«Noi disabili vogliamo lavorare
ma nelle Marche non ci assumono»

LA DENUNCIA di Mirco Loretoni, 36enne di Visso rimasto invalido dopo un incidente e che ha trovato un'occupazione grazie alla Croce rossa: «La maggior parte sono micro e piccole imprese, che non raggiungono il numero minimo di dipendenti oltre la quale si è obbligati ad assumere un appartenente alle categorie protette. Alcune lo fanno apposta»
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Mirco Loretoni al lavoro

 

di Monia Orazi

«In tanti il Primo maggio hanno parlato di lavoro, ma dell’inserimento lavorativo di noi disabili, non ha parlato nessuno. Allora lo faccio io, chiedendo alle istituzioni di riformare la legge 68 del 1999 sulle categorie protette, perché di fatto viene applicata molto poco. Persino ai centralini, dove dovremmo essere impiegati noi non vedenti, gli enti pubblici utilizzano il sintetizzatore vocale. Non basta la pensione, a tanti disabili serve uno stimolo, il sentirsi utili per avere un motivo ad alzarsi dal letto la mattina». A lanciare l’allarme sull’effettiva applicazione della legge sulle categorie protette, che obbliga enti ed aziende ad assumere un disabile con servizi di collocamento mirato, è Mirco Loretoni, 36enne di Visso, rimasto invalido a seguito di un incidente sul lavoro nel 2012, oggi al lavoro grazie ad un tirocinio formativo con la Cri.

«La legge è da rivedere, l’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro non è facile, né immediato. Le aziende spesso fanno orecchie da mercante, poi nelle Marche la maggior parte sono micro e piccole imprese, che non raggiungono il numero minimo di dipendenti, soglia oltre la quale si è obbligati ad assumere un appartenente alle categorie protette. Ci sono anche imprenditori che stipulano contratti utili a non raggiungere le quindici unità lavorative – spiega il giovane – in modo da non essere obbligati ad assumere. A volte per essere a posto assumo chi ha una percentuale di invalidità bassa e di fatto può svolgere la maggior parte delle mansioni previste. Sono temi di cui si parla troppo poco, che ho già affrontato con le associazioni di cui sono socio l’Uic (Unione italiana ciechi, ndr) e l’Anmic (associazione mutilati ed invalidi civili, ndr), inviando tramite loro lettere alle istituzioni. Non mi arrendo voglio andare avanti in questa battaglia».

Loretoni sottolinea l’importanza che riveste il lavoro anche per chi è disabile: «Oggi la tecnologia permette cose che solo qualche anno fa erano impensabili, i disabili sono una risorsa, non possono essere lasciati a casa, in balia della depressione, hanno bisogno di sentirsi parte della società, di avere un motivo per alzarsi la mattina. Conosco tante persone, anche chi ha una condizione peggiore della mia, che vorrebbe lavorare ma non riesce a trovare un impiego. Io mi metto nei panni degli imprenditori, capisco le loro difficoltà e credo che lo Stato debba prevedere incentivi seri, oltre agli sgravi fiscali già inseriti nella legge. E’ ridicolo il numero limite di 15 dipendenti per inserire al lavoro un disabile, nelle Marche con aziende così piccole le assunzioni per le categorie protette sono impossibili, è un numero da rivedere. Grazie allo smart working in tanti potrebbero lavorare, penso agli uffici informazioni, agli urp, tutti luoghi in cui si potrebbero assumere disabili, dando loro una prospettiva di lavoro e di vita. Mi auguro che questo mio appello sia raccolto dalle istituzioni e si avvii un serio percorso di riforma della legge».



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