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Premio Annibal Caro,
Luca Fusari primo finalista

CIVITANOVA - Rinasce il concorso, cancellato nel 2017, grazie alla mobilitazione di intellettuali e civitanovesi
sabato 9 Febbraio 2019 - Ore 18:35 - caricamento letture
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Anna Maria Domenella, Lorella Quintabà, Rosetta Martellini, e Maria Grazia Baiocco

 

Mobilitazione dal basso: così rinasce il premio Annibal Caro. Cancellato dopo la prima edizione del 2017 quando fu assegnato a Franco D’Intino per la traduzione in inglese dello Zibaldone e agli studiosi Pedone e Terrinoni per la traduzione del Finnigans Wake di Joyce, il premio tornerà il prossimo 6 giugno grazie ad una mobilitazione dal basso da parte di intellettuali e di una parte di cittadini che hanno voluto rimettere in moto la macchina organizzativa affinché non cadesse nel dimenticatoio un’espressione culturale nata nel ricordo e nella prosecuzione dell’opera di Annibal Caro. E proprio in questi giorni il comitato tecnico ha svelato il primo autore della terna di finalisti. Si tratta di Luca Fusari per la traduzione di “Solar bones”, “Ossa di sole”, dell’autore irlandese Mike McCormack. Il Premio ha mobilitato tantissimi lettori, 120 i volontari che comporranno la “giuria dei lettori” che assegnerà un premio ad hoc. La presentazione è avvenuta ieri da parte del comitato promotore composto da Maria Grazia Baiocco, Anna Maria Domenella, Rosetta Martellini, Lorella Quintabà, che hanno colto l’occasione anche per fare il punto degli obbiettivi raggiunti durante il breve periodo trascorso da quando hanno reso pubblica la lettera di intenti con cui si esprimeva la volontà di dare continuità al progetto del Premio Annibal Caro alla traduzione. «Un mese e mezzo intenso – esordisce Martellini – caratterizzato da un affetto, come se il nome stesso di “Caro” creasse intorno a sé una empatia naturale. Grazie a tutti coloro che sin da subito hanno condiviso il progetto e aderito agli intenti prefissati. E’ un premio alla traduzione, che è un ambito molto specialistico e tecnico, avevamo quindi necessità di avvalerci di figure e personalità competenti, del settore, che dessero la necessaria autorevolezza e credibilità, volendo aprirlo a una giuria popolare». Il Comitato tecnico infatti, composto da traduttori, scrittori, critici letterari, ha definito la terna finalista da proporre alla Giuria dei Lettori scegliendo titoli di narrativa straniera pubblicati dal novembre 2017 a fine 2018, tra quelli che si sono distinti per la qualità della traduzione. Fanno parte del comitato, tra gli altri, nomi già noti nel panorama culturale civitanovese come Filippo La Porta, Massimo Arcangeli, Lucilio Santoni e Paolo di Paolo che hanno collaborato con Futura Festival, la scrittrice Elisabetta Bucciarelli presidente di giuria nel concorso Giallocarta, i traduttori  Franco D’Intino, Enrico Terrinoni e Fabio Pedone vincitori della prima edizione. E poi ancora Massimo Arcangeli, Rita Baldoni, Matteo Galli, Giovanni Giri, Carlo Laurenti, Davide Longo, Stella Sacchini, Evelina Santangelo e Lucia Tancredi. I componenti della giuria dei lettori invece sono 120, tra loro anche 28 under 24. Una giuria eterogenea composta da laureati come da meccanici e ferrovieri, con le donne in maggioranza (circa il 70%) e un’età media al di sotto dei 44 anni. «Cercavamo 100 volontari, invece col passaparola in poco tempo abbiamo superato la soglia che ci eravamo prefissati. Sono volontari che si sono presi l’impegno di leggere 3 libri in 3 mesi – ha continuato la Martellini – è il segno di un desiderio di essere protagonisti, di esprimere il proprio pensiero, e anche di lasciarsi prendere per mano e fare un viaggio senza sapere la meta, ma farlo insieme». «Il primo finalista è  “Ossa di sole” di Mike McCormak, – spiega Maria Grazia Baiocco – è uno scrittore irlandese al suo terzo romanzo che gli vale l’International Dublin Literary Award. Il protagonista, Marcus Conway, è un ingegnere che cerca di mettere ordine nel caos mentre il suono della campana  rievoca, per libere associazioni, ricordi, ferite, nodi irrisolti della sua vita e quella del suo tempo, l’Irlanda, la crisi economica, la tecnologia che divora l’umanità. Un romanzo che ha un unico punto, quello che si trova dopo l’ultima parola, all’ultima pagina, un flusso di coscienza alla Joyce che è anche il flusso del respiro del lettore».



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