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Castelluccio di Norcia – Colmurano:
quando la terra non ha confini

GEMELLAGGIO - Domenica scorsa la “Pro Loco” umbra ha accolto e ospitato la Società Operaia
sabato 11 Maggio 2019 - Ore 11:44 - caricamento letture
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L’incontro a Castelluccio

Umbria e Marche: due regioni colpite duramente dai violenti terremoti del 2016.
Castelluccio di Norcia ha subito gravissimi danni e crolli parziali o totali di alcuni edifici, mentre a Colmurano, sono stati in molti a dover lasciare le loro abitazioni. Eppure, nonostante la distanza che li separa, Castelluccio e Colmurano sono strettamente uniti da profondi e indissolubili legami.
Nel 2017 la Società Operaia di Colmurano, sapendo delle difficoltà che Castelluccio incontrava per trovare luoghi nei quali esporre, promuovere e vendere i Suoi prodotti, si è immediatamente data da fare, e in occasione dell’annuale “Borgo in Festa” che organizza ogni autunno con la “castagnata e il polentone”, ha offerto agli amici castellucciani della “Pro Loco”, ampi spazi espositivi.

«Abbiamo accolto l’invito con particolare piacere ed è stato un vero successo» afferma Diego Pignatelli, Presidente della “Pro Loco” di Castelluccio.
«È stato incoraggiante sapere che non eravamo rimasti soli – incalza commosso Amerigo Coccia, che della ”Pro Loco” è stato Presidente e ora Consigliere e continua «da allora, abbiamo sempre pensato di invitare la Società Operaia di Colmurano nel nostro gravemente ferito ma non ancora sconfitto paese». «E oggi, abbiamo finalmente trasformato quel pensiero in realtà»  aggiunge sorridente Nunzio Testa, che della “Pro Loco” di Castelluccio è il segretario.
Infatti, domenica 5 maggio, un numeroso gruppo di soci della Società Operaia di Colmurano, insieme al suo presidente Mario Lambertucci, al sindaco di Colmurano Ornella Formica e al vice sindaco Mirko Mari, sono stati accolti con particolare affetto dai rappresentanti della “Pro Loco” di Castelluccio di Norcia.
E proprio in quei luoghi, che la natura sa rendere sorprendentemente affascinanti ma dove il monte Vettore mostra una lunga e profonda ferita che sembra insanabile, si respirano ancora alcune certezze: la certezza che la primavera, che tra quei monti sta tardando a farsi vedere colmando i grandi piani di Castelluccio di papaveri, margherite e fiordalisi… un giorno finalmente arriverà, e con essa giungeranno da tutto il mondo centinaia di fotografi, che cercheranno di fissare per l’eternità quell’irripetibile incantesimo di colori, custodito dai Sibillini; la certezza, che prendendoci cura degli altri, non mancheremo di trovare quella parte della nostra anima che pensavamo perduta per sempre.



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