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Addio a Danilo Iacovoni,
giudice impeccabile
e scrittore lungimirante

LUTTO- Aveva 91 anni e nel 1952 fu a soli 23 anni il magistrato più giovane d’Italia. Nato a Fiastra, ha vissuto sempre a San Benedetto. Magistrato preparatissimo e ricco di umanità, un gentile signore nella vita
martedì 9 Luglio 2019 - Ore 17:34 - caricamento letture
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Danilo Iacovoni, con la toga rossa e gli occhiali scuri, durante una cerimonia

di Epifanio Pierantozzi
E’ morto a San Benedetto, all’età di 91 anni, il giudice Danilo Iavoconi. Un nome che dirà poco alle nuove generazioni di magistrati e avvocati, ma che è stato un punto di riferimento nella seconda metà del ‘900 per quanti hanno frequentato le aule dei Tribunali e… le librerie. Su sua precisa volontà, Danilo Iacovoni ha disposto di far portare a conoscenza del suo decesso solo dopo le esequie avvenute a Forca di Valle, frazione di Isola del Gran Sasso (Teramo) dove c’è la cappella di famiglia.  
Eccone un breve ricordo. Danilo Iacovoni era nato a Fiastra (Macerata) il 31 ottobre 1928, padre di Antonella e Giovanna e marito di Amalia Piccari, si è spento la mattina di lunedì 8 luglio a seguito di una lunga malattia. 

MAGISTRATO – L’ingresso in magistratura (nomina dell’11 agosto 1952), alla giovane età di 23 anni gli vale l’attribuzione del titolo di magistrato più giovane d’Italia. Dopo un periodo di attività nella Pretura di Montorio al Vomano (Teramo), si trasferisce con la qualifica di pretore capo il 22 novembre 1969 nella Pretura di San Benedetto del Tronto. Il 16 giugno 1960 viene nominato magistrato di Corte d’appello per valutazione favorevole a decorrere dall’11 agosto 1968. Con delibera del 29 marzo 1977 il Consiglio Superiore della Magistratura lo nomina magistrato di cassazione per valutazione favorevole a decorrere dall’11 agosto 1975. Con delibera del 13 marzo 1985 gli vengono conferite le funzioni di consigliere nella Corte di Appello di Ancona. Una volta in pensione, fino ai 70 anni è stato presidente di sezione di Commissione Tributaria.

LETTERATO LUNGIMIRANTE – Uomo di diritto, si diceva, ma anche scrittore. Si ricordano i due romanzi: “La smania del primo Ufficio” e “La caduta dell’Europa Occidentale (Italia 2131)”. Nella “Smania del primo Ufficio si colgono i segni premonitori di quella che oggi sembra essere diventata una piaga dell’istituzione della magistratura, in seno alla quale la politicizzazione e lo svilimento del ruolo “super partes” e di neutralità sono assurte a caratteristiche fisiologiche dell’esercizio della funzione giurisdizionale. Anche nel secondo libro ” La caduta dell’Europa Occidentale”, pur nel diverso contesto storico-politico rispetto alla “Smania del primo Ufficio”, lo scrittore-giudice mostra una certa lungimiranza nel descrivere una Europa sonnecchiosa pronta a genuflettersi al dilagare della cultura islamica, complice della sottomissione ed estinzione della propria cultura, arte, storia e valori ad opera di una religione.  

TRA LEGGE E SOGNOUn uomo perennemente in bilico  tra due mondi. E’ una strana caratteristica per un giudice quella di essere al contempo sia un analitico uomo di legge che un appassionato sognatore, eppure entrambe queste caratteristiche coesistevano in capo ad una singola persona: Danilo Iacovoni. Non è facile mantenere un equilibrio  stabile tra due aspetti così diversi della propria personalità se non si è dotati di quell’unica e indispensabile caratteristica che tutti i sognatori hanno: la fantasia.  E’ qualcosa di sconvolgente e affascinante per il sognatore notare che la sua fantasia è superata dalla realtà, ecco perché lo studio della storia per Danilo non rappresentava una fredda schematizzazione delle cose, ma un’attenta analisi  di questo fenomeno incredibile. 

Lo storico e l’uomo di legge usano linguaggi ben precisi per spiegare o provare ad anticipare questo fenomeno  in un eterna lotta tra mezzo e realtà, lotta che viene persa il più delle volte. Tuttavia certi uomini non vanno visti come gli ottusi ingenui che non sono, ma come quei sensibili esploratori della realtà che si accorgono che nelle cose c’è molto più di quel che sembra. Danilo Iacovoni era tra questi, era tra coloro che percepiscono che le cose sono molte più bizzarre della loro stessa fantasia  e che spesso mancano di senso proprio laddove dovrebbero averne di più. 

L’umiltà degli uomini di pensiero nasce proprio dalla costante percezione di incompletezza tipica di chi si accorge che, spesso, la stravaganza delle cose ne segnala la trascendenza. Un uomo tra due mondi, Danilo Iacovoni, perchè sempre spinto dai suoi studi alle porte di una realtà più incredibile di qualsiasi racconto. L’eredità che ci lascia  il giudice-scrittore aiuta a superare l’angoscia per la sua scomparsa perché l’insegnamento più grande che possiamo ricevere da lui e da tutti i sognatori  è la speranza che ci sia un altrove dove ritrovarci; un’altra parte dove fantasia e realtà sono il medesimo fenomeno. 



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