Sardine civitanovesi nel mirino degli hater:
«Odiati perché diamo fastidio
Domani puntiamo a essere mille»

POLITICA - Quattro dei fondatori del gruppo Marche che ha base a Civitanova raccontano delle minacce sui profili social e dell'appuntamento al Lido Cluana: «E' una data importante perché ci sono le votazioni in Emilia Romagna, farà da spartiacque. Parleremo di ambiente, lottizzazioni, consumo di suolo, disabilità e terremoto». Sull'idea di diventare un partito: «Ipotesi emersa più da fuori che da dentro il movimento»
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Una delegazione del gruppo delle sardine oggi durante l’intervista a Cronache Maceratesi. Da sinistra Cristiana Cecchetti, Giulia Gianfelici, Elisabetta Colantonio e Giorgio Mattiuzzo

 

di Laura Boccanera (foto di Federico De Marco)

Minacce sui profili personali delle “sardine” civitanovesi, «siamo odiati perché diamo fastidio». Stanno provando in questi giorni sulla propria pelle le bassezze degli “hater” di professione, sconosciuti che senza un motivo ben preciso prendono di mira il tuo profilo e iniziano a vomitare odio, rancore e volgarità. Le sardine sono nate proprio per questo: ripristinare, anche sul web, un linguaggio civile, che non trasudi gratuitamente violenza. E dall’Emilia Romagna anche nelle Marche l’intento è lo stesso. La base è a Civitanova.

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Giulia Gianfelici mostra i messaggi minatori ricevuti sul suo profilo Facebook

Giorgio Mattiuzzo, Costantino Turchi, Elisabetta Colantonio, Giulia Gianfelici, Cristiana Cecchetti e Fernanda Recchi (ex assessore comunale di centrodestra e già coordinatrice cittadina di Forza Italia) hanno storie, età, professioni e anche estrazioni politiche molto diverse, ma ad accomunarli c’è la voglia di scendere in piazza e dimostrare che un’alternativa al linguaggio e ai metodi leghisti c’è. E domani saranno anche al Lido Cluana di Civitanova, una piazza difficile per partecipazione (è nota la diffidenza e lo scarso entusiasmo dei civitanovesi per le manifestazioni, per lo stesso Matteo Salvini, nel 2018 nell’area portuale erano in circa 300). Incontriamo 4 dei fondatori, parlano quasi all’unisono, rispondono chi all’una, chi all’altra domanda. Hanno dai 20 agli over 60, sono impiegati, studenti, professionisti. L’obiettivo è quello di far capire un movimento che per molti ancora sembra strano e poco inquadrabile.

Cosa vi aspettate dalla manifestazione di domani? 

«Arriviamo stanchi, sono stati mesi di fuoco. Abbiamo fatto la piazza di Ancona, la prima nelle Marche del movimento regionale, poi Roma, Bologna. Abbiamo scelto il 26 gennaio Civitanova perché è una data importante. E’ il giorno delle votazioni in Emilia Romagna, sarà uno spartiacque anche per il movimento – esordisce Cristiana Cecchetti – Civitanova è una città complicata, ma le sfide ci piacciono. Per una città come Civitanova la soglia di soddisfazione sarebbe sulle mille persone, la media delle piazze con bacini di utenza come la nostra, al di sopra sarebbe meglio, al di sotto ci dispiacerebbe non essere riusciti a veicolare i contenuti che abbiamo scelto di proporre».

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Elisabetta Colantoni

E che temi proponete, che tipo di flash mob sarà?

