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Novant’anni fa i Patti Lateranensi,
a Ussita si ricorda il cardinale Gasparri

PROGETTO per trasferire i resti a Camerino. E' stato protagonista degli accordi tra Stato e Chiesa sottoscritti l'11 febbraio del 1929. Dopo il sisma è crollata la cappella di famiglia che ne ospitava la tomba e monsignor Massara ha avviato la pratica per trasferire la salma del porporato nella cripta dei vescovi
domenica 10 Febbraio 2019 - Ore 08:48 - caricamento letture
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Il cimitero di Ussita (Foto di Federico De Marco)

 

di Maurizio Verdenelli

Per una tradizione lunga novant’anni, ad Ussita domani (11 febbraio) sarà giorno semi-festivo. Una consuetudine che nasce dal ricordo dei Patti Lateranensi e del suo massimo protagonista sul versante vaticano, che contribuì in modo determinante alla “promozione” del paese all’ombra del monte Bove, creato nel 1913 comune autonomo per distacco da Visso. Parliamo del cardinal Pietro Gasparri, segretario di Stato di Pio XI, nato il 5 maggio 1852 a Capovallazza, frazione di quella “sperduta” frazione vissana da una famiglia di allevatori di pecore e pastori essi stessi, ultimogenito di nove figli. I novant’anni del Concordato tra Chiesa e Stato Italiano (rimodellato con gli Accordi di Villa Madama il 18 febbraio 1984, sottoscritti da Bettino Craxi e dal cardinal Agostino Casaroli) saranno adesso pure e soprattutto l’occasione per un ricordo “operativo” in direzione del “figlio più illustre” di Ussita. La cui tomba è crollata a seguito delle scosse del 2016 proprio mentre l’università di Macerata pensava a celebrare il centenario della stesura del Codice di Diritto canonico (1917-1983) di cui Gasparri fu il dominus.

L’arcivescovo Francesco Massara

Il nuovo arcivescovo di Camerino-San Severino, mons. Francesco Massara, non insensibile al “grido di dolore” sulla condizione miseranda in cui insieme con altre, il terremoto ha gettato la sepoltura del cardinale ad Ussita (che morendo il 18 novembre 1934, aveva chiesto di tornare tra i suoi monti) ha avviato una pratica burocratica. Che porterà presto la salma di Gasparri dalla cappella di famiglia distrutta, alla cripta dei vescovi della cattedrale di Camerino.

Un giusto riconoscimento per un grande nome nella storia del territorio maceratese. Gasparri entrò, bambino, nel seminario di Nepi (Roma) sotto la guida dello zio materno Pietro Silj vicario generale di quella diocesi. Da Nepi alla vicina Capitale fino alla nomina ad arcivescovo di Cesarea in Palestina e alla porpora cardinalizia nel 1907, e nell’autunno di 7 anni più tardi, l’alta carica di segretario di Stato per volontà  di papa Benedetto XV.  Carica lasciata un anno dopo la sottoscrizione dello storico Concordato (per il quale venne scelto in significativa coincidenza il 71. Anniversario della prima apparizione di Lourdes). Veniva così istituito, a firma di un ussitano a fianco di quella di Benito Mussolini, il ‘ponte’ istituzionale tra Città del Vaticano ed Italia, dunque il mutuo riconoscimento tra i due Stati dopo un lunghissimo gelo a cominciare dal ‘non expedit’ di Pio IX abrogato nel 1919 peraltro dallo stesso Benedetto XV.

Il cardinal Gasparri a Roma non dimenticò mai la sua terra, la portava nel cuore. A ricordarne personalmente la figura, in questi ultimi anni era rimasto soltanto il “leggendario” on. Nicola Rinaldi morto a 101 anni alla vigilia quasi del terribile 24 agosto 2016 e della devastazione del comune che lui aveva guidato per decenni ed reso prospero con una politica di sviluppo illuminata e pionieristica. «Ussita era un villaggio separato dal mondo da un torrente, senza ponte né guado…» ci raccontò Rinaldi (leggi l’articolo) in un’intervista concessa a chi scrive per il suo secolo di vita. Giuseppe De Rosa nell’ultimo numero di Orizzonti della Marca, da lui diretto, ha scritto in proposito: “L’on. Rinaldi ricordava diverse occasioni nelle quali il cardinale si era recato ad Ussita con la carrozza e, tra queste, quella volta in cui nel mezzo delle ultime curve della strada (in realtà una specie di mulattiera) le ruote si impantanarono nel fango impedendo la prosecuzione al passeggero e all’equipaggio”. Fino a qualche anno fa, Ussita conservava le “tracce” del “suo” potente Segretario di stato vaticano. Presso la sede comunale, c’era un piccolo museo con oggetti e ricordi, trafugati puntualmente e solo in parte rinvenuti. Ma una “testimonianza” importante del cardinale è stata “salvata” dopo il terremoto: si tratta di una parte della sua biblioteca conservata ad Ussita, trasferita presso la biblioteca del seminario di Camerino sotto l’incalzare delle scosse che hanno devastato il paese. Già, Camerino: Ussita è passata a questa arcidiocesi relativamente di recente: nel 1984. In origine, il paese era nella diocesi di Norcia (Perugia) poi unita a Spoleto nel 1972. Trentacinque anni fa a seguito del decreto papale ‘Camerinensis et aliarum’, il passaggio all’ombra di San Venanzo, appena sette anni prima della storica visita (con pernottamento) di San Giovanni Paolo II.



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