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Sotto accusa banda delle false Prada,
in 8 all’udienza preliminare

PROCESSO - Sono accusati di aver prodotto un migliaio di scarpe del noto marchio della moda. Al vertice del presunto sodalizio un ex capofabbrica che lavorava a Civitanova e che ha chiesto di fare il processo con il rito abbreviato. Imputati anche un sangiustese e un civitanovese
giovedì 29 Novembre 2018 - Ore 12:46 - caricamento letture
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La conferenza stampa all’epoca degli arresti

 

«Una falsa Gioconda fatta con i veri pennelli di Leonardo». Queste le parole utilizzate dagli inquirenti per descrivere l’attività della banda che avrebbe realizzato false scarpe Prada. L’operazione “Falso d’autore” dell’agosto scorso condotta dai carabinieri aveva portato all’arresto di otto persone tra il Fermano e il Maceratese. Tre erano finite in carcere: Luca Ciucani, 50 anni di Porto Sant’Elpidio, Massimo Olivieri, 52, di Sant’Elpidio a Mare e Rosario De Luca, 55, di Napoli. Cinque ai domiciliari: Monica Battellini, 48 anni, di Porto Sant’Elpidio e moglie di Ciucani,  Roberto Rastelli, 50, di Monte San Giusto, Alessandro Bucciarelli, 52, di Sant’Elpidio a Mare, Daniele Sironi, 41, di Civitanova e Filippo Panariello, 42, di Porto Sant’Elpidio. Ieri al tribunale di Fermo si è svolta l’udienza preliminare per le otto persone arrestate che ora sono imputate a vario titolo davanti al gup Cesare Marziali. Ciucani e la moglie hanno chiesto il rito abbreviato, Olivieri il patteggiamento. L’udienza per valutare queste richieste e decidere sul rinvio a giudizio degli altri imputati è stata rinviata al 23 gennaio. L’azienda Prada, dal canto suo, tramite il legale Savino Piattoni, ha fatto richiesta di costituirsi parte civile per il risarcimento dei danni. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Rossano Romagnoli, Raffaella Polci, Mario Martorelli, Maria Francesca Cavaliere, Giacomo Galeota, Francesco Acquaroli, Maurizio Forconi, Simona Tomassetti e Massimo Di Bonaventura.

L’inchiesta era partita dopo una serie di furti messi a segno in diversi opifici del Fermano per la produzione di calzature e la lavorazione di pellame. Da qui, grazie all’analisi incrociata dei dati raccolti durante i servizi di osservazione, controllo e pedinamento, i carabinieri hanno prima individuato quello che viene considerato il capo della banda, e successivamente, attraverso le intercettazioni, di identificare gli altri componenti del presunto sodalizio. Secondo l’accusa erano di grado di realizzare false scarpe Prada con estrema accuratezza, grazie proprio a furti di pellame, marchi, cliché e campioni originali. Per far ciò si servivano di due capannoni, uno adibito a opificio e uno a magazzino, entrambi sequestrati a Porto Sant’Elpidio, insieme a oltre mille paia di calzature. Per la vendita avevano attivato canali persino in Romania. Al vertice del sodalizio, secondo gli inquirenti, c’era Ciucani, già capofabbrica di Prada a Civitanova, che aveva creato una ditta con sede legale a Porto Sant’Elpidio, secondo l’accusa per nascondere l’attività illecita di contraffazione, provvedendo personalmente a coordinare le varie attività dei sodali, a intrattenere i rapporti con i vari fornitori, a gestire insieme alla moglie lo stoccaggio e le consegne delle calzature contraffatte ai clienti, a rifornire le etichette da applicare sui prodotti. Olivieri, anche lui già impiegato in qualità di tagliatore per Prada, creava la rete dei fornitori di materiale e di collaboratori per la produzione delle calzature contraffatte da porre in commercio, curava i rapporti con i fornitori delle materie prime e con i partner romeni. De Luca curava il reperimento di accessori, cliché, fustelle e stampi dei marchi contraffatti e teneva i contatti con i clienti delle calzature contraffatte. La moglie di Ciucani, Battellini, è invece accusata per essersi interessata al trasferimento delle calzature contraffatte dall’opificio illegale al magazzino, Rastelli perché curava il reperimento dei fondi utilizzati per la contraffazione delle calzature, Bucciarelli perché era colui che reperiva il pellame, così come Sironi e infine Panariello poiché curava la stampa delle etichette col marchio Prada da apporre sulle calzature contraffatte.

Falso d’autore: scacco alla banda Otto arresti, due nel Maceratese



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