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«Non siamo crollati»
Marina e Renzo oggi sposi
tra sisma e voglia di vivere

MACERATA - La coppia di Tolentino, costretta dal sisma a vagabondare per la provincia, ha coronato il sogno d'amore dopo 22 anni di vita insieme e un figlio di 17 anni. Ha celebrato le nozze il sindaco Pezzanesi
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Renzo Marconi e Marina Ilgrande si scambiano gli anelli

 

di Giovanni De Franceschi

Galeotto fu un tiramisù. E’ stato proprio il classico dolce a far scoccare la scintilla e oggi, dopo 22 anni e con un figlio di 17, il loro sogno d’amore si è coronato. Renzo Marconi e Marina Ilgrande si sono spostati stamattina, con una cerimonia civile alla biblioteca Mozzi-Borgetti di Macerata. A suggellare il loro “sì”, il sindaco di Tolentino Giuseppe Pezzanesi. Quella di Renzo e Marina è una storia di speranza, di forza, di voglia di non arrendersi neanche quando tutto intorno sembra crollare. O meglio, forse una vera e proprio lezione di vita.

Renzo Marconi e Marina Ilgrande alla Mozzi-Borgetti

Lui 59 anni, magazziniere, lei 53. Fino al fatidico 30 ottobre 2016 vivevano a Tolentino, vicino al teatro Vaccaj, poi la “bestia” li ha cacciati dalla casa in cui vivevano, ha negato loro di portare a compimento il progetto di comprarne una e li ha costretti a vagabondare per la provincia. Ora vivono all’Hotel Claudiani di Macerata, «trattati come fossimo di famiglia», ci tengono a specificare i due novelli sposi. Ma il terremoto non è stata l’unica sfida che la vita ha presentato loro, forse neanche la più dura. «Ci siamo conosciuti quando consegnavo a domicilio prodotti surgelati – racconta Renzo – un giorno suonai al campanello di Marina per lasciarle un tiramisù. Le piacque talmente tanto che il giorno dopo gliene portai un altro. E da lì iniziò tutto. Avevamo entrambi storie fallite alle spalle e ci siamo trovati subito bene, forse proprio perché avevamo bisogno di trovare qualcuno con cui condividere passioni e progetti». Dopo quattro anni nacque Francesco, il figlio. Una gioia per mamma è papà. Solo che Renzo scoprì qualche tempo dopo di avere un tumore, contro cui ha lottato tenacemente e che ancora sta combattendo. La prima delle grandi sfide, un fulmine a squarciare il cielo. Passarono mesi e anni difficili. Fino al 30 ottobre 2016.

Il sindaco Giuseppe Pezzanesi officia la cerimonia

«Eravamo tutti e tre in casa – raccontano – ci siamo abbracciati stretti stretti sotto a un grande muro portante. Sono stati attimi in cui è come se tutta la vita ci fosse passata davanti. Da allora abbiamo cambiato otto posti e dall’anno scorso siamo al Claudiani. In realtà non ci sentiamo terremotati e preferiamo guardare il bicchiere mezzo pieno». Touché. L’intenzione di sposarsi già c’era, perché forte era la voglia di diventare una famiglia a tutti gli effetti. Ma è stato un’altra tempesta, ai primi di settembre, a far accelerare i tempi. «Ero in piazza Cesare Battisti – ricorda Marina – quando ho iniziato a sentire una gamba come se non appoggiava più bene per terra. Poi sono entrata da Quartino (il ristorante di Andrea Orazi in corso della Repubblica, loro grande amico nonché testimone di nozze) e ho detto ad Andrea che mi sentivo poco bene. Lui ha capito subito cosa stava succedendo e ha allertato il 118, è stato decisivo. Se avesse sottovalutato la situazione non so come sarebbe andata a finire». Marina infatti era stata colpita da un ictus e poco dopo è caduta in coma. I medici le avevano dato poche ore di vita. «E invece – dice il marito – appena ha riaperto gli occhi ha detto solo una parola: sposiamoci. Lì ho pianto». Oggi quasi tre mesi dopo è arrivato quel sì tanto atteso. «Ci tenevamo che a celebrare il matrimonio fosse proprio il sindaco Pezzanesi – specificano – per noi è stato come un angelo». Poi pranzo, ovviamente al Quartino, il ristorante «che ci ha accolto come figli». E per il futuro? «Siamo assegnatari di una delle case dell’Erap a Tolentino – spiega Renzo – speriamo di poter entrare per settembre dell’anno prossimo. A Marina la porto quasi ogni giorno a vedere i lavori che avanzano. Adesso tutte le nostre forze sono indirizzate a riprendere una vita normale a rientrare finalmente in una casa tutta nostra».

 

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