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Appalto per il centro servizi di Fabriano,
l’Asur chiede un risarcimento
da 20 milioni di euro

ANCONA - Questo il risarcimento chiesto in udienza preliminare dall'azienda sanitaria a sei indagati coinvolti nell'inchiesta nata da una serie di presunti illeciti emersi durante la fase esecutiva dell'appalto per il Csu, vinto dalla società romana Medilife. Piero Ciccarelli e Alberto Carelli, ex dirigenti dell'azienda sanitaria, rischiano il processo: hanno chiesto l'abbreviato
mercoledì 12 Giugno 2019 - Ore 10:28 - caricamento letture
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Piero Ciccarelli

 

Presunti scambi di favori tra gli ex vertici Asur e Medilife Spa: l’azienda sanitaria presenta un conto da 20 milioni di euro. Questa la cifra richiesta dall’Asur durante l’udienza preliminare dell’inchiesta che mira a fare chiarezza sulla fase esecutiva dell’appalto legato alla realizzazione del Centro servizi unificato di Fabriano, vinto dalla società romana Medilife Spa. Ieri mattina, in aula, l’Asur ha chiesto di essere parte civile al procedimento contro sei degli otto indagati che rischiano di finire a processo. Si tratta di Alberto Carelli (ex direttore amministrativo dell’Asur), Piero Ciccarelli (ex numero uno dell’azienda sanitaria), Massimiliano Picardi (legale rappresentante della Medilife), Roberto Dotti (dirigente Medilife), Alberto Lanari e Gabriele Neri. Questi ultimi due, all’epoca dei fatti (2010-2015), erano i membri della commissione di collaudo dell’appalto del Centro servizi. Chiudono il cerchio degli indagati Medilife, chiamata in causa in quanto società, e Massimo Passeri, legale rappresentante della Tipoxtil Srl, ditta che sarebbe connessa alla Medilife ma che ha una posizione marginale in tutta l’inchiesta. Oltre alla costituzione di parte civile, poco è stato deciso in udienza. Ciccarelli e Carelli hanno espresso la volontà di procedere con il rito abbreviato. Il procedimento è stato aggiornato al 10 ottobre. Inizialmente, l’inchiesta aveva riguardato oltre dieci indagati, tra cui esponenti della politica.

Il pm Ruggiero Dicuonzo

Ora, nel capo d’imputazione compaiono otto indagati e reati come la truffa, corruzione, falso ideologico e illeciti inerenti alla legge per il finanziamento dei partiti politici. Sono reati contestati a vario titolo. Nel mirino della procura sono anche finiti dei volantini stampati (gli inquirenti sostengono da Medilife) per la campagna elettorale della lista Marche 2020, in riferimento alle elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale avvenuto nel 2015. Sotto la lente degli inquirenti, anche un fondo di circa 18mila euro devoluto al Partito Democratico. Per quanto riguarda l’esecuzione dell’appalto del Centro servizi, gli inquirenti sostengono che siano stati posti in essere una serie di illeciti per occultare l’inadempimento del contratto stretto con la Medilife. In sostanza – ipotizzano i pm Dicuonzo e Laurino – la conformità del servizio sarebbe stata falsamente attestata poichè non erano stati rispettati i principi proposti dal bando di gara, valevole 5 anni e del valore di 12,5 milioni di euro. Secondo le accuse, questo avrebbe comportato uno scambio di favori tra la Medilife e i vertici Asur:  Ciccarelli, ad esempio, avrebbe usufruito di un autista messo a disposizione da Medilife. La procura sostiene invece che Picardi abbia ricevuto un bonus mensile da 7mila euro per il servizio appaltato. L’inchiesta arrivata in udienza preliminare parte da un’indagine in cui tre persone erano finite sotto processo per turbativa d’asta e poi assolte nel giugno 2016. Le accuse riguardavano la predisposizione del bando di gara, secondo la procura formulato ad hoc per farlo vincere alla Medilife,  per la realizzazione del Centro servizi di Fabriano.

L’avvocato Gianfranco Formica

«L’appalto in questione risale a ben prima che il dottor Ciccarelli fosse chiamato a dirigere l’Asur e senza entrare nel merito delle accuse ora mosse ad alcuni imputati circa la sua ipotetica fraudolenta attuazione, ci preme sottolineare come al suddetto Ciccarelli, da noi assistito – dicono gli avvocati Gianfranco e Manuel Formica -, si rimprovera solo di aver consentito alla ditta appaltatrice, nel maggio 2013, contrariamente a quanto asseritamente imposto dalle norme in materia di spending review, una ulteriore riduzione solo dell’1% anziché di altro 5% del relativo prezzo di appalto, come invece preteso l’anno precedente, con un conseguente danno di 7.466 euro mensili a carico dell’Asur. Il tutto in cambio della messa a sua disposizione di una unità operativa con la mansione di collaboratore-autista. Una accusa questa – ripetesi, la sola definitivamente contestata a Ciccarelli – certamente grave, che però questi respinge fermamente e dalla quale ritiene di potersi senz’altro difendere con successo, tanto che è stata da lui già formalizzata richiesta di essere giudicato, alla prossima udienza, allo stato degli atti».

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