se non fosse andata bene con me, avrebbe dovuto farci ritorno e non voleva non avere più nemmeno una casa là». Alla fine l’uomo ha incontrato la donna cilena e l’ha ospitata nella sua casa «le ho dato la cameretta che era di uno dei miei figli, che ormai sono grandi e non vivono più con me. Lei dormiva lì ed era completamente autonoma». La donna aveva un permesso di tre mesi per stare in Italia.

«Abbiamo passato il tempo andando al mare, all’Abbadia di Fiastra, a pranzo. Cercavo di farla stare meglio possibile ma già la prima settimana ho capito che non era cosa. Per dire mi aveva detto di non fumare, e invece fumava, mi aveva detto che sapeva cucinare tutto e invece non sapeva fare niente. Lei mi diceva sempre “quando mi vai a sposare?”, ma le dicevo che nemmeno ci conoscevamo e sposarsi, almeno per me, è una cosa seria. Quando mi chiedeva di sposarmi era lei a farmi delle avances, ma tra noi non ci sono stati mai rapporti sessuali. Una volta mi disse anche “se ci sposiamo dopo un anno puoi divorziare e torni libero e io prendo la cittadinanza”». Alla fine nel novembre del 2019, un paio di settimane prima della scadenza del visto per rimanere in Italia la donna aveva chiesto di essere accompagnata in questura e lì aveva chiesto asilo politico. «Il pomeriggio di quel giorno era venuta a casa con due poliziotti, aveva preso le sue cose ed era andata via» ha detto il 70enne. Nel corso della sua testimonianza l’uomo ha più volte ripetuto del grande amore che aveva avuto per la moglie, portata via da una malattia, e di non riuscire a restare da solo «cercavo una compagna, in quel periodo non so cosa mi ero messo in testa, cercavo qualcuno che potesse sostituire mia moglie». Al processo si è costituita parte civile la donna cilena, tutelata dall’avvocato Alessandro Calogiuri.

«Oggi sono stati sentiti anche i due poliziotti che hanno condotto le indagini – dice l’avvocato Caligiuri -. Hanno confermato come l’imputato abbia cercato di intromettersi nel colloquio riservato tra la signora e la poliziotta quando era andata in questura perché aveva saputo che c’era stato un incendio nella sua casa in Cile. La poliziotta voleva parlare da sola con la signora, l’uomo però ha cercato comunque di accedere alla stanza e questo ha insospettito i poliziotti perché hanno visto che la signora era molto impaurita. A quel punto l’hanno ascoltata e sono poi emerse tutte le violenze subite che sono confluite nel capo di imputazione. La signora avrebbe potuto fare altro di molto meno gravoso e importante che fare una denuncia, ossia presentare richiesta di protezione internazionale, vista la situazione che c’era in Cile». L’udienza è stata poi rinviata al primo febbraio.

*Il nome dell’imputato non viene indicato a tutela della vittima



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