Da Civitanova a Los Angeles
realizza il “sogno americano” con la sua arte
«Qui c’è meritocrazia»

ARTE - Fidia Falaschetti, ex insegnante di educazione artistica che ha deciso di mollare tutto per seguire la sua passione. I "Freaky Mouse" e "Donald Fuck" sono diventati icone dell'avanguardia ironica e di scomposizione. «Negli States se hai un sogno lo realizzi, chi decide di varcare i confini si afferma per quello che è»
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Fidia Falaschetti (foto di Eduardo Fierro)

 

di Claudia Brattini

Fidia Falaschetti, da Civitanova a Los Angeles con la sua arte irriverente, poliedrica e volutamente ironica si è affermato nel mercato artistico oltreoceano e non solo, veicolando messaggi sociali attraverso le sue sculture.

Dopo gli studi lavorava come insegnante di educazione artistica poi hai deciso di mollare tutto e seguire il suo sogno: l’arte. Come ha maturato questo percorso?

«E’ stata una scelta che è nata dal malessere. Benché reputi che insegnare sia un lavoro bellissimo sentivo che la mia missione era quella dell’arte, mi trovavo a pensare alle mostre in programma e ho deciso di licenziarmi. Ho scelto di concentrarmi in un solo canale, mio malgrado, e come ho scritto nella lettera di dimissioni ho preferito lasciare il posto a chi ne sente veramente la vocazione».

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Fidia insieme a uno dei suoi “Donald Fuck”

L’arte in America e l’arte in Italia: quali differenze sostanziali riscontra?
«In America se hai un sogno lo realizzi all’interno di un sistema assolutamente meritocratico, chi decide di varcare i confini si afferma per quello che è: se vali vai avanti, se produci cresci nella tua carriera. Basta pensare che qui ho ricevuto la green card per meriti artistici. Il cosiddetto “endorsement” americano – o referenze – qui ha una connotazione diversa dalle raccomandazioni italiane, è legale e meritocratico. In Italia siamo probabilmente anche un po’ “viziati” dal fatto che il livello culturale artistico storicamente è molto alto mentre qui in America sono più digiuni da questo punto di vista».

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“Freaky Mouse”

Da Civitanova a Los Angeles il cambio è radicale, come resta ancorato alle tue radici?
«In effetti sono passato da una città di 40 mila abitanti a una di 16 milioni dove ti trovi solo in una sorta di giungla. Io ho cercato piccole connessioni, agganciandomi al documentario “Art is a Family Business” (di cui l’artista è il protagonista ndr) dove è partecipe la mia famiglia, ho cercato di stabilire relazioni simil-familiari ma facendo affidamento su me stesso, preservando la semplicità».

Come emerge il talento artistico di Fidia bambino?
«Nasco da una famiglia di artisti – i miei genitori e mio nonno lo sono – e quindi ho sempre vissuto nell’arte e nella creatività. Poi già da bambino ho sempre scrutato e domandato moltissimo. La mia curiosità verso il mondo la stavo immagazzinando per poi tirarla fuori. Dopo sono arrivate le varie passioni: il surf, i graffiti e l’arte in generale».

“Freaky Mouse” è una scultura che ormai la rappresenta, che storia ha?
«Nasce da una mostra del 2011 a New York che aveva come tema proprio la Walt Disney, la mia prima oltreoceano, così ho preso una cartina geografica e ci ho inserito questa figura di Topolino scomposta come a rappresentare una perdita dei riferimenti della società ma con la speranza di riconoscerne la figura originaria».

Qual è la prima cosa che fa quando torna nelle Marche?
«Sicuramente vado a mangiare dai miei genitori, colgo l’occasione per stare con loro e con gli amici di sempre. Se non sono stanco lavoro anche a Civitanova, gran parte delle mie produzioni vengono fatte lì e ora sono curate da mia sorella».

Dove si immagina nel futuro?
«Francamente vivo centrato sul presente, le cose cambiano e non mi concentro su aspettative che poi magari potrebbero cambiare. Sono sicuramente proiettato sui miei obbiettivi, penso che per i prossimi anni starò qui ma non escludo in futuro di stare magari sei mesi in America e sei mesi in Italia».

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