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Dalle antiche dee pagane alla Sibilla,
la storia segreta delle Marche

CIVITANOVA - Serata dedicata alle radici pagane della regione al circolo IV Marine. Ospiti gli autori Michele La Rocca, Fabrizio Bartoli ed Enrico Tassetti
venerdì 28 Dicembre 2018 - Ore 20:01 - caricamento letture
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A sinistra Enrico Tassetti durante l’incontro

 

di Monia Orazi

Storie di antiche dee che si intrecciano, tra Pollenza, San Severino, Osimo e Cupramarittima, fino a sconfinare con sorprendenti sovrapposizioni con il culto cristiano dei primi secoli dopo Cristo e la sempre affascinante storia della Sibilla, la profetessa che ha dato il suo nome alla catena montuosa dell’entroterra marchigiano. Ieri sera tra mito e leggende, è stata ricostruita nel circolo IV Marine di Civitanova, la presenza del culto di dee pagane nelle Marche, regione ricchissima di testimonianze sin dai tempi più antichi, di cui si trovano tracce ancora oggi, in chiese e monumenti. “Il segreto della dea, tracce del femminino sacro nelle Marche”, ha avuto come relatori Michele La Rocca e Fabrizio Bartoli, oltre ad Enrico Tassetti. Dalla dea Bona a Pollenza, con Rambona che vuol dire altare della dea Bona, associata alla madre terra ed alla fertilità, al culto della dea frigia Cibele importata dai romani e veneratissima in tutta Italia, di cui si trovano tracce ad Osimo e Fano, mentre dove sorge il duomo di San Ciriaco ad Ancona, prima si trovava l’antico tempio di Afrodite. Ad Osimo in un’effige si scorge anche Attis, il compagno di Cibele, che con il figlio Horus mostra un primo concetto di trinità. Secondo la tradizione Attis era nato il 25 dicembre, poi moriva e dopo tre giorni resuscitava in primavera, sorprendenti analogie con alcune date della fede cristiana. Cupramarittima e Cupramontana derivano il loro nome dalla dea Cupra, dea italica delle acque e della fecondità. Non è stata nominata dai relatori, ma a San Severino il teatro cittadino è dedicato tuttora alla dea Feronia, la dea romana che proteggeva la natura selvaggia e le fiere. Michele La Rocca ha ripercorso la storia dei culti pagani femminili, dalle statue antiche in omaggio alla fecondità, sino a Venere, ai miti della morte e rinascita, come quelli legati a Proserpina ed Orfeo, tracciando diverse analogie con la fede cristiana, che pur essendosi affermata più tardi e con un aspetto spiccatamente maschilista, ha tratto alcuni aspetti dal paganesimo, sostituendosi in modo coercitivo ad esso. Il professor Bartoli ha invece evidenziato le tracce archeologiche tuttora esistenti di questi culti, che dopo l’editto di Teodosio del 380 che rese il cristianesimo religione di Stato nell’impero, divennero fuorilegge e furono sostituiti dalla nuova religione. Si ritrovano soprendenti analogie tra Santa Tecla, scelta per sostituire il culto di Cibele, veneratissima in tutta Italia e raffigurata su una biga con dei leoni, allo stesso modo della santa cristiana.

Tra strega e fata è poi emersa dalle parole di Bartoli, l’immancabile figura della Sibilla, il cui ritratto è stato arricchito dai preziosi aneddoti di Enrico Tassetti, che le ha dedicato dieci anni di approfondite ricerche. Da forme autarchiche di gestione del territorio dei Sibillini, le comunanze gestite dalle donne, alla grotta delle Fate sul monte Sibilla, quella appenninica è una figura sui generis, che non si trova nella tradizione storica ufficiale. La prima testimonianza è data da un cavaliere provenzale, Antoine De La Sale, che vagò sui Sibillini e raccolse testimonianze, riportandole sul suo diario di viaggio dell’epoca, risalente al quindicesimo secolo. Le Sibille, come ha ricordato Tassetti, sono raffigurate nella Santa Casa di Loreto e nel santuario della Madonna dell’Ambro, dove tra le quattro ritratte, figura anche la Sibilla Alchemica. La grotta fu chiusa nel 1300, e nonostante si parli di poterla riaprire la strada è ancora molto lunga. Tassetti ha citato anche una raccolta di firme fatta intorno al 2000. A novembre scorso è stato fatto un accordo tra Regione e comune di Montemonaco, per possibili lavori di consolidamento, per poter riaprire in futuro la grotta. Dai vangeli apocrifi, Tassetti ha ricostruito una figura di profetessa demonizzata dalla Chiesa ufficiale, che riporta alla possibilità che sui Sibillini, nell’antro della Sibilla, ostruito dalle pietre e dal tempo, si trovi silente nel suo eterno riposo, Maria Maddalena, nella tomba che sarebbe dentro la montagna, sopra Montemonaco. Quel che è certo, è che a distanza di secoli di questa figura, profetessa capace di gettare uno sguardo nel futuro, si continua a parlare, segno che la forza del mito e della leggenda ha sfidato il tempo, arrivando sino questa epoca contemporanea, per raccontare il carattere esoterico, anarchico, misterioso e fortemente spirituale della cultura identitaria delle Marche.

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