Marciapiedi troppo alti per i disabili,
protesta con le carrozzine
«Non vogliamo più essere invisibili»

CIVITANOVA - In via Indipendenza ci sono delle barriere architettoniche che impediscono a chi non può camminare di muoversi senza rischi. C'è anche chi è caduto e si è rotto una spalla. Fernando Susino porta avanti la battaglia: «Se non si fa attenzione c'è rischio di ribaltarsi»
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Da sinistra Fernando Susino, Franco Marziali e Benito Benigni

 

di Laura Boccanera

Marciapiedi con barriere architettoniche, i disabili di via Indipendenza protestano: «qui rischiamo la vita e nessuno fa nulla per garantirci un diritto». E’ andata in scena questa mattina la protesta di una decina di residenti di Civitanova che non volendo rinunciare alla propria libertà di movimento hanno deciso di battere i pugni per far emergere lo scandalo della loro situazione.

barriere-architettoniche-via-indipendenza-3-e1628176628978-325x278Quando i marciapiedi di via Indipendenza furono realizzati alla fine degli anni ’90 e nei successivi rifacimenti nessuno ha prestato attenzione al fatto che il dislivello fra la sede stradale e il marciapiede fosse superiore rispetto alle norme vigenti. Qualche centimetro che sembra insormontabile se anziché muoversi a piedi ci si sposta su rotelle, siano esse motorizzate o no. Lo sa bene Fernando Susino che ha fatto sua questa battaglia: Susino è costretto sulla sedia a rotelle, si sposta sul dispositivo a motore e ci mostra le difficoltà di scendere e salire: «tutta la via è così, bisogna prenderci le misure, scendere piano piano con una ruota alla volta, col rischio di ribaltarsi o addirittura, se si va troppo veloci, di danneggiare il macchinario. La manutenzione è a carico nostro anche se la carrozzina ce la passa l’Asur. Peggio ancora per la salita. E noi siamo fortunati, c’è chi ha la sedia a rotelle a spinta. In quei casi è davvero un rischio». Franco Marziali l’ha provato sulla sua pelle: un anno e mezzo fa mentre scendeva dal marciapiedi non è riuscito a tenere la carrozzella e si è ribaltata e si è rotto la spalla: «sono finito all’ospedale con la spalla rotta – racconta – nonostante avessi anche la prolunga per evitare il ribaltamento sono finito per terra. Il Comune mi ha risarcito perché gli ho fatto causa, ma non si può andare avanti così, è un diritto». «Solo questa zona è rimasta così indietro – prosegue Susino – non chiediamo che vengano rifatti tutti i marciapiedi completamente da entrambi i lati, ci accontenteremmo anche solo di un lato e solo della parte terminale affinché siano sicuri. E’ una priorità oltre che un diritto. Si sono spesi soldi per piantare gli alberi che non servivano e di cui non si avvertiva la necessità e di questo aspetto invece che è fondamentale non si cura nessuno». Da qui l’appello che lanciano agli amministratori: «questa è una necessità primaria, siamo disabili, ma attivi, ci spostiamo, andiamo al mare. L’alternativa per raggiungere il centro è camminare sulla strada o passare per la statale 16 ed è un rischio enorme con questo traffico, non vogliamo più essere invisibili».

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