Violenza sessuale al circolo,
assolti i due imputati

IN AULA - Il gup ha prosciolto il titolare e un suo conoscente. Il primo è stato però condannato per spaccio a un anno. Oggi la sentenza al tribunale di Macerata
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Donna costretta a subire una violenza sessuale di gruppo dopo averle fatto assumere cocaina: questa l’accusa per il titolare di un circolo e di un suo amico. Oggi entrambi sono stati prosciolti dalle accuse di violenza sessuale, uno di loro è stato condannato ad un anno per spaccio di droga (fatto derubricato nell’ipotesi lieve). La sentenza è del gup Claudio Bonifazi del tribunale di Macerata. Sotto accusa il titolare di un circolo di un comune vicino alla costa, un 49enne residente a Monte San Giusto, e un 37enne pure lui residente a Monte San Giusto. Il 49enne era imputato di tentata induzione alla prostituzione, spaccio di cocaina e violenza sessuale di gruppo.

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Gli avvocati Simone Santoro e Gian Luigi Boschi

Dopo aver assunto una 38enne al circolo, nell’estate del 2015, il 49enne avrebbe cercato di indurla a prostituirsi o comunque avrebbe tentato di favorirne la prostituzione con dei clienti, dandole dei soldi e dicendole che poteva ottenere guadagni con facilità. La donna però si era rifiutata. All’uomo veniva poi contestato di aver spacciato cocaina alla donna all’interno del suo locale e di averle chiesto di spacciare droga. Anche in questo caso la donna si era rifiutata. Il 49enne e il 37enne sono poi accusati di violenza sessuale di gruppo: avrebbero costretto la donna, dopo averle fatto prendere della cocaina, ad avere con entrambi un rapporto sessuale all’interno del circolo. Il 49enne, difeso dall’avvocato Massimo Pistelli, ha deciso di fare il processo con rito abbreviato. Oggi è stato assolto dalle accuse di violenza sessuale e tentata induzione alla prostituzione e condannato a 1 anno per spaccio con derubricazione all’ipotesi lieve. Queste sono anche state le richieste del pm Rita Barbieri. Il 38enne, assistito dagli avvocati Simone Santoro e Gian Luigi Boschi, ha invece deciso di fare il rito ordinario. Il giudice lo ha prosciolto disponendo il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste. Anche il pm aveva chiesto il non luogo a procedere.

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 Nomi degli indagati e riferimenti troppo specifici non vengono indicati per tutelare l’identità della vittima.



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