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«Stefano non è morto di droga,
ecco perché querelo Salvini
Mio fratello è stato offeso abbastanza»

MACERATA - Ilaria Cucchi e Fabio Anselmo al teatro Lauro Rossi hanno parlato della vicenda giudiziaria dopo la condanna per omicidio di due carabinieri, presentando il libro “Il coraggio e l’amore”. «Una battaglia di civiltà che ci ha devastato. La sua immagine con il volto tumefatto è una violenza a cui mia mamma è stata sottoposta per dieci anni. L’ex ministro vive in un mondo tutto suo»
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Il pubblico del Lauro Rossi

 

di Giovanni De Franceschi (Foto Fabio Falcioni)

«Adesso lasciatelo in pace: Stefano non è morto di droga». Un lungo applauso, l’abbraccio simbolico che il teatro Lauro Rossi ha riservato a Ilaria Cucchi e a Fabio Anselmo. Uno degli ultimi temi trattati dalla sorella del giovane morto nel 2009, vittima di un pestaggio da parte di due carabinieri (condannati in primo grado per omicidio preterintenzionale pochi giorni fa) è stato proprio quello che riguarda la memoria di Stefano. E in particolare la querela per diffamazione annunciata nei confronti del leader della Lega ed ex ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Ilaria Cucchi e Fabio Anselmo

Ilaria Cucchi e Fabio Anselmo oggi pomeriggio sono stati ospiti del festival “Sedendo e mirando” – organizzato da Regione, Amat e Salone del libro di Torino – per presentare il volume scritto a quattro mani “Il coraggio e l’amore. Giustizia per Stefano: la nostra battaglia per arrivare alla verità”. A dialogare con loro e a tessere la trama di quella che è stata la vicenda giudiziaria che ha segnato negli ultimi dieci anni il nostro Paese, il direttore di Radio 3 Marino Sinibaldi. «E’ un libro appassionante, commovente e incoraggiante – ha esordito Sinibaldi – non è solo cronaca giudiziaria, ma la storia di come i sentimenti sono riusciti a sconfiggere il potere. E per certi versi è anche un libro istruttivo: ci insegna come fare affinché non accada più una cosa simile». Ed è proprio dai sentimenti che è iniziato il racconto. «Con Stefano – ha ricordato la sorella – c’è stato un legame forte fin da bambini. Siamo cresciuti insieme, in una famiglia numerosa, unita e a volte anche troppo ingombrante. Lui è sempre stato quello più simpatico ed estroverso ed io quella più chiusa». Poi l’adolescenza, i problemi di droga di Stefano, i rapporti che si complicano senza che per questo venga mai meno l’amore reciproco. «Forse la cosa che non riuscirò mai a perdonare  – ha aggiunto Ilaria Cucchi – è che ad un certo punto qualcuno ha deciso che Stefano dovesse morire da solo. “Ila, ma tu sei felice?” la sua frase che mi mancherà sempre, insieme ai sorrisi, agli abbracci».

Ilaria Cucchi

Con la morte di Stefano, per la famiglia Cucchi è iniziata la battaglia. Una battaglia, la scalata di una montagna è stata definita da Anselmo, che ancora oggi sembra non essere finita, nonostante la sentenza della Corte d’assise di Roma. Le foto del volto e del corpo di Stefano tumefatti per le botte ricevute: questa la dichiarazione di guerra della famiglia Cucchi al sistema di potere che stava cercando di raccontare un’altra storia. «E’ stato terribile mettersi in piazza e metterci la faccia – ha sottolineato Ilaria Cucchi – ha impedito ad una famiglia di elaborare il lutto nella propria intimità. Quell’immagine di Stefano è una violenza a cui mia madre è stata sottoposta per 10 anni». Quella di fare le foto al corpo di Stefano e pubblicarle è stata un’idea dell’avvocato Anselmo, già legale della famiglia Aldrovandi. «La macchina della mistificazione e della menzogna – ha raccontato Anselmo – si è messa in moto fin da subito ed era fondamentale disinnescare la varie trappole. A pochi giorni dalla morte di Stefano al comando dei carabinieri era già scritta la causa del decesso, e questo è un aspetto che fa paura tuttora». Il processo sui depistaggi (il terzo filone del caso Cucchi, dopo quello sulle responsabilità dei medici, le cui accuse sono cadute in prescrizione dopo diversi rinvii tra Corte d’appello e Cassazione e quello che ha portato alla condanna dei due carabinieri per omicidio) prenderà il via il 16 dicembre.

Fabio Anselmo

«Una guerra, un risiko, con retroscena che ancora devono essere raccontati e che lo saranno a tempo debito», ha aggiunto Anselmo. «Dobbiamo riflettere – ha aggiunto Ilaria Cucchi – sul fatto che questi sono sacrifici troppo grandi che si chiedono alle famiglie. E’ inaccettabile che ci si debba sostituire allo Stato. Sono stati anni che ci hanno devastato, mia figlia mi vedeva in tv e mi chiamava “Mamma Cucchi”». Piano piano il muro di omertà e falsità ha iniziato a sgretolarsi, fino alla sentenza e al baciamano di un maresciallo dei carabinieri a Ilaria Cucchi. «Quel baciamano – ha sottolineato lei – è stato un momento che racchiude un po’ tutto il senso di questa battaglia, che prima di tutto è stata una battaglia di civiltà. Lo sguardo di quel maresciallo diceva proprio questo: se avessimo perso, non avrebbe perso solo la famiglia Cucchi, ma tutti. Perché le tante persone che indossano la divisa non possono essere accostate a quei due carabinieri condannati per l’omicidio di mio fratello». Battaglia che appunto sembra ancora non essere finita. Non solo dal punto di vista giudiziario, ma soprattutto da quello culturale. Da qui la domanda di Sinibaldi sulla querela annunciata nei confronti di Salvini che proprio dopo la sentenza aveva detto: «Questa storia dimostra come la droga faccia male». «La querela è per mio fratello – ha concluso Ilaria Cucchi – perché è stato offeso abbastanza e non può più difendersi. Per i miei genitori, che in questi dieci anni hanno sofferto molto. E poi per tutti i cittadini che non possono essere preda di personalità pericolose che istigano all’odio. Un ex ministro, non un passante al bar, che subito dopo una sentenza di condanna per omicidio torna a parlare di droga, come se io in questi anni fossi andata in giro a dire che la droga fa bene. No, Stefano non è morto di droga. Quella sarebbe dovuta essere una vittoria di tutti e invece lui, l’ex ministro, continua a vivere in un mondo tutto suo».

Marino Sinibaldi, Ilaria Cucchi e Fabio Anselmo

Il sindaco Romano Carancini (che alla fine ha consegnato un omaggio a Ilaria Cucchi) e Gilberto Santini, direttore dell’Amat

Silvio Viale, presidente dell’associazione “Torino, città del libro” e Gilberto Santini

La prof Natascia Mattucci e Gilberto Santini

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