Senza internet da 10 giorni,
beffa per una società informatica

MATELICA - La Mpc si è trovata senza poter usare il web. Il direttore della Cna Ramadori sottolinea che la nostra provincia è la seconda in Regione, dopo Ancona, per la minor percentuale di progetti fibra approvati
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Patrizia Tiranti

 

Aziende costrette a restare senza internet per dieci giorni senza internet. E’ successo a Matelica dove la disparità del servizio interne, in tempi in cui la Regione sta cercando di ridurre le differenze, si è fatta sentire. A segnalare la cosa è la Cna. Tra le aziende rimaste all’asciutto del web anche una società informatica, è evidente che qualcosa non funziona. «Sono oltre dieci giorni che siamo senza adsl e collegamento internet, nella nostra sede amministrativa, nonostante ripetute segnalazioni e richieste alla Tim – denuncia Patrizia Tiranti, una dei soc della Mpc informatica –. Nonostante l’interessamento anche del sindaco di Matelica ad oggi siamo ancora isolati, con i danni economici e di immagine. Per fortuna abbiamo potuto seguire ugualmente la nostra clientela dalla sede operativa distaccata». La Mpc è nata nel 1993 e fa consulenza informatica alle piccole e medie imprese sia su software che hardware e Itc.

«Apprezziamo lo sforzo della Regione – dice il direttore della Cna territoriale di Macerata, Luciano Ramadori –, per digitalizzare con la banda larga e ultralarga tutto il territorio marchigiano, ma non possiamo non far notare che la nostra provincia è quella con la minor percentuale di progetti fibra approvati con il 54,4 per cento. Peggio di noi solo Ancona con il 44,7, mentre a Pesaro Urbino i progetti approvati sono il 72,9 per cento, a Fermo il 62 ,5 e ad Ascoli si arriva all’81,9. Ad oggi sono solo sette i comuni del maceratese con i cantieri per la fibra avviati: Bolognola, Cessapalombo, Gualdo, Monte Cavallo, Monte San Martino, Pievebogliana, Visso. Se vogliamo aiutare a ripartire il sistema produttivo dell’area del cratere e dell’intero territorio maceratese, occorre accelerare gli interventi sulle infrastrutture immateriali, perché situazioni come quella denunciata dall’imprenditrice di Matelica, nel 2019 non possono succedere».



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