Ex Tortuga, la Corte d’appello:
«Costruito in area non edificabile»

CIVITANOVA - Dopo un iter giudiziario lungo 17 anni è arrivata una sentenza che fa tremare i proprietari del palazzone di viale Vittorio Veneto. Ora secondo l'associazione Cittaverde ci sono due possibilità: «O fanno ricorso o si accordano con il ricorrente. Questa decisione dei giudici interpella la politica su anni e anni di interventi discutibili»
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L’ex Tortuga

di Laura Boccanera

Diciassette anni fa fece ricorso contro la costruzione di quel palazzone, oggi la Corte di appello di Bologna dice che l’area dove oggi sorge quell’immobile era da considerare inedificabile e che va abbattuto. Una vicenda che fa tremare l’urbanistica e numerosi proprietari della struttura nota come ex hotel Tortuga di viale Vittorio Veneto, a Civitanova. E’ recentissima la sentenza (del 7 dicembre 2018) che stravolge un contenzioso legale avviato quando quell’edificio fu costruito da una proprietaria di un appartamento che sorgeva lì vicino. Il ricorso ha avuto alterne vicende: venne bocciato in primo e secondo grado, ma la Cassazione a Roma ribaltò quelle sentenze e rinviò alla Corte di appello di Bologna il pronunciamento della sentenza che è arrivata la scorsa settimana. A darne notizia è l’associazione ambientalista Cittaverde che definisce “storica” la sentenza che potrebbe avere come effetto l’abbattimento. La vicenda comincia circa 17 anni fa quando un piccolo proprietario di un immobile lungo viale Vittorio Veneto contesta la costruzione e la trasformazione di un palazzo. «Il ricorrente però perde in primo e secondo grado di giudizio – racconta Amedeo Regini di Cittaverde – ma la Cassazione a Roma annulla quelle sentenze e rinvia il tutto per la decisione di merito alla Corte di appello di Bologna». Nella sentenza i giudici affermano che “l’area doveva definirsi inedificabile”. E invece il Comune rilascia un’autorizzazione per una cubatura pari a 2.460 metri cubi su di un fazzoletto di terra di 277 metri quadrati. «Come tante altre decisioni della magistratura in questo settore non è detto che i proprietari di quell’immobile domani lo abbatteranno – continua Regini – i proprietari hanno due possibilità: o arrivare ad una transazione con il ricorrente o ricorrere a loro volta ed esplorare altre strade giudiziarie. Quello che occorre rilevare è che il rilascio della concessione edilizia partiva da presupposti sbagliati. Quando gli ambientalisti criticavano scelte urbanistiche di dubbia fattibilità, inutili e a volte incomprensibili le istituzioni facevano orecchie da mercante o liquidavano le critiche come velleitarie . Questa sentenza al di là della fine che troverà dovrebbe aprire una seria e critica riflessione sul consumo del suolo. Questa sentenza interpella la politica su anni e anni di interventi discutibili per i quali il confronto, la verifica e l’attenzione non sono stati all’altezza delle mutazioni urbanistiche avvenute nella nostra città».



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