Morto il giornalista Alfranco Capponi

PIORACO - Si è spento a 91 anni dopo una breve malattia. Già celebrato il funerale. Il ricordo di Alessandro Casoni: «Aveva un amore smisurato per il suo Comune, conosceva storie e aneddoti». Nel 1994 era stato nominato Cavaliere della Repubblica
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Alfranco Capponi nel 1977, discorso in cartiera (foto di Ermanno Casoni)

 

Pioraco ha perso nei giorni scorsi una delle sue voci più appassionate ed instancabili, quella di Alfranco Capponi, storico e giornalista locale, spentosi dopo una breve malattia a 91 anni, i cui funerali si sono tenuti il primo maggio (ma la notizia si è appresa oggi). Autore di numerosi volumi di storia contemporanea e di costume sul suo paese natale, tra cui “Pioraco il paese della carta”, Capponi è stato anche storico corrispondente della stampa locale, distinguendosi per la sua “voce” controcorrente, minuziosa ed attenta nell’analisi e nel narrare fatti ed episodi, con una cura nel ricostruire gli eventi, molto vicina al moderno metodo storiografico. Nel 1994 gli era stata conferita l’onorificenza di “Cavaliere al merito della Repubblica italiana”. Lo ha voluto ricordare, con parole intense, l’avvocato Alessandro Casoni, la cui famiglia è originaria del paese della carta: «Amo guardare e riguardare vecchie foto e, tra quelle del mio carissimo nonno Ermanno, c’è anche questa: dove vediamo Alfranco Capponi mentre salutava ufficialmente, nel dicembre 1977, all’interno della sala allestimento delle cartiere Miliani di Pioraco, il dottor Marcello Paolini, il direttore – ricorda Casoni – Alfranco Capponi, scomparso da pochi giorni, rappresenta uno di quei personaggi che affollano più di altri i miei ricordi: le sue vere e proprie inchieste da cronista locale, le tensioni che provocava in molti (me compreso), le attese di quando stava per pubblicare in bacheca l’ultimo numero de “L’Appennino camerte”, le sue frecce e le sottolineature per rimarcare i passaggi significativi. Alfranco approfondiva tutto ed andava fino in fondo». Capponi, come ricorda Casoni, era un grande appassionato della sua Pioraco e di tutta la secolare storia del borgo cartario: «Prima di tutto, amava smisuratamente Pioraco; conosceva storie ed aneddoti, prova ne era la documentazione che affollava il suo studio, a casa, che con piacere immenso mi mostrò più volte. In secondo luogo, per lui, la Cartiera era un monumento, un valore prima ancora che una fabbrica, e la carta non solo uno strumento materiale sul quale scrivere, ma un’ispirazione, una Musa. Gli articoli di Alfranco guastavano i pranzi e le cene di molti, ripeto, me compreso; magari perché aveva individuato una contraddizione e noi dovevamo trovare l’argomento per dimostrare il contrario». L’avvocato Casoni, traccia con le sue parole un ritratto completo dell’impegno civico, esercitato da Capponi con il suo ruolo di giornalista locale: «Parlandoci, contribuì a farmi maturare. Mi insegnò a carpire il famoso “pelo nell’uovo”; guarda caso, oggi quel modo di fare mi torna utile nella professione. Di Alfranco apprezzavo il coraggio nel conservare posizioni isolate, poiché era temuto e chi ricopriva incarichi pubblici dosava con lui le parole, temendo lo scoop. Si potrebbe dire che Pioraco era ed è piccolo per permettersi certe polemiche, che derivavano da quegli articoli così devastanti. Ascolto spesso il termine “collaborazione” e quel sostantivo suona come ipocrita, poiché fa intendere che è meglio tacere; che la critica è solo distruttiva e non anche pungolante. Invece quegli articoli tenevano accesa l’attenzione, stimolavano a lavorare, nell’associazionismo e nella pubblica amministrazione, con maggiore oculatezza. Rendevano frizzante – li si condividessero o meno, l’opinione è libera – una comunità intera. E lui scriveva con la memoria di un paese forte, che pian piano si ridimensionava, e faceva del tutto per mantenerne la vivacità».



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