A Canfaito cacciatori e moto da enduro,
Lac: «Escursionisti rischiano
di essere impallinati e investiti»

SAN SEVERINO - La Lega anti caccia denuncia la presenza di enduristi nella faggeta durante il suggestivo fenomeno meteorologico della “inversione termica” che rende il luogo fiabesco e attira tanti visitatori
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Enduristi dentro la faggeta di Canfaito

 

Dopo il parcheggio selvaggio la riserva naturale del San Vicino e la faggeta di Canfaito tornano protagoniste di una polemica stavolta accesa dalla Lac Marche che denuncia la presenza domenica scorsa  di una squadra di cacciatori che avrebbero messo in pericolo numerosi escursionisti . «Complice il suggestivo fenomeno meteorologico della “inversione termica”, – scrive la Lega anti caccia – tipico nelle aree dell’entroterra in questo periodo dell’anno, per cui la temperatura è più alta in montagna rispetto al fondovalle, generando così per contrasto una fitta nebbia, che trasforma le vallate in fiabeschi “laghi” molti escursionisti hanno pensato bene di recarsi sull’altopiano di Canfaito, per immortalare questo incantevole spettacolo offerto dalla natura. Peccato per loro, però, che anche altri soggetti, per motivi molto diversi, abbiano scelto Canfaito e dintorni per esercitare i loro “passatempi” preferiti. Gli escursionisti si sono infatti ritrovati nel bel mezzo di una braccata al cinghiale, che si stava svolgendo, come è ormai consuetudine, proprio sul confine dell’area protetta, ed hanno rischiato di diventare il bersaglio dei fucili a pallettoni e delle carabine con gittata di tiro di svariati chilometri, normalmente usati nelle battute al cinghiale».

Oltre al pericolo di essere impallinati la Lac segnale anche il “far west” una nutrita pattuglia di enduristi che a velocità sostenuta potevano investire i visitatori:  «Proprio dentro la faggeta, provenienti da Roti, tramite il sentiero denominato del “Passo cattivo”,  hanno attraversato impunemente tutta la Riserva naturale. Peraltro, facciamo notare che il sentiero del “Passo Cattivo” era stato recentemente ripristinato e reso di nuovo praticabile dai lavori finanziati dalla Unione Montana, quindi altri soldi di tutti i contribuenti spesi inutilmente. Ma la cosa più scandalosa è che questi episodi accadono a Canfaito praticamente ogni fine settimana, malgrado da quasi 10 anni in quei luoghi stupendi ed unici sia stata istituita una riserva naturale regionale».

Daniele-Baldini

Danilo Baldini

Danilo Baldini, delegato Lac per le Marche attribuisce anche precise responsabilità per questo far west: «Per quanto riguarda le braccate al cinghiale effettuate ai confini dell’area protetta, quindi dentro la Zps, dobbiamo “ringraziare” i nostri politici ed amministratori regionali, che dopo la sentenza del Consiglio di Stato che aveva vietato la caccia nei siti Natura 2000, quindi anche dentro il Sic e la Zps di San Vicino e Canfaito, hanno emanato a tempo di record una nuova delibera per riaprire immediatamente alla caccia quelle stesse aree. Ma grandi responsabilità le hanno anche i comuni di Matelica e San Severino, per non aver accolto a suo tempo le richieste degli ambientalisti di includere nella riserva anche quelle parti della Zps e del demanio di Roti, lasciate colpevolmente fuori, proprio perché in quelle zone vi sono le “poste” per le battute al cinghiale. Invece, per le continue incursioni di enduristi e di fuoristradisti dentro la Riserva, dobbiamo esprimere “riconoscenza” per la pessima gestione dell’area protetta da parte della unione montana Potenza Esino e Musone, soprattutto per non aver finora ascoltato i suggerimenti delle associazioni ambientaliste, che da anni chiedono il posizionamento di sbarre nei principali varchi di accesso alla riserva. Evidentemente non è servito a nulla l’esposto presentato nei giorni scorsi alla Procura della Repubblica ed alla Soprintendenza da parte di 13 associazioni ambientaliste ed escursionistiche, che denunciano l’incuria, l’abbandono ed il degrado in cui è stata lasciata da anni la riserva del San Vicino e in particolare la faggeta di Canfaito. Forse qualcuno sta solo aspettando che, prima o poi, accada l’incidente fatale, vedremo però a quel punto a chi verranno imputate le responsabilità»

 



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