Futura festival, il sindaco:
«Valutiamo se farlo e con chi»

CIVITANOVA - Ciarapica risponde al direttore artistico Troli: «L'amministrazione dell'epoca avrebbe dovuto scegliere in maniera più accorta il nome. Non è il marchio a determinare il successo ma la qualità che esso è in grado di esprimere»
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Fabrizio Ciarapica

 

«L’amministrazione sta valutando se riproporre l’appuntamento, in quale periodo della programmazione annuale, con quale format e con quale direzione artistica». Questa la risposta del sindaco di Civitanova, Fabrizio Ciarapica, al direttore artistico del festival Futura Gino Troli. Ieri Troli aveva lamentato mancate risposte sul futuro della rassegna e anche il fatto che Viterbo aveva usato lo stesso nome per un festival a luglio (leggi l’articolo). «Viterbo – sottolinea il sindaco – ha usato un logo e un dominio (futurafutura.it) ben diversi dal marchio “Futura”. A ben guardare e approfondendo tutto il contesto, sembra che gli organizzatori di Viterbo non si siano neppure ispirati a Civitanova, proponendo invece un format molto più simile al famoso “Futura Festