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«Traini deve stare in carcere
non ha mostrato vero pentimento»
La difesa annuncia ricorso in Cassazione

STRAGE - I giudici del Tribunale del riesame hanno motivato la decisione di non concedere i domiciliari al 30enne condannato lo scorso ottobre a 12 anni. «Non riconosce il movente razziale, indice di una perdurante non comprensione del disvalore aggiunto delle condotte poste in essere». L’avvocato Giulianelli: «Non condivido niente di ciò che hanno scritto, motivazioni senza fondamento giuridico»
martedì 7 Maggio 2019 - Ore 20:23 - caricamento letture
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Luca Traini

 

di Gianluca Ginella

«Luca Traini non ha mostrato vero pentimento, deve restare in carcere». Questo in sintesi scrivono i giudici nel rigetto della domanda di modifica della misura cautelare che era stata avanzata dalla difesa del 30enne condannato a 12 anni per aver sparato a 6 persone di origine africana. L’episodio era avvenuto il 3 febbraio del 2018 a Macerata. Traini era stato condannato in abbreviato a 12 anni, la sentenza era arrivata il 3 ottobre scorso dalla Corte d’assise del tribunale di Macerata per i reati di strage, danneggiamento, porto abusivo di arma, esplosioni pericolose. In attesa dell’appello, presentato dal difensore del 30enne maceratese, l’avvocato Giancarlo Giulianelli, il legale aveva chiesto una modifica della misura cautelare. I giudici del tribunale del Riesame di Ancona, hanno detto no e ora sono arrivate le motivazioni. «Appello infondato» scrivono i giudici. E in particolare si concentrano sulla personalità di Traini. «Il vero punto di contestazione – scrivono i giudici – attiene alla valutazione della personalità dell’imputato il quale, secondo la difesa, avrebbe mostrato indici di sicuro ravvedimento in relazione alle condotte poste in essere», ma i giudici non ritengono «di poter condividere detta valutazione. La stessa è basata sul fatto che l’imputato nel corso del processo, secondo la difesa non solo all’udienza dibattimentale ma anche nel corso dell’espletamento dell’accertamento peritale al quale era stato sottoposto, aveva mostrato seri indici di pentimento che la Corte non aveva valutato in alcun modo. Non ritiene il Collegio che dagli atti si rinvengano elementi che possano condurre ad una differente, rispetto a quella iniziale, valutazione della personalità dell’imputato, non potendosi certo ritenere che una sola proposizione di pentimento, la cui veridicità viene messa in discussione dalla stessa Corte nella motivazione della sentenza, pentimento ritenuto “tardivo e poco convincente”, possa far giungere ad una differente valutazione a fronte della gravità della condotta anche in ragione delle motivazioni che vi erano alla base e che la Corte stessa ha pienamente riscontrato».

I giudici scrivono poi che l’imputato è risultato pienamente capace di intendere e volere, e aggiungono che «dagli atti è anche emersa l’ipotesi – non del tutto accertata – di un tentativo da parte di Traini di manipolazione dei risultati di parte dei test psicodiagnostici cui era stato sottoposto». Così, «appare evidente che a fronte della gravità delle condotte poste in essere, la cui piena comprensione del disvalore, era dunque presente sin dall’inizio nell’imputato, non può ritenersi che un mero pentimento possa far ritenere diminuita la sua pericolosità sociale». Inoltre aggiungono che dalla sentenza di primo grado emerge come «pienamente provato sia il movente legato all’odio razziale, emerso sin dalle prime dichiarazioni rese, come riportate nella sentenza e, – come giustamente sottolineato – al di là del presunto pentimento, ciò che va evidenziato è che lo stesso Traini abbia negato e tuttora non riconosce che il movente era proprio quello dell’odio raziale, indice questo di una perdurante non comprensione del disvalore aggiunto delle condotte poste in essere ma anche del permanere intatta della sua pericolosità sociale per una mancanza di reale comprensione dei fatti, apparendo non essere intervenuta una reale rivisitazione critica degli stessi e della stessa propria personalità» scrivono i giudici.

Giancarlo Giulianelli

«Farò ricorso in Cassazione. Non condivido niente di quello che è stato scritto – dice l’avvocato Giulianelli –. E’ giusto che si sappia che la motivazione adottata dal tribunale del Riesame non ha fondamento giuridico. Il Riesame ritiene la pericolosità sociale di Traini sulla base di alcuni elementi che non denotano nulla: asserito mancato pentimento, che non si dichiari razzista e la gravità dei fatti. Sono argomenti, specie la gravità dei fatti, in cui includo anche la contestazione di odio razziale, che sono inconferenti con la pericolosità sociale. Non hanno nulla a che vedere con la pericolosità». Il legale aggiunge anche che «ho sempre parlato di estemporaneità del gesto perché altrimenti avremmo avuto nella sua vita episodi violenti anche in passato. Invece non ce ne sono mai stati. Inoltre non chiede di essere libero ma ai domiciliari cautelati con il braccialetto elettronico. Aggiungo che in carcere ha sempre osservato le norme carcerarie e c’è il fatto positivo che gli è stata tolta la misura particolare che era di stare nella sezione filtro per andare con detenuti comuni che sono di ogni colore, razza e religione. I giudici non spiegano da quali elementi concreti si può desumere che sussista la pericolosità sociale di Traini».

 

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