Morto il pittore Guido Raparo:
«Papà, sei stato il mio eroe»

DOLORE per la scomparsa del 67enne, da tempo malato. Originario di Macerata, viveva a Urbisaglia. Il ricordo della figlia Silvia: «Hai dipinto un mondo a tua immagine, sarai sempre giovane e bello»
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Guido Raparo

 

di Francesca Marsili

Se n’ è andato combattendo la sua battaglia più difficile, quella contro la malattia. Guido Raparo si è spento stamattina, a 67 anni. Originario di Macerata, per oltre trent’anni anni dipendente del Comune di Tolentino come responsabile del verde pubblico, era anche pittore, musicista e scrittore. Viveva ad Urbisaglia. Una vita dedicata alla pittura, centinaia i quadri espressionisti carichi di emozioni, dipinti sin da quando era ragazzo e che hanno partecipato diverse mostre in tutto il territorio nazionale. Di lui, delle sue passioni e della sua fragilità legata alla malattia, Guido Raparo, aveva raccontato in una recente intervista attraverso la quale aveva voluto lanciare un appello alla sensibilità e alla coesione in rispetto dei tanti che come lui stavano combattendo per sopravvivere in questa epoca di Covi-19. Aveva raccontato di quanto gli mancassero i suoi pennelli e le corde della sua chitarra che a causa di due recenti malattie in poco meno di due anni, non aveva più potuto tenere in mano e di quanto temesse di lasciare troppo presto la sua famiglia.

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Guido Raparo insieme alla figlia Silvia

E’ con una struggente lettera che la sua unica figlia Silvia saluta suo papà Guido, ricordando quello che tanto in vita lo aveva appassionato: «Sto scrivendo seduta sulla poltrona di mio padre, con indosso una delle sue amate camice a scacchi – scrive Silvia -. Ha ancora il suo odore. Un profumo forte, pungente, misto a tabacco. Il silenzio attorno a me è assordante, nonostante dal suo stereo Joan Baez stia cantando “Blowing in the wind”… Mio padre se ne è andato stamattina, silenziosamente, senza svegliarci. Ci ha svegliato il rumore del suo bastone che cadeva a terra. Una persona che ha sempre comunicato al mondo recitando versi e pizzicando le corde di una chitarra. Un mondo che ha dipinto a sua immagine, come voleva lui, pieno di colori e disegni che a volte non riuscivo a capire perché da lui non sono riuscita ad ereditare quegli occhi. Oggi sarebbe dovuto andare a fare la visita pre-operatoria… eppure l’universo ha deciso cosi, ha preferito così… ha combattuto tanto, ma i pellerossa lo avvertono nel profumo del vento, nel colore del cielo, quando bisogna arrendersi. Ma non si è arreso senza averci prima lasciato qualcosa. E per lui oggi è stato un buon giorno per morire. Ha lasciato tanto, a tutti, parole e colori indelebili… non esiste persona che io abbia amato più profondamente di quanto abbia amato lui. Ho amato i libri pieni di quadri che mi faceva sfogliare, ogni suo racconto, ogni sua parola, ogni bacio e carezza. Oggi sfogliando il suo libro di poesie ne ho trovata una, “Imbarco”. Voglio regalarla al mondo, perché è così che lo immagino ora, con la sua chitarra in viaggio a scrutare l’orizzonte per vedere cosa lo sta aspettando. Ciao Papà, disegna i nuovi mondi che stai vivendo ora, e ricordati che sei il mio eroe e come tutti gli eroi, sarai sempre giovane e bello». Oltre alla figlia, Raparo lascia la moglie Marisa. I funerali, curati dalle onoranze funebri Riccardo Ramundo, saranno celebrati domani alle 15 nel cimitero di Urbisaglia muovendo dalla casa funeraria Rossetti di Tolentino.

Questa la poesia di Raparo: “Imbarco”: Scura è la notte, senza luna,/ l’onda si frange sulla spiaggia bruna. / Sulla sabbia, distesa, paziente aspetta, / un gruppo d’ombre, / gente che non ha fretta. / Volti senza espressione, stanchi, / menti senza pensieri, / sfiniti dai lunghi viaggi, / viaggi di giorni interi. / I piedi sanguinante, le membra tirate, il lacerato cuore, / trasmettono al cervello / un unico, silenzioso, grido di dolore. / Poi, dall’acqua nera / proviene  lento e inquietante / un rumore, sordo e cupo, / il motore di un natante. / Dall’ombra emerge lentamente, / di una barca la sagoma oscura, / si odono le voci / di gente che non ha paura.

 

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Guido Raparo con la moglie Marisa

 

«Un tumore mi ha tolto la pittura, io che ho combattuto per anni vi dico di stringere i denti: vinceremo»

 



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