«Unimc, occorre dare nuova forza
al classico modello di accoglienza
L’obiettivo è un protocollo sicurezza»

L'INTERVENTO di Carlo Alberto Graziani, giurista, docente universitario e già preside di Giurisprudenza a Macerata sul futuro dell'ateneo ai tempi del Covid
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Carlo Alberto Graziani

 

di Carlo Alberto Graziani*

Ho pensato molto in questo periodo all’Università di Macerata perché è stata e resta sempre la mia Università, dove ho insegnato per quasi trent’anni, dove ho trascorso momenti molto belli della mia vita e dalla quale ho ricevuto tanto: mi riferisco agli studenti, ai colleghi, al personale tecnico-amministrativo. Mi sono interrogato sul suo futuro, su cosa potrà succedere a causa di questa pandemia che non possiamo né dobbiamo pensare di superare invocando il ritorno alla situazione precedente. In questi mesi si è disvelata la fragilità del genere umano: questa fragilità impone un profondo ripensamento sull’insieme dei rapporti sociali e perciò anche sulle modalità di gestione e di organizzazione della vita universitaria. I problemi, che certamente investono tutte le università del pianeta, presentano aspetti di particolare gravità per quelle che, come nel caso dell’Università maceratese, hanno storicamente tra i loro punti di forza l’apertura al mondo, l’accoglienza e quel pendolarismo di docenti e di studenti che ha portato a Macerata sia esperienze di alto e a volte altissimo profilo culturale sia realtà di grande valore umano e sociale. Il rischio è che entri in crisi questo modello proprio perché fondato sulla mobilità delle persone, con conseguenze molto gravi anche per la città di Macerata della quale l’Università costituisce la realtà culturale più significativa e nello stesso tempo la dimensione economica più rilevante. Riflettendo su questo rischio ho tratto la convinzione che, anziché cercare altri modelli o comunque modificare il proprio, l’Università di Macerata dovrebbe dare nuova forza al modello di accoglienza che l’ha sempre caratterizzata facendo leva sul contrasto alla pandemia. A tal fine dovrebbe organizzarsi in maniera tale da garantire la massima sicurezza alla città, al personale, agli utenti attuali e a quelli potenziali: perciò sia a coloro che vivono e operano all’interno e all’esterno dell’ateneo sia a chi con essa ha già rapporti o potrebbe allacciarli. Ferma restando la necessaria applicazione delle norme generali di fonte statale, regionale e comunale (mascherine, distanze, assembramenti, ecc.), si tratterebbe di elaborare uno speciale e dettagliato “protocollo sicurezza”. Promuovendo tale protocollo – che oltretutto potrebbe diventare un esempio – l’Università di Macerata rafforzerà la sua capacità di attrazione e così non solo eviterà il rischio di una riduzione degli iscritti, ma anche garantirà e forse sarà in grado di superare quei 10.000 iscritti che le hanno permesso per la prima volta di uscire dal novero delle piccole università e di inserirsi tra quelle di media grandezza, con conseguente vantaggio economico per tutto il contesto territoriale.
L’attuazione richiederà – è bene precisarlo subito – un forte impegno da parte di tutti sulla base dei seguenti principi:
– autoresponsabilità e rispetto dei diritti;
– impegno ad affrontare in senso costruttivo l’attuale situazione di emergenza e a cogliere questa occasione per rafforzare il ruolo dell’Università di Macerata e per far crescere il valore della comunità;
– programmazione e partecipazione delle categorie interessate;
– rapidità del processo decisionale (perché sia funzionale alle iscrizioni già per il prossimo anno accademico);
– semplificazione delle procedure.
Il protocollo dovrebbe articolarsi attorno a due assi principali: la vita universitaria, i rapporti con il contesto.

Per quanto riguarda la vita universitaria spetta agli organi accademici introdurre principi e regole che costituiranno la parte fondamentale del protocollo sicurezza. So che il Rettore sta già operando in questa direzione e i risultati – ne sono certo – saranno importanti.
Mi limito perciò, con riferimento ai principi ora indicati, a sottolineare un aspetto metodologico che ritengo decisivo e a fare una proposta che riguarda gli studenti e che vuole esprimere quei senso di comunità che occorre oggi rafforzare nella vita universitaria.
Dal punto di vista metodologico è decisivo il coinvolgimento di tutti (docenti, personale tecnico-amministrativo, studenti): il coinvolgimento è operazione difficile e complessa, ma è condizione necessaria per dare concreta attuazione al principio di autoresponsabilità e, più in generale, per rendere efficace il protocollo sicurezza.
La proposta è quella di coinvolgere gli studenti nella costruzione di una comunità universitaria adeguata al momento attuale: a loro si offre sicurezza, a loro si chiede di contribuire a realizzare sicurezza. Si potrebbe ad esempio chiedere loro di autocandidarsi per svolgere il ruolo di “suggeritori volontari di pratiche di sicurezza”: un ruolo che farebbe leva sulla fantasia dei giovani e sulla loro capacità di affrontare con modalità innovative i problemi della vita reale.

