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Accusa di ecomafia al Cosmari,
tutti assolti gli imputati:
«Qualcuno voleva affossare il consorzio»

SENTENZA - Il direttore Giuseppe Giampaoli, l'ex vicepresidente Daniele Sparvoli e l'ex presidente Fabio Eusebi sono stati prosciolti con formula piena dall'accusa di traffico illecito di rifiuti. I legali: «Non ci hanno mai spiegato quale doveva essere lo scopo di lucro». Giampaoli: «Vicenda molto pesante. Questa è una azienda sana e di vanto. Una realtà a livello nazionale»
venerdì 15 Marzo 2019 - Ore 20:36 - caricamento letture
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Da sinistra: l’avvocato Vando Scheggia, il legale Leonardo Filippucci (in piedi), Giuseppe Giampaoli e Fabio Sparvoli

 

di Gianluca Ginella (Foto di Fabio Falcioni)

Cosmari, tutti assolti al processo per ecomafia. Il direttore Giuseppe Giampaoli, dopo la sentenza: «Tutto è nato dal tentativo di qualcuno che voleva affossare il Consorzio. Ora il Cosmari non lo affossa più nessuno. Sulla gestione di carta e plastica con il nuovo impianto che stiamo montando il consorzio diverrà una realtà a livello nazionale». La sentenza oggi al tribunale di Macerata.

Una assoluzione per il direttore, un ex presidente e un ex vicepresidente del consorzio di Tolentino che gestisce lo smaltimento dei rifiuti in provincia che arriva nel giorno dello sciopero per il clima. Oggi al tribunale di Macerata, alle 18, il giudice Francesca Preziosi, dopo un’ora di camera di consiglio, è uscita con una sentenza di assoluzione piena per i tre imputati che dovevano rispondere di traffico illecito di rifiuti (reato detto di ecomafia). Ha inoltre dichiarato prescritti gli altri due capi di imputazione, relativi a delle contravvenzioni (si parlava, ad esempio, di cattivi odori provenienti dall’impianto). Sotto accusa il direttore del Cosmari, Giuseppe Giampaoli, l’ex vice presidente del consorzio, Daniele Sparvoli, e l’ex presidente Fabio Eusebi. Secondo il giudice, per il traffico illecito di rifiuti «il fatto non sussiste». In sintesi l’indagine era nata nel 2008 in seguito ai cattivi odori che venivano dall’impianto.

Vando Scheggia, Daniele Sparvoli, Giuseppe Giampaoli, Leonardo Filippucci

Così era stato affidato un incarico ad un esperto, Mauro Sanna, che passò al setaccio lo stabilimento, per 3 anni. Da quegli accertamenti era nata una accusa pesante: quella della violazione del cosiddetto reato di ecomafia, ossia – in caratteri generali – quello che punisce lo smaltimento illecito di rifiuti fatto da persone che non hanno alcuna autorizzazione e che sfruttano, per esempio, fiumi o montagne per farli sparire, ricavando parecchio denaro su questo genere di attività. Per quel tipo di reato erano imputati, per fatti che vanno dal 2008 al 2010, Eusebi, Sparvoli e Giampaoli. L’accusa era sostenuta dal pm Rosario Lioniello, della direzione distrettuale antimafia di Ancona, che oggi ha chiesto la condanna a 2 anni per tutti. Il pm, sulla base della relazione di Sanna e di altri due consulenti, contestava agli imputati di aver agito in concorso per conseguire un ingiusto profitto attraverso lo smaltimento di ingenti quantitativi di rifiuti «anche pericolosi» e «in ogni caso non assimilabili ai rifiuti solidi urbani per cui il consorzio aveva l’autorizzazione». In particolare, sempre secondo l’accusa, avrebbero smaltito nel corso dei tre anni presi in esame dalla perizia Sanna un quantitativo di rifiuti superiore rispetto a quello autorizzato. Reati contestati con forza sin da subito dai tre imputati e dai loro legali, gli avvocati Vando Scheggia e Leonardo Filippucci. Criticatissima poi la perizia di Sanna: «Si parlava di concessioni successive ai fatti contestati, non si distinguevano o si confondevano i quantitativi smaltiti tra vari impianti. E anche i conteggi lasciavano a desiderare. Era macroscopicamente infondata come relazione» dice l’avvocato Filippucci che nel corso della sua arringa ha ribattuto puntualmente ogni contestazione, analizzando ogni passaggio in maniera tecnica. Ma specialmente i legali contestavano un aspetto: «non ci hanno detto quale sarebbe stato lo scopo di lucro di questo reato. Dove sarebbe stato il profitto non si è capito» dice l’avvocato Scheggia.

Vando Scheggia

Che poi analizza l’accaduto: «per la prima volta il Cosmari veniva coinvolto in una indagine giudiziaria riguardante un delitto. Un delitto che in qualche modo faceva un bello sbrego sulla credibilità del Cosmari. Ci sono comunque vicende giudiziarie che ab origine si capisce non stanno in piedi. Eravamo sicuri del nostro fatto e oggi alle 18 la magistratura ci ha dato ragione». Il legale nella sua arringa ha detto chiaro al giudice che «manca il reato». «E’ stata una vicenda molto pesante, a parte per il reato – commenta Giampaoli –. Era il tentativo di dare una spallata finale al Cosmari. In quegli anni, 2008, 2009, 2010, c’era il tentativo di privati di azzerare il consorzio. Oggi il Cosmari è un’azienda di vanto e sana. Questo era un siluro costruito nel tempo, non so se organizzato o meno, per affossare Cosmari. Spero sia un punto di partenza per capire cos’è Cosmari, certo che problemi ci possono essere quando si trattano 150mila tonnellate all’anno, tipo cattivi odori, ma con gli impianti che saranno realizzati a breve il Cosmari sarà una realtà di carattere nazionale. Parlo dell’impianto di selezione di plastica e carta.

Daniele Sparvoli, Giuseppe Giampaoli,

Inoltre ora abbiamo la gestione delle macerie del terremoto, 280mila tonnellate». Giampaoli ha poi ringraziato i suoi legali «di una professionalità incredibile». «Ci sono stati tentativi di affossare questo ente pubblico che ancora oggi si sta distinguendo sul panorama nazionale. Io avevo fiducia nei legali che ci hanno  assistito, e che hanno condotto nel migliore dei modi questa pratica – dice Sparvoli –. Le conseguenze nel mio caso hanno avuto un impatto su di me, la mia professione, la mia famiglia e sul mio destino da amministratore pubblico. Non me la sono più sentita di calcare ipotesi di amministrazione e attività politica. Quindi mi sono fatto da parte. Ho vissuto esperienze come quella di andare in giro e incontrare persone che un giorno ti salutavano e quello dopo si voltavano dall’altra parte. A questi e a chi ha creduto in me, dico: ero e sono una persona onesta».

 

Giuseppe Giampaoli

Daniele Sparvoli

Daniele Sparvoli, Giuseppe Giampaoli, Leonardo Filippucci

Leonardo Filippucci



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