Marcello Mogno,
a due anni dalla morte

RICORDO - Carlo Parenti ripercorre la sua intensa storia di artista
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Marcello Mogno

 

di Carlo Parenti 

Marcello Mogno (1936-2017) se ne è andato due anni fa, con la sua intensa storia di artista. Era un uomo inquieto, chiuso nella metafisica geometria dei suoi pensieri. Era colto e non altezzoso. Considerava aleatorie le cose del mondo, pur ritenendo impellente esprimere, attraverso la sua arte, una concezione etica, forse mistica, di una possibile armonia del tutto.
Marcello Mogno era un fervido cultore della storia degli uomini e dell’arte. Amante dei sillogismi aristotelici, con razionale lucidità trasferiva nella sua opera pittorica e grafica, come nei suoi scritti, i segni, a volte crudi, di una indagine profonda dell’animo umano. Dipingeva così significati e soluzioni di onirici interrogativi, con impellente tratto di stile geniale, con una ricerca costante di intima chiarezza.
Dava agli sguardi dei volti dipinti l’espressione di una antica, assoluta meraviglia, gli occhi desti, dopo una notte cupa, su un mondo luminoso di colline a distesa.
Nei suoi quadri coglierei la metafora di un anelito alla speranza, nella esperienza del dolore; una volontà di pace e chiarezza, nel succedersi confuso e misterioso, quando non angoscioso, delle cose terrene.
Noi vecchi amici, da sempre, vorremmo essere custodi guardinghi di rimembranze non sopite. Abbiamo colto fiori di un prato sempre nostro. Abbiamo avuto il nostro spazio di lettura di un tempo in cui coltivare vera amicizia era più di un privilegio.

 

Addio a Marcello Mogno, il pittore della scrittura



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