Operazione Ragnatela:
tutto prescritto

IN AULA - Sedici le persone che erano finite sotto accusa in una indagine su di una presunta associazione legata al traffico illecito di rifiuti. Oggi il processo si è concluso. La difesa: «Esito quasi scontato, mancavano elementi indiziari incisivi»
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Operazione Ragnatela, processo prescritto per tutti gli imputati. Si è conclusa così una indagine del Nucleo operativo ecologico che aveva portato anche, nel 2009, a diversi arresti e ad una accusa di associazione per delinquere, contestata a vario titolo, legata al traffico illecito di rifiuti. Il processo riguardava un traffico di tonnellate di rifiuti pericolosi che sarebbero finiti, passando per la società Ecoservice di Corridonia, nelle discariche di Morrovalle, oltre che in Puglia e in Germania. Gli episodi contestati vennero accertati nel 2009 e nove persone furono arrestate. Una ventina in tutto erano gli indagati. Al processo, al termine delle indagini, erano finiti sotto accusa in 16. Dovevano rispondere, a vario titolo, di reati che vanno dall’associazione per delinquere, alla truffa al traffico illecito di rifiuti e alla corruzione. Imputati erano Pietro Palmieri, 70 anni, all’epoca titolare della Ecoservice srl di Corridonia, il figlio Giordano, 43 anni, Gianfranco Bernabei, 75, e Adriano Bernabei, 53, nella qualità, all’epoca, rispettivamente di coordinatore e di responsabile commerciale e tecnico della Ecoservice. Secondo l’accusa questi primi 4 imputati, avvalendosi dell’impianto di deposito preliminare e successivo trattamento della Ecoservice ricevevano ingenti quantità di rifiuti speciali pericolosi provenienti da attività di bonifica, che sarebbero giunti da vari siti: come Metro Fim ed Rfi di Casoria, dalle raffinerie di Gela, dalla Erg Spa e dalla Esso spa di Priolo Gargallo, dall’Ama di Roma, dalla Caffaro srl di Coleferro, dalla Terni En.A di Terni. Secondo l’accusa avrebbero effettuato una fittizia lavorazione, diretta semplicemente a miscelare rifiuti pericolosi con altri non pericolosi. In questo modo sarebbero stati declassificati indebitamente i rifiuti, attribuendo a questi un falso Cer, in modo da assicurare il successivo smaltimento in discariche non autorizzate alla loro ricezione. Come la Senesi di Morrovalle, la Bleu di Canosa di Puglia, la Geta di Ascoli, la Vergine di Taranto e alla discarica Wev, in Germania.

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L’avvocato Gabriele Cofanelli

Gli altri imputati erano Federico Lattanzi e Stefano Rosi, che lavoravano per la società Agrideco srl, nella qualità di intermediatori di rifiuti che avrebbero assicurato alla Ecoservice l’approvvigionamento di rifiuti da trattare, Antonio Anglano, all’epoca direttore tecnico e responsabile della gestione operativa della discarica di Vergine, Enrico Vita, all’epoca direttore tecnico della Senesi, Francesco Maio, all’epoca legale rappresentante della discarica Bleu, Maurizio Campitelli, all’epoca gestore della Bleu, e ancora Sergio Gozza, che era dipendente della Ecovalsabbia, che avrebbe assicurato lo smaltimento di rifiuti in Germania, alla Wev, Paolo Marinelli, che avrebbe fatto da intermediario per lo smaltimento di rifiuti in Germania, Marcello Cioppettini, come ufficiale che all’epoca era in servizio alla sezione di Pg della procura di Macerata (poi andato in pensione), Nicola Fontana, all’epoca preposto del gruppo Fontana e Europa Trans che avrebbe assicurato il trasporto dei rifiuti con caratteristiche diverse da quanto indicato, Fabio Bruzzechesse e infine Rodolfo Briganti, come legale rappresentante e direttore tecnico, all’epoca dei fatti, della Senesi. Gli imputati hanno sempre respinto con forza le accuse. Erano difesi, tra gli altri, dagli avvocati Giancarlo Giulianelli, Claudio Marcolini, Gabriele Cofanelli, Giovanni Bora, Stefano Paciaroni, Fabio Celli, Giovanni Cantelli. Oggi il tribunale di Macerata ha dichiarato prescritte le accuse. «Un esito quasi scontato vista l’assenza di elementi indiziari incisivi che avrebbero permesso alla stessa giustizia un percorso più celere» ha commentato l’avvocato Gabriele Cofanelli.



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