«Questa è la fase due del movimento – prosegue Mattiuzzo – appena 2 mesi fa ho creato il gruppo, era nato sulla scia del movimento in Emilia Romagna, poi a livello locale abbiamo scoperto che c’era il bisogno e l’esigenza da parte delle persone di tornare in piazza e noi l’abbiamo intercettato. Nato come una forma di protesta, ora a livello locale abbiamo voluto  portare dei contenuti». «Parleremo di ambiente, e anche delle lottizzazioni e del consumo di suolo che si stanno attuando in questa città, ma anche di disabilità – continua la Cecchetti –  una parentesi importante sarà dedicata al terremoto, verranno due ragazzi di Camerino che ci racconteranno a 3 anni dal sisma com’è la situazione. Abbiamo voluto ricucire un dialogo che si era aperto con l’entroterra subito dopo il terremoto e congiungere oltre che la costa e l’interno anche due generazioni. Per questo oltre ai ragazzi ci sarà anche Venanzo Ronchetti, lo storico sindaco di Serravalle durante il terremoto del 1997. E poi ci sarà la musica, ragazzi e attivisti che hanno dei talenti e che li metteranno in mostra. E anche Dimitri Papiri, racconterà col suo modo e col suo tratto la piazza delle sardine».

Le sardine bolognesi sono nate durante la campagna elettorale rovente fra i candidati Stefano Bonaccini e Lucia Borgonzoni, quale risposta al comizio di Matteo Salvini, non c’è il rischio che, qualora vincesse Bonaccini in Emilia, il movimento possa sciogliersi con la stessa velocità col quale è nato?

«Da Mattia Santori c’è stata molta cautela su questo aspetto, ovvero su ciò che sarà il futuro. Sicuramente però a livello locale la base vuole andare avanti – sottolinea Giulia Gianfelici, 30 anni, pedagogista – se vince Bonaccini vorrà dire che come movimento di appoggio ad una certa visione della politica siamo serviti a qualcosa. Se invece perdesse, da parte dei gruppi locali c’è comunque voglia di andare avanti, non si torna indietro, perchè le sardine hanno dato il via ad un’esigenza di cambiamento, è il territorio che lo chiede. Questo a mio avviso ci differenzia da altri fenomeni movimentisti. Per questo che a livello locale, come al sud, i flash mob si sono legati a problematiche locali e così abbiamo fatto anche noi. Alla base c’è l’educabilità della politica. E’ brutto quando ci dicono che non proponiamo contenuti o che protestiamo contro l’opposizione. Noi protestiamo contro quei valori che l’opposizione rappresenta». «Siamo degli anticorpi ci hanno detto – prosegue Elisabetta, 20 anni studentessa di Scienze politiche – il merito è stato quello di risvegliare qualcosa che c’era e andava riportato in superficie. La protesta  in piazza è sempre esistita, ma abbiamo riscoperto anche il valore delle relazioni umane».

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Giorgio Mattiuzzo

Ma sareste pronti se domani le sardine chiedessero ai gruppi locali di costituirsi in partito?

«Questa prospettiva partitica è emersa più da fuori che non dentro il movimento – continua la Colantonio – io personalmente non sarei pronta, servirebbe un confronto con la base anche perché tra di noi c’è chi ha 16 anni e chi è in pensione, c’è chi ha militato nel centrodestra,  chi viene dal Pd, chi non vota da 10 anni, non so su quali basi si potrebbe creare un partito. E allo stesso tempo trovo strumentale chi dice che se fai parte di un partito non puoi anche essere una sardina. Non si può chiedere ad una sardina di essere fuori dalla vita partitica se si rispecchia nei principi presenti nella nostra carta valoriale, anzi lederebbe la mia libertà».

Ma secondo voi suscitate più paura o indifferenza?

«Se fossimo indifferenti non susciteremmo questo odio – commenta la Gianfelici – c’è gente che solo perché il mio nome compare fra gli amministratori del gruppo mi ha scritto in privato minacciandomi, offendendomi. E’ un tipo di atteggiamento frutto di un certo bullismo della politica. E’ come se attaccando un determinato comportamento attaccassimo Salvini e tutti coloro che si identificano in lui. Una signora che non conosco mi ha scritto di “guardarmi bene intorno il 26”, che se fossi stata sua figlia mi avrebbe preso a cinghiate». «E’ il tenore dei messaggi che arrivano anche a me – conclude Mattiuzzo – volgarità su volgarità, sessismo insulti, quest’odio va combattuto con un linguaggio differente».



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