Cornuti e mazziati,
il peccato originale del cratere troppo vasto e la montagna non tutelata

IL TERRITORIO colpito era già indebolito da una legge mai applicata e dalla scarsa valorizzazione delle eccellenze. Il sindaco di Castelsantangelo Falcucci è sollevato dopo la firma del protocollo d'intesa con l'architetto Boeri: «Abbiamo perso 15 mesi». Giudica invece irricevibile la proposta di Marzetti di trasformare Civitanova in provincia
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Castelsantangelo

di Ugo Bellesi

«L’Italia ha colpevolmente dimenticato questi centri dell’Appennino dove i giovani, naturalmente i migliori, sono in fuga». Lo ha dichiarato l’architetto Stefano Boeri quando a Castelsantangelo sul Nera ha firmato il protocollo d’intesa per la pianificazione relativa agli interventi di ricostruzione di quel territorio comunale. Si è trattato di una amara constatazione. Per la verità, come più volte ha ricordato il sindaco Mauro Falcucci, fin dal 1994 l’Italia ha approvato la legge sulla montagna che purtroppo è rimasta lettera morta perché non sono stati emanati i decreti attuativi. Perché dopo 25 anni non sono stati ancora emessi? Di chi la colpa? Si tratta infatti di una colpa ingiustificabile e dalle conseguenze incalcolabili.

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Il sindaco Mauro Falcucci e l’architetto Boeri

Il sindaco Falcucci, in una recente intervista, ha dichiarato: «Se quella legge avesse visto la sua piena applicazione, oggi non avremmo assistito inermi alla riduzione o alla chiusura di scuole, ospedali, servizi, emigrazione, perché la nostra Costituzione obbliga la salvaguardia e la tutela dei nostri territori, ivi comprese forme di sostegno economico per le popolazioni che vivono in montagna».
Ma, a parte il problema della mancata applicazione della legge sulla montagna, è naturale chiedersi: perché le istituzioni, come regione, provincia, comunità montana e tutti gli enti locali, hanno fatto così poco per tutelare questo territorio? Perché si è consentito che a poco a poco venisse “indebolito” e in qualche modo smantellato di tutti i servizi principali? Cosa avevano fatto di male gli abitanti di questa vastissima area? Era ed è ancora un territorio bellissimo non solo dal punto di vista paesaggistico, ma anche per la ricchezza delle acque purissime, per le qualità ambientali, per il clima saluberrimo, per il patrimonio culturale, per i suoi prodotti enogastronomici, per la sua storia millenaria. Ma è un territorio fragile e per questo merita maggiori attenzioni e la sua bellezza va preservata.
Tutte cose con cui non si mangia, potrà azzardare qualcuno. Ma non è così, perché con il turismo, con l’arte, con l’enogastronomia, con la cultura, con l’artigianato, con le “case vacanze”, con le case di riposo per anziani, con gli impianti di risalita d’estate e con le piste da sci d’inverno ci si guadagna e come! Basti pensare alle tante famiglie di stranieri le quali, appena hanno scoperto questo territorio, hanno subito pensato ad acquistare anche vecchi casolari per vivere qui da noi anche solo per le vacanze. Qualcuno vi ha trasferito la residenza perché con il computer si può lavorare anche lontano dalla propria patria. D’altra parte non c’è stato un periodo in cui le Marche venivano preferite alla Toscana?
Per anni la nostra regione ha avuto il privilegio di vantare la popolazione più longeva del nostro continente. Non si poteva sfruttare soltanto questo imput per invitare la gente di mezza Europa a venire a trascorrere qui da noi non solo le loro vacanze ma anche la loro pensione? Avendo anche la possibilità di soggiornare sia in montagna che in riva ad uno dei nostri laghi dalle acque purissime e pescose. Oppure nelle vicinanze di una delle due località termali della provincia. Ovviamente sarebbe stata necessaria una iniziativa privata un po’ più intraprendente ma l’iniziativa privata doveva avere il supporto delle istituzioni con tutte le agevolazioni possibili e immaginabili. Ma adesso non è più tempo di piangere sul latte versato. Tuttavia se ci fosse stato tutto questo oggi non ci troveremmo «con il lavoro che scarseggia, le attività produttive in crisi e la natalità che diminuisce con l’incremento dello scetticismo» come giustamente ha sottolineato l’arcivescovo di Camerino mons. Francesco Massara.

