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Battaglia vinta per 17 lavoratori:
«Arcale ha 15 giorni per pagare»

SISMA - L'Ispettorato del lavoro ha dato ragione alla Cgil sulla vertenza, avviata quasi tre anni fa, che riguardava alcuni operai della Gesti one. Le spettanze superano i 115mila euro. Se il consorzio non le liquiderà spetterà alla Regione. Taddei e De Luca: «E' stato accertato quello che abbiamo sempre sostenuto». Il 6 marzo udienza per il rinvio a giudizio di un'altra ditta coinvolta nelle vicende delle casette: la Europa srl
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Massimo De Luca e Daniel Taddei

 

di Mauro Giustozzi

Il Consorzio Arcale dovrà pagare entro la prossima settimana le spettanze dovute a 17 lavoratori della ditta Gesti One che hanno lavorato per la costruzione delle Sae. Se non lo farà toccherà alla Regione Marche liquidare le spettanze dovute. Canta vittoria la Cgil, anche se sono trascorsi quasi 3 anni dall’avvio della vertenza, tante battaglie combattute ed altre che il sindacato affronta per far rispettare legalità e sicurezza nei luoghi del lavoro, in particolare quelli del cratere sismico. La pronuncia del versamento di quanto richiesto dai lavoratori della Gesti One, 4 italiani e gli altri di nazionalità egiziana è arrivata a seguito della chiusura dell’accertamento richiesto dalla Regione Marche all’Ispettorato del Lavoro, in merito alla responsabilità in solido, per le spettanze di alcuni lavoratori delle sae.

L’elenco dei lavoratori e delle relative spettanze

«Sono ben note queste vicende che denunciamo da anni –ha esordito Daniel Taddei, il segretario provinciale Cgil – e che hanno portato all’accertamento di quello che noi abbiamo sempre sostenuto sull’utilizzo di lavoratori che non erano stati retribuiti per nulla o alcuni solo in parte. Senza considerare le irregolarità per la presenza di lavoratori in nero o per infortuni non denunciati sui luoghi di lavoro. E neppure con le mansioni previste dal contratto edile. Ebbene con il Consorzio Arcale è dal dicembre 2017 che abbiamo aperto questo contenzioso che ci ha visti duramente contrapposti, siamo stati oggetto come Cgil di campagne denigratorie a più riprese, ci è stato detto che Arcale nulla avrebbe dovuto a questi lavoratori. Invece, seppur dopo tanto, troppo tempo, le verifiche dell’Ispettorato del Lavoro ci hanno dato pienamente ragione. Con una lettera di fine gennaio l’Ispettorato intima ad Arcale di pagare entro quindici giorni le spettanze ai 17 lavoratori che ammontano a 115.796,27 euro che sono i compensi lordi della retribuzione ai quali vanno aggiunti oltre 74 mila euro di contribuzione non versata che l’Inps ha provveduto ad accreditare già per poi recuperare tale somma dall’azienda. Su queste cifre ci dovrà poi essere un riconoscimento delle voci presenti nel contratto degli edili in gran parte non applicato che farà lievitare del 23% le somme dovute ai lavoratori». Insomma un successo su tutta la linea quello del sindacato che ha anche come paracadute, in caso Arcale si rifiutasse di pagare i lavoratori, la responsabilità in solido della Regione che dovrà sostituirsi al Consorzio nel caso risultasse inadempiente. «Vedremo quello che accadrà la prossima settimana, alla scadenza – ribadisce Taddei – dei 15 giorni concessi per pagare. Certo è che staremo attenti a capire, se a pagare sarà la Regione, se Arcale ha già ricevuto dall’ente pubblico le somme relative ai lavori effettuati da questi dipendenti non pagati perché c’è il rischio di una beffa autentica, cioè pagare due volte per le opere delle sae. Seguiamo al contempo da vicino anche la vicenda di Europa srl, impresa che ha lavorato nelle sae, e che non si è conclusa a livello ispettivo. Sotto questo aspetto la Procura di Macerata è andata più veloce rispetto alla denuncia da noi effettuata ed il 6 marzo ci sarà l’udienza per il rinvio a giudizio di 3 imputati della ditta, due romeni e un italiano titolare dell’impresa. In questo caso i lavoratori interessati sono 23, di cui un paio italiani e gli altri tutti romeni».

L’altro tema forte su cui la Cgil prende posizione è quello legato alla burocrazia che strangolerebbe le aziende del territorio che operano in edilizia e nella ricostruzione. Il segretario della Fillea, Massimo De Luca, snocciola una serie di dati che danno una quadro diverso rispetto a quello fornito nei giorni scorsi dalla Confartigianato Macerata, Ascoli, Fermo. «Bisogna parlare con i numeri e dati precisi – ha detto De Luca – perché le aziende edili del maceratese sono le uniche che in Italia hanno dati in crescita. La Cassa Edile di Macerata cresce del 22% nelle ore lavorate rispetto alla massa salari, il più alto in Italia. Il Cedam, che è la cassa delle imprese artigiane, rileva un +12% sempre di ore lavorate su massa dei salari. Da ottobre 2018 a settembre 2019 non c’è alcun territorio che vede questi numeri. Non solo: le aziende dell’edilizia iscritte nel maceratese sono 801 ed erano meno di 400 al 23 agosto del 2016, con un incremento del 100%: di queste 467 sono a carattere industriale (il 60% delle quali della provincia) e 334 artigiane. Lamentarci che il settore ha grandi difficoltà col credito, poi, ha dell’incredibile: i tempi di pagamenti del primo sal (stato avanzamenti lavori, ndr) da parte delle banche in provincia di Macerata è di 37 giorni contro i 30 previsti dalla legge. I problemi sorgono sui sal finali per i quali si perdono fino a 7/8 mesi. Questo è vero. Ma perché i controlli del primo sal sono leggeri e quelli dell’ultimo più attenti. Sarebbe necessario un lavoro più progressivo che eviti questo».

Lo stesso De Luca sottolinea poi come congruità, settimanale di cantiere e budge elettronico siano le risposte più efficaci per controllare legalità e sicurezza nei cantieri edili della ricostruzione. «Dall’agosto del 2018 è legge la congruità per i progetti –ricorda l’esponente della Fillea- ma sapete quanti Durc per congruità sono stati richiesti alla Cassa Edile nelle Marche: 27. Ed abbiamo il 70% del territorio nel cratere sismico. In Umbria, col 7% di territorio nel cratere, ne sono stati rilasciati ben 40. Qualcosa non va, è chiaro. E, ad essere penalizzati sono soprattutto imprese e lavoratori che vogliono rispettare le regole ma che spesso si vedono scavalcati da chi invece di norme e leggi si fa spallucce». Chiusura con Daniel Taddei che conferma come la Cgil sarà sempre attenta e presente su questi temi. «Se dire meno burocrazia significa regole da violare e meno legalità e sicurezza in noi troveranno un muro –afferma-. Le associazioni datoriali, tutte, si sono lamentate ma nessuna ha preso iniziativa e lo stesso vale per gli ordini professionali. L’ultima chicca dell’illegalità sono i contratti di cessione del credito dall’impresa al lavoratore una cosa assolutamente fuorilegge ma che purtroppo viene proposta da qualche consulente nella nostra provincia. Non si possono violare le norme di legge che devono essere rispettate affinchè la ricostruzione parta come si deve con tutte le garanzie necessarie per imprese, lavoratori e proprietari delle abitazioni».

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