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«Novantenne con una costola rotta,
per una visita urgente c’era solo Urbino:
costretti ad andare a pagamento»

TOLENTINO - A segnalare la situazione la figlia di una anziana malata di Alzheimer. Alla fine ha scelto di pagare per far svolgere una radiografia alla madre, che è stata eseguita a casa da una azienda privata (che ha consentito di ridurre il costo del trasporto)
giovedì 6 Giugno 2019 - Ore 09:05 - caricamento letture
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Claudia Parigiani

 

di Francesca Marsili

«Se non fossimo ricorse ad una prestazione a pagamento, mia madre a 90 anni, affetta da Alzheimer e con una costola rotta, avrebbe dovuto affrontare in auto, per un esame diagnostico urgente, un viaggio di 340 chilometri da Tolentino fino ad Urbino e ritorno». E’ lo sfogo di Claudia Parigiani, tolentinate, che racconta quello che è successo alla madre, Uga Ramadori. L’anziana doveva sottoporsi ad una radiografia urgente del bacino e delle anche. «Il 30 aprile, la notte, mia madre è caduta accidentalmente in casa – racconta Parigiani – Accompagnata al pronto soccorso di Macerata, dopo essere stata sottoposta a visita, radiografie e visita ortopedica, è stata dimessa con la diagnosi di frattura costale e contusione dell’anca destra. Nel referto consegnatoci, oltre alla terapia domiciliare, alla voce: “controlli da eseguire”, era riportata la dicitura: “In caso di comparsa di nuovi dolori in particolare alle anche, utile ripetere radiografia a distanza di tempo”. Venticinque giorni dopo mia madre ha iniziato a sentire dei dolori alle anche, sempre più intensi. Come suggerito per questa eventualità dal medico del pronto soccorso, il 27 maggio mi sono attivata per farle ripetere la radiografia del bacino mediante impegnativa del suo medico di base». Un esame che doveva essere effettuato «con priorità “urgente”, entro 72 ore. Per esami urgenti la prenotazione non può essere effettuata tramite il numero telefonico unico del Cup regionale Marche, ma recandosi direttamente al reparto di riferimento» dice ancora Parigiani. La donna è andata all’ospedale di Tolentino e «con grande stupore scopro che qui gli esami urgenti non vengono eseguiti. Ho deciso di andare a San Severino ma lì mi hanno detto che non c’era posto per una prestazione urgente. L’addetta però, collegandosi al terminale, mi ha comunicato che il primo posto utile per effettuare la prestazione sarebbe stato dopo due giorni all’ospedale di Urbino: 170 chilometri di distanza, un viaggio decisamente improponibile per una malata di Alzheimer dolorante al costato ed al bacino. Inoltre sono venuta a sapere che nonostante l’età e le condizioni di mia madre il suo caso non rientra in quelli per cui la Regione riconosce il diritto ad un trasporto con ambulanza». Se avesse prenotato il viaggio con l’ambulanza il trasporto «mi sarebbe costato 280 euro» continua Parigiani. Alla fine ha chiesto all’addetta quali fossero i tempi per fare l’esame a pagamento: «Mi ha risposto che c’era posto per il giorno dopo a Macerata, al costo di 105 euro. A denti stretti accetto e prenoto la prestazione a pagamento. Uscendo dall’ospedale di San Severino, incontro casualmente un’amica cui lamento l’accaduto: lei mi parla della possibilità, già utilizzata in precedenza, di avere attraverso un’azienda privata il servizio di radiografia a domicilio, ovviando così al notevole costo del trasporto con ambulanza privata, ottenendo così la prestazione in tempi velocissimi e anche ad un costo decisamente inferiore. Per mia mamma ho dovuto quindi necessariamente scegliere un servizio privato, essendo lei un’anziana molto fragile e soprattutto che percepisce solo 700 euro di pensione al mese». «Mi chiedo se questo barcamenarsi da un ospedale all’altro della provincia – continua Parigiani -, questi calcoli economici continui su cosa convenga di più fare, possa definirsi assistenza. Mi chiedo se non convenga fare come molti che aggirano il problema degli esami a cui vengono dati tempi biblici, presentandosi nei già saturi pronti soccorso e soprattutto mi chiedo che fine stia facendo la sanità pubblica che sembra spingere verso il privato perché snellire le liste d’attesa spalmando gli utenti in lungo ed in largo per le Marche non è certamente la soluzione, almeno per noi pazienti».

La ricevuta per la prestazione privata

La ricevuta per la prestazione a pagamento del sistema sanitario



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