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Alcuni sindaci del cratere lo scorso giugno a Camerino

Come è ovvio, di giorno in giorno si fanno sempre più forti le preoccupazioni per la ripresa socio-economica del territorio sul quale incombe il fenomeno dello spopolamento. E l’un problema è conseguenza diretta dell’altro. Il sindaco Falcucci insiste sempre nel dire che ci sono varie concause come l’errore di “allargare il cosiddetto ‘cratere’, termine funesto e improprio per le nostre zone, a ben 138 Comuni…E questo è stato il ‘peccato originale’”. A tal proposito ricorda che nel Friuli, nel 1976 i Comuni furono differenziati in tre fasce: catastroficamente colpiti, gravemente colpiti e lievemente colpiti.
Adesso che ha firmato il protocollo d’intesa con l’architetto Stefano Boeri, il sindaco Falcucci è più sollevato sul futuro del suo Comune anche se si rammarica perché “abbiamo perso 15 mesi preziosi” ma pensa che per maggio 2020 sarà già disponibile la pianificazione per ricostruire Castelsantangelo. Però lo preoccupa la preparazione del piano di assetto idrogeologico relativo a sette regioni, perchè sicuramente avrà dei ritardi per cui è stato già chiesto uno stralcio per i Comuni di Visso, Ussita e Castelsantangelo. Altra preoccupazione la ricostruzione della frazione di Gualdo. Infatti una parte della stessa probabilmente dovrà essere delocalizzata in altra area.
Lo stesso sindaco Falcucci ha giudicato improponibile e assurda la proposta fatta dall’ex assessore comunale di Civitanova, Sergio Marzetti di «tagliare in due la provincia di Macerata, che è la più estesa delle Marche». Si avrebbero due province, una che fa capo a Macerata con tutto l’entroterra, e l’altra che avrà come capoluogo Civitanova, con circa 1.000 chilometri quadrati e 150.000 abitanti. In pratica il proponente ritiene che la divisione delle risorse finanziarie consentirebbe a Civitanova un adeguamento delle strutture viarie e di risolvere i problemi in campo ambientale, a livello di trasporti, infrastrutture, scuole.

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Sergio Marzetti ha proposto di dividere il territorio maceratese in due province

Peccato che, nella foga di presentare il suo progetto, Marzetti si sia lasciato sfuggire una frase che poteva risparmiarsi. E’ stato quando ha scritto che «Serve un’adeguata ed equa gestione delle risorse finanziarie, oggi prevalentemente orientate verso le zone colpite dal sisma». E ci mancherebbe che fosse il contrario. Infatti, mentre Civitanova ha bisogno di finanziamenti per potenziare le infrastrutture e quindi sostenere il commercio e l’industria, bisogna tener sempre presente che nell’alto maceratese si lotta per la sopravvivenza e alcuni centri rischiano di scomparire. E’ ovvio quindi che le maggiori attenzioni, in questi mesi, siano concentrate sulle zone colpite dal sisma. Sarebbe orribile il contrario. E questo non significa assolutamente che il presidente Pettinari stia “trascurando” la zona a valle della provincia. Ma sicuramente quelle considerazioni di Sergio Marzetti sono state come “frase dal sen fuggita” perché sappiamo bene quanto egli apprezzi i prodotti di eccellenza dell’alto maceratese e quanto stimi quei provetti artigiani della nostra gastronomia.
Con il “clima politico” che c’è a Roma, non è certo questo il momento per chiedere di creare nuove province. D’altra parte al governo c’è anche il ministro Delrio, promotore della legge che di fatto ha esautorato le province di quasi tutte le loro competenze (ad eccezione di strade e scuole). Il che significa che se si torna a parlare di province si farà di tutto per chiuderle definitivamente. In pratica sarebbe come chiedere di ricostituire il ducato di Camerino o addirittura di ripristinare nella nostra provincia le due antiche diocesi: quella di Camerino che fino al 1320 aveva il suo confine a Macerata (nel Castrum Maceratae) e quella di Fermo che possedeva il podium Sancti Juliani.
A parte queste facezie ci piace concludere sottolineando il fatto, molto positivo, che alla firma del protocollo per la redazione del piano attuativo della ricostruzione di Castelsantangelo sul Nera sia stato più volte sottolineato che si tratterà di un “modello interdisciplinare integrato e attento al coinvolgimento della popolazione durante la stesura del progetto”. Una cosa che purtroppo non è capitata molto spesso durante le vicende di questo terremoto. Ed infatti è di questi giorni la protesta del Coordinamento dei Comitati dei terremotati per non essere stati convocati all’ultima riunione svoltasi a Roma “riservata ai vice commissari regionali e ad alcuni sindaci” come si legge in un comunicato che conclude sottolineando che non è corretto «“in una riunione ristretta, decidere i contenuti delle ordinanze che rappresentano l’ultima possibilità di salvare il territorio. L’approvazione della legge ha lasciato in sospeso alcune questioni decisive ai fini della semplificazione di norme».

«Civitanova capoluogo», la provocazione di Marzetti

 

 



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