A 80 anni dalle leggi razziali:
i campi di concentramento del Maceratese
in una collezione di lettere

URBISAGLIA - Da 30 anni Roberto Cruciani colleziona documenti sulla storia degli internati e deportati della provincia. Il 17 novembre del 1938 uno dei decreti che diede il via all'antisemitismo: «C'erano luoghi di detenzione a Urbisaglia, Treia, Pollenza e Sforzacosta ma l'orrore si consumò con l'Armistizio»
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Roberto Cruciani nel suo studio

 

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Il Corriere della sera dell’11 novembre 1938 che annuncia la Legge Razziale del 17 novembre

 

di Marco Ribechi

Ottanta anni fa le leggi razziali, poi la deportazione degli ebrei dalla provincia di Macerata: collezione di lettere ricostruisce una delle pagine più tristi della storia italiana. Roberto Cruciani, 70 anni, di Urbisaglia, ex maestro delle elementari, ha raccolto negli ultimi 30 anni documenti, lettere e cartoline che contengono la storia dell’internamento nelle Marche. La sua collezione è oggi la più grande della Regione e mantiene la memoria di un’epoca buia, dolorosa, in apparenza lontanissima ma distante meno di un secolo e con questioni di estrema attualità. E’ nel 1938, il XVII anno della così detta Era Fascista, che in Italia la politica razziale prende una particolare connotazione antisemita. Proprio 80 anni fa infatti furono emanate le leggi razziali, per cui gli ebrei stranieri in Italia furono espulsi in soli sei mesi. «Le leggi razziali – spiega Roberto Cruciani – furono una serie di decreti che avevano lo scopo di limitare le libertà degli ebrei escludendoli prima dalle scuole di ogni ordine e grado, sia come insegnanti che come studenti, poi vietando i matrimoni misti, poi con l’obbligo di autodenunciarsi fino a vietare l’attività imprenditoriale e la proprietà in generale. Il 17 novembre 1938 fu una data cruciale nello sviluppo dell’antisemitismo».

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Il documento che proibisce il matrimonio misto di Mogliano

Tra i vari documenti recuperati, che testimoniano l’antisemitismo nella Provincia, proprio un matrimonio misto negato il 9 settembre del 1943 nel comune di Mogliano. Ma le conseguenze delle leggi razziali non furono soltanto legate a qualche inconveniente burocratico. In provincia e in tutta la regione furono aperti dei campi di concentramento dove venivano rinchiusi ebrei e perseguitati politici con l’obbligo di residenza. Nei campi delle Marche e dell’Abruzzo e Molise furono inviati metà degli internati d’Italia in quanto territori montagnosi e con disagevoli vie di comunicazione. «Il più vicino si trovava all’Abbadia di Fiastra – spiega Cruciani – il ricordo dei racconti di mio padre su questo luogo mi ha spinto a iniziare questa collezione. Altri erano a Treia, Pollenza, Petriolo e, fuori provincia, Sassoferrato e Fabriano». Gli internati più poveri ricevevano un sussidio giornaliero di 6,50 lire da spendere nella mensa del Campo. Le restrizioni erano il divieto d’uscita senza autorizzazione, rispettare orari ed appelli, non possedere radio. «Il campo di Urbisaglia era situato nella Villa Bandini – dice il collezionista – fu aperto il 16 giugno del 1940. Vi transitarono centinaia di ebrei ma anche sloveni accusati di cospirazione e apolidi. Fu autorizzata anche una sinagoga il cui capo spirituale era l’avvocato Carlo Alberto Viterbo. A Pollenza il campo invece si trovava a Villa Lauri ed era femminile con donne italiane, francesi, inglesi e polacche. Infine quello di Treia, situato a Villa Quiete anch’esso femminile. Chiuso nel 1942 per motivi igienici le internate furono trasferite a Petriolo nella villa La Castelletta».

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Una foto del campo femminile di Pollenza

C’erano inoltre campi dedicati ai prigionieri di guerra: «Uno a Sforzacosta che ha raggiunto la capienza massima nel 1943 con 5.211 persone – prosegue Cruciani -. Uno a Servigliano in provincia di Ascoli e uno a Monturano». Fino al 1943 i campi svolgevano per lo più la funzione di controllo dei prigionieri politici e oppositori, ma fu dopo l’8 settembre, data dell’Armistizio, che si consumò il dramma: «Fino all’Armistizio, nonostante le leggi razziali fossero disumane e inaccettabili – continua Cruciani – non ho trovato alcun segno di violenza perpetrata all’interno dei Campi maceratesi. L’orrore si consumò dopo, quando i nazisti presero il controllo dei territori». Con la resa, i prigionieri di guerra furono liberati e i loro posti furono presi dagli ebrei che si trovavano dislocati negli altri centri: «Dai vari campi della provincia tutti gli ebrei furono inviati a Sforzacosta e a Servigliano – spiega Cruciani carte alla mano -, il 28 gennaio 1944, con due camion militari, cento ebrei da Sforzacosta furono trasferiti a Fossoli di Carpi mentre il 4 maggio dello stesso anno 50 prigionieri di Servigliano subirono la stessa sorte».

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Cruciani indica la firma del dottor Pollak

Da Fossoli la destinazione era Auschwitz e altri campi di sterminio: «Del gruppo di Servigliano si salvò solo Topsch Wilhelmine Emma che finì a Bergen Belsen e fu liberata il 15 aprile 1945. Dei cento di Sforzacosta invece sopravvisse solo il dottor Paul Pollak, che prestò servizio come medico, venne liberato il 27 gennaio 1945.Ho raccolto moltissime informazioni sulla vita di Pollak, sto pensando di scriverci un libro. Credo che questa parte della storia della nostra provincia non debba essere dimenticata affinché la modernità non ci porti a ripetere gli stessi errori del recente passato».

 

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Una lettera inviata da uno dei campi maceratesi



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