Impianto di rifiuti edili,
progetto per 70mila tonnellate l’anno:
i residenti non ci stanno

SAN SEVERINO - Un'impresa umbra vorrebbe realizzarlo a Rocchetta, presentata un'interrogazione dal Centro Destra, i grillini annunciano battaglia. Gino Caciorgna, come molte persone che vivono nella zona, è contrario: «Non siamo cittadini di serie B»
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Foto d’archivio

 

«Ci è sembrato di tornare al 2004, quando a Rocchetta volevano costruire una centrale turbogas. Abbiamo saputo dell’impianto di trattamento di rifiuti edili da una settimana e subito ci stiamo attivando con Provincia e Regione, non vogliamo essere considerati cittadini di serie B». Sono le parole parole Gino Caciorgna, residente a Rocchetta di San Severino. Un’azienda di Fossato di Vico (Pg), la Sima snc vuole infatti realizzare un sito di stoccaggio e lavorazione di materiale inerte, sia il trattamento di macerie di terremoto che altri scarti edili. La zona di Rocchetta doveva anche essere attraversata dall’elettrodotto Fano-Teramo ed anche in quell’occasione i residenti si fecero sentire, all’epoca della turbogas era nato un vivace comitato per la tutela della vallata del Potenza. «Temiamo ricadute negative sulle abitazioni e le attività commerciali esistenti – precisa Caciorgna – inoltre in un raggio di dieci chilometri da dove l’azienda umbra vorrebbe installare il sito, ci sono già altre quattro ditte che fanno questa attività e che vengono da dieci anni di crisi nel settore edilizio, potrebbero subire un danno economico dalla presenza di un’altra attività simile. Chiediamo alle istituzioni attenzione per le conseguenze ambientali e sulla salute, per la presenza di un impianto di questo tipo». L’ufficio tecnico comunale ha rilasciato il certificato di destinazione urbanistica. La vicenda è di dominio pubblico da poco tempo, ad accorgersi è stato un ente religioso, proprietario di terreni nella zona, venuto a conoscenza delle trattative della Sima, per acquistare gli appezzamenti di terra necessari ad avviare l’impianto di trattamento inerti, su una superficie totale di quasi 18mila metri quadri, di cui 4mila metri quadri serviranno a stoccare i rifiuti.

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La zona dove dovrebbe sorgere l’impianto

L’impianto accoglierà rifiuti per un massimo di 71.700 tonnellate circa l’anno, pari a sessantamila metri cubi, per cui si può ipotizzare un transito di circa quindici camion al giorno. Nella zona ci saranno rifiuti misti di cantieri edili da demolizione e costruzione, materiale bituminoso di asfalto proveniente da cantieri di vari tipi, resti di macerie, cemento, mattonelle. Potranno essere abbancati nella zona un massimo di 18 mila tonnellate di rifiuti, come misura di mitigazione saranno installate due file di alberi, per evitare dispersione delle polveri e attenuare il rumore. Il materiale accumulato sarà trattato per ottenere sabbia da recupero, graniglia e pietrisco, per metà usati dalla stessa azienda edile, per il resto venduti sul mercato. L’area è una zona agricola di tipo E, per renderla idonea all’insediamento di un’attività di tipo insalubre come definita dalla legge, servirà una variante urbanistica. La zona si trova non distante dal luogo dove è situato lo stabilimento Conchimer. Per smaltire i rifiuti di materiale lavorato in un anno, pari a sessantamila metri cubi, considerando 20 euro al metro cubo, si ipotizza un costo necessario di un milione di euro. Sul punto l’amministrazione comunale non ha ancora preso ufficialmente posizione, mentre dal Centro Destra per San Severino è stata annunciata un’interrogazione, il Movimento 5 Stelle annuncia opposizione al progetto. Il progetto attualmente è sottoposto al procedimento di valutazione di impatto ambientale, di competenza della Provincia.



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