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«Nessuna circonvenzione alla zia,
sentenza che lascia increduli:
presenteremo appello»

MOGLIANO - I legali di Enrico Ginobili e Graziella Astolfi intervengono dopo la condanna a 1 anno e 4 mesi dei loro assistiti. «Non c'è stata appropriazione di denaro, sono persone oneste e specchiate. La deficienza psichica non c'è, veniva ipotizzata in base a una consulenza meramente ipotetica dell'accusa»
sabato 8 Giugno 2019 - Ore 16:18 - caricamento letture
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Condannati per circonvenzione della zia, i difensori: «persone oneste e di specchiata moralità, nessuna appropriazione di denaro. La procura ha sostenuto ci fosse una demenza psichica non su una perizia specifica sulla persona e il contesto ma su una consulenza probabilistica. Faremo appello, siamo convinti dell’innocenza dei nostri assistiti e di averne dato prova al processo». Così gli avvocati Andrea Tassi e Francesco Gradozzi che assistono Enrico Ginobili e Graziella Astolfi, entrambi residenti a Mogliano, condannati ieri a 1 anno e 4 mesi al tribunale di Macerata. Una «sentenza che ha lasciato increduli gli imputati e contro la quale verrà proposto appello» dicono i legali che spiegano che Ginobili e Astolfi sono i nipoti della donna che nel 2012 (anno in cui è poi morta) sarebbe stata circonvenuta, a detta dell’accusa.

«Quest’ultima non era assolutamente affetta da deficienza psichica, condizione neanche riferita dai querelanti (altri parenti dell’anziana), ma ipotizzata solamente a seguito di una consulenza redatta per conto della Procura (consulenza che si è espressa in termini meramente ipotetici senza valutare le risultanze degli atti da cui emergevano chiari elementi circa le condizioni di normalità psichica della signora Petrelli). Condizioni di normalità riferite, peraltro, dai numerosi testimoni ascoltati nel corso del processo e confermate dal consulente della difesa Pierluigi Pianesi nella propria consulenza». Ancora, aggiungono i difensori, a differenza di quanto viene contestato dall’accusa, «non corrisponde al vero che i signori Ginobili e Astolfi avrebbero indotto la propria zia a compiere atti di disposizione patrimoniale a loro favore, ma – al contrario – è stato dimostrato come le somme dagli stessi percepite siano state volontariamente corrisposte dalla signora con la consapevole intenzione di ricompensare gli unici nipoti che di lei si prendevano cura. Nonostante ciò, il Tribunale di Macerata ha ritenuto di dare credito all’accusa, condannando due onesti cittadini». Una sentenza, quella di ieri che è stata presa con «profonda amarezza» dai due imputati «anche in considerazione della stima e dell’ottima reputazione di cui gli stessi godono da sempre nel piccolo centro di Mogliano, dove tutti ne riconoscono la specchiata moralità e l’altruismo che hanno dimostrato anche nei confronti dell’anziana zia della quale, finché è stata in vita, gli altri nipoti non si sono mai presi cura con altrettanta dedizione».

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