Villa Eugenia, esposto a Corte dei conti:
«Verificare se c’è danno per il Comune»

CIVITANOVA - A presentarlo l'associazione che prende il nome dalla storica residenza napoleonica. In programma anche un convegno, una cena per raccogliere fondi e un crowdfunding
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Da sinistra Cristiana Cecchetti, Giorgia Belforte, Vera Spanò, Angelo Gattafoni, Nicola Lelli e Tommaso Corvatta

 

di Laura Boccanera

Rinuncia a Villa Eugenia, sotto l’albero di Natale anche l’esposto alla Corte dei conti. E’ nata ufficialmente nei giorni scorsi l’associazione Villa Eugenia, presidente è Marco Cervellini e lo scopo quello di tutelare i beni culturali e identitari della città, in primis la villa napoleonica. A dare notizia dell’esposto presentato alla magistratura contabile i componenti dell’associazione di cui fanno parte anche Nicola Lelli, vicepresidente, e Vera Spanò, segretaria. Con loro anche i consiglieri comunali d’opposizione che hanno firmato il ricorso e alcune associazioni, tra cui Legambiente.

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L’ingresso di Villa Eugenia

«Su Villa Eugenia e sul patrimonio del Comune daremo battaglia, molte e numerose le iniziative che abbiamo in programma a partire dal prossimo anno, un convegno su Villa Eugenia, un crowdfunding e una cena per la raccolta fondi per continuare a proporre incontri e sensibilizzare la popolazione» ha spiegato Spanò. Il ricorso si basa sulla mancanza di una perizia tecnica che stabilisca come congrua la cifra di 220mila euro proposta per rinunciare alla prelazione su Villa Eugenia prima della sentenza del Tar. L’avvocato Angelo Gattafoni spiega le ragioni dell’esposto: «non è semplicemente un doppione del ricorso al Tar – ha detto – sono due magistrature diverse, la Corte dei conti deve valutare se c’è un danno economico per l’ente. La motivazione con la quale l’amministrazione rinuncia alla prelazione è debole e poggia solo sul fatto che spiega sarebbe stato dispendiosa per l’ente la ristrutturazione dell’immobile in caso di vittoria al Tar. Ma la soluzione adottata dal Comune, senza una perizia tecnica, è illogica e contraddittoria. L’amministrazione avrebbe potuto attendere l’esito del Tar e a quel punto in caso di vittoria avrebbe ottenuto un bene di valore economico ben superiore rispetto alla transazione, in caso di sconfitta avrebbe al massimo dovuto pagare le spese legali. Per noi rappresenta un danno erariale. E nella fattispecie il caso si inquadra anche in un danno di perdita di chance».



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