Dalla tv locale al Globo d’oro,
il regista Mandolesi si racconta
«Così ho girato la serie Rai sulla Nazionale»

L'INTERVISTA - Tornato a vivere a Civitanova, fa il bilancio di un anno di traguardi ma anche di sfide: «E' stata una gabbia dorata, trasferte chiusi negli hotel a causa del Covid». In cantiere la storia e la vita di Vittoriano Orazi che per primo importò le minimoto
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Mandolesi insieme al Ct della Nazionale, Roberto Mancini

 

di Claudia Brattini

Manuele Mandolesi, regista e sceneggiatore marchigiano, dalla gavetta di Tele Macerata al riconoscimento del Globo d’oro, ora sbarca su Rai 1 con la docu-serie sulla Nazionale azzurra di calcio. L’anno scorso la vincita del prestigioso premio Il Globo d’oro con il film documentario Vulnerabile bellezza – girato nelle “nostre” zone terremotate – poi l’approdo in Rai con la docu-serie sulla Nazionale azzurra di calcio.

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Manuele Mandolesi


Come hai vissuto questo anno di grandi traguardi?

«L’ho vissuto in una sorta di “gabbia dorata” perché girare la serie della Nazionale nel periodo del Covid ci ha costretti a molte trasferte ma chiusi negli hotel. Ammetto, però, che questa serie sul calcio è stato un passaggio importante anche in termini di notorietà».

Qual è stato il percorso che ti ha portato alla regia?
«Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione ho iniziato a lavorare per una televisione locale –Tele Macerata – ho girato un piccolo cortometraggio e ho compreso quanto mi piacesse così ho cercato un master in televisione e cinema e grazie ad una borsa di studio mi sono iscritto e trasferito a Milano. Poi da lì è partito tutto: stage in una casa di produzione, il teatro e poi sono arrivate dei lavori a Roma dove poi mi sono trasferito».

Ci sono stati registi che più di altri ti hanno ispirato?
«Sicuramente per la fiction Pasolini, Kubrick e Aronofsky mentre per i documentari Rosi, Minervini – che tra l’altro è di Fermo – e Wiseman»

manuele-mandolesi-Image-2021-06-12-at-10.49.59-1-325x217Ti sei contraddistinto per il tuo impegno nella realizzazione di documentari su tematiche sociali, dall’Ilva, alle discariche della Campania fino alla permanenza in una nave a Lampedusa impegnata nel progetto Mare nostrum, solo per citarne alcune, e poi la scelta di raccontare la tua terra colpita dal terremoto del 2016…
«Avevo il desiderio di raccontare il terremoto in modo diverso, non pietistico e volevo farlo prima che l’attenzione scemasse. Vulnerabile bellezza è uno dei tre documentari del progetto con l’associazione Respiro produzioni: racconta la storia di una famiglia di allevatori di Ussita in cui quello che è centrale è il legame con il territorio e il legame familiare; Questa è casa nostra, invece, racconta la scelta di vivere in una roulotte in attesa delle soluzioni abitative d’emergenza, le cosiddette casette. Sono stati girati con un budget davvero minimo, facendo avanti e indietro da Civitanova e assoldando amici e colleghi con retribuzioni minime ma penso che sia importante mettere in campo la propria professionalità per raccontare qualcosa di importante e non solo per il profitto».

mandorlesi-mancini-italia-nazionale-docu-Image-2021-06-12-at-10.50.01-2-325x244Vuoi anticipare quali sono i tuoi progetti futuri ?
«In programma ci sono 3 progetti – di cui uno per Sky – e posso anticipare che uno in particolare sarà girato in gran parte nelle Marche (Respiro produzione) e tratterà la storia e la vita di Vittoriano Orazi, padre di un caro amico, che per primo importò le minimoto, destinate a rivoluzionare lo sport del motociclismo, basti pensare a campioni come Valentino Rossi, Marco Melandri e Andrea Dovizioso che hanno iniziato la carriera proprio con le minimoto. E’ in programma anche un documentario con la fondazione Ente dello spettacolo di Roma per testimoniare l’attività di una associazione di volontariato impegnata in Congo».

Dove hai scelto di vivere?
«Dal 2003 ho sempre vissuto fuori dalle Marche ma di recente ho scelto di tornare e vivo a Civitanova».

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“Vulnerabile bellezza” vince il Globo d’oro 2020



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