Addio alla professoressa Toni,
storica dell’arte e benefattrice

MACERATA - Si è spenta nella sua abitazione di via Valadier a 85 anni. Moglie del compianto vice prefetto Elverio Maurizi, era figura di spicco del mondo culturale cittadino. Importante il suo contributo alla nascita e alla realizzazione del seminario internazionale Redemptoris Mater
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Anna Caterina Toni

 

di Maurizio Verdenelli

Ci furono lunghi anni nel decennio a cavallo tra il ’70 e l’80 in cui un ticket di appassionati storici dell’arte contribuì a valorizzare e lanciare Macerata allora a pieno titolo “Atene delle Marche”, al centro di un fermento culturale ed artistico, che era culminato nel Futurismo dei capostipite del gruppo Akrà Boccioni in contatto con Tommaso Marinetti: Monachesi, Pannaggi, Bravi, Crali, Tulli, Mannucci, Peschi, Pirrone dei quali co-eredi sono ora Trubbiani, Iacomucci, Craia, ed altri ancora a quella scia, giovane allievo del “Tarlo” Umberto Peschi, appartiene Dante Ferretti, 3 premi Oscar e il critico Villa. Un periodo d’oro, nel quale pendant prezioso ed insieme cornice fu il talento fotografico di Carlo Balelli e la “storica Brigata degli Amici dell’arte”. Quell’impareggiabile ticket, con cui collaborava Silvio Craia, allora presidente di Pinacoteca e musei cittadini, rispondeva a due nomi: Elverio Maurizi, viceprefetto ed Anna Caterina Toni, docente universitaria di Unimc. Marito e moglie (lei di Grottammare, il fratello tuttora vive a San Benedetto) compagni di vita e di studi appassionati, co-autori di libri fondamentali sulla storia dell’arte e di ricerca su quella, particolarmente importante che si era “celebrata” nel capoluogo di provincia marchigiano. Elverio morì stroncato da un infarto fulminante una sera dell’85 mentre stava coricandosi per la notte. Una scomparsa mai del tutto rielaborata dalla moglie, trovata esanime per un improvviso arresto cardiocircolatorio l’altra sera vicino al letto nuziale che mai aveva abbandonato. Così, a dodici ore di distanza dalla fine, è stata trovata nella sua abitazione in via Valadier, Anna Caterina Toni. A fare la tristissima scoperta, dopo che la colf aveva più volte ed inutilmente suonato alla porta la mattina dopo, sono stati i vigili del fuoco e uno dei responsabili della comunità ecclesiale di San Francesco, cui la 85enne Anna Caterina aveva affidato le chiavi di casa “per ogni evenienza”.

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La chiesa di San Francesco

La professoressa Toni, da molti anni in congedo dalla cattedra di Storia dell’Arte, aveva iniziato sin dall’82 il proprio percorso di approfondimento cristiano partecipando al primo Cammino neocatecumenale della “sua” parrocchia di San Francesco. Elverio e lei non avevano avuto figli e «noi eravamo la sua famiglia» dicono ora i confratelli che vegliano la salma composta all’obitorio dell’ospedale di Macerata. Dov’è stata trasportata in attesa del rito funebre che verrà celebrato domani mattina (dalle 9,30) da sacerdoti e diaconi di San Francesco per l’ultimo saluto ad una «persona riservata e straordinariamente buona ed accogliente». Dicono ancora di lei al Cammino neocatecumenale: «La professoressa era un esempio per tutti. Un’eccezionale benefattrice: tante le adozioni a distanza. Aveva inoltre per anni curato da”madre” e con risorse economiche personali, gli studi fino alla laurea di una giovane la cui famiglia, in stato disagiato, non poteva permettere alla figlia la continuazione del percorso scolastico ed universitario. Chi andava da lei, era certo di ricevere aiuto e conforto, pure e sopratutto il beneficio di un dialogo costruttivo e stimolante». Di assoluto rilievo, poi, il contributo della professoressa Toni alla nascita e alla realizzazione del seminario internazionale Redemptoris Mater, la cui prima pietra era stata posta e benedetta da San Giovanni Paolo II, nel giugno del 93, presente il vescovo Carboni, eroico artefice dell’iniziativa. I cui benefici ora tanto proficuamente si rivelano nelle chiese marchigiane. Anna Caterina, dopo la morte dell’amatissimo marito, aveva continuato ancora per alcuni anni quella ricerca e quegli studi interrotti a metà. Poi aveva compreso che attorno a lei andava crescendo sempre più un’umanità dolente. Così aveva chiuso il Gran Libro della Storia che aveva segnato e formato fino ad allora la sua esistenza, per dedicarsi agli Ultimi. Aveva deciso allora di continuare su quella strada l’impegno comune preso con Elverio, un benemerito vice prefetto da tanti rimpianto per il tratto umano e generoso, non solo verso i giovani pittori ai quali non faceva mancare la propria prestigiosa recensione, “viatico” indispensabile per il prosieguo di carriere non sempre certe. Sapeva, il dottor Maurizi, della propria importanza, pressoché unica e dunque fondamentale in tempi in cui la ricerca artistica era tenuta in gran nome a Macerata e nelle Marche. Mi disse una volta a proposito di quel ruolo di critico: «Ora ci sono io, ma quando non ci sarò chi e che resterà?…Si, certo c’è la grande Caterina ma questa città inghiotte e digerisce tutto senza soste». Lo guardai stupito. Eravamo in Prefettura nel suo ufficio dove riceveva tutti con un sorriso. Dalla scrivania di viceprefetto appariva un uomo ancora giovane e pieno di forze. La sua premonizione di morte non era tuttavia senza un senso: dopo qualche settimane morì. E l’altra notte, dopo un lungo silenzio e alla stessa maniera, l’ha raggiunto Anna Caterina. Con loro un pezzo importante, forse l’ultimo di quella che fu l’ “Atene delle Marche”, e’ scomparso per sempre.



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