Per quanto riguarda i rapporti con il contesto mi permetto di offrire alcune sintetiche indicazioni di carattere generale. E’ necessario innanzi tutto costituire un’apposita cabina di regia con l’amministrazione della Città di Macerata per concertare gli aspetti programmatici e gestionale relativi alla sicurezza e per coinvolgere la cittadinanza (associazioni e operatori singoli. Due gli obiettivi fondamentali. Il primo obiettivo è dato dal contributo specifico che l’amministrazione comunale può direttamente offrire, in particolare per quanto riguarda questi aspetti:
a) il reperimento dei locali necessari per permettere a tutti gli studenti di seguire le lezioni a seguito dell’inevitabile moltiplicazione dei corsi causata dalle norme sulle distanze che diminuiranno notevolmente la capienza attuale delle aule;
b) il coinvolgimento dei vigili urbani per il controllo delle norme di sicurezza fuori dei locali universitari: un controllo rigoroso, ma nello stesso tempo né rigido né burocratico, diretto soprattutto a sollecitare il senso di autoresponsabilità degli studenti;
c) Il coinvolgimento dell’Azienda Pluriservizi Macerata, APM, sia per le farmacie comunali per quanto subito accennerò sia per i trasporti urbani e per i parcheggi per risolvere i problemi di un’accresciuta e più complicata mobilità degli studenti e del personale docente e tecnico-amministrativo;
d) nell’attuale difficile situazione la presenza in città di servizi sanitari che alla tradizionale efficienza aggiungano un’offerta in grado di guardare alla specificità studentesca diventerebbe un elemento strategico per dare particolare forza al messaggio dell’Università: il Comune pertanto, direttamente con le sue farmacie, ma anche indirettamente con la sua autorevolezza e la sua capacità di orientare l’Ospedale e le farmacie private, potrebbe contribuire a tale risultato ponendo le basi per iniziative concrete a favore degli studenti (dall’assistenza domiciliare agli sconti per prodotti farmaceutici e soprattutto parafarmaceutici, da un apposito servizio informazioni ad accordi con la Croce Rossa e con la Croce Verde).
Il secondo obiettivo fondamentale della cabina di regia è di coinvolgere il contesto territoriale, in particolare per questi aspetti:
a) appartamenti e singole stanze in locazione agli studenti. Si potrebbero stipulare speciali convenzioni tra il Comune o l’Università e le agenzie immobiliari e i singoli proprietari allo scopo di incentivare la domanda degli studenti e delle loro famiglie fissando precisi criteri (sicurezza, prezzo calmierato, non più di uno studente per stanza, modalità di gestione delle parti comuni, carta dello studente);
b) librerie, bar, ristoranti, pizzerie, discoteche e altri servizi commerciali. Anche qui si dovrebbero stabilire speciali convenzioni: queste potrebbero prevedere, tra l’altro, l’organizzazione di iniziative in grado di sostenere in sicurezza la partecipazione degli studenti;
c) attività sportive. Si potrebbero promuovere accordi con il CUS e con le palestre cittadine per offrire agli studenti specifiche attività.
d) adeguamento del trasporto extraurbano e ferroviario. Il problema è particolarmente complesso, ma ciò non esime dalla necessità e dall’urgenza di affrontarlo in considerazione dell’uso massiccio di questo tipo di trasporto da parte degli studenti universitari;
e) attività in natura. Si potrebbero sviluppare due tipi di iniziative: dar vita, in particolare nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini in accordo con l’Ente parco e con le Case del Parco, un laboratorio multidisciplinare all’aperto in considerazione della rilevanza di quel territorio – oltretutto oggi in fase di rinascita dopo il sisma che lo ha devastato – sul piano non solo naturalistico, ma anche archeologico, artistico, antropologico, economico, politologico; sviluppare un programma di escursioni, nel Parco e altrove, in accordo con le associazioni delle guide professioniste. Si consideri in proposito che in natura l’applicazione delle norme di sicurezza si rivela più agevole. Nel segno e con la forza de “l’umanesimo che innova” l’Ateneo e la Città di Macerata possono offrire al mondo universitario italiano e all’Italia tutta il proprio contributo per affrontare e superare gli effetti devastanti della pandemia.

*Giurista, docente universitario, già ex europarlamentare e preside di Giurisprudenza a Unimc

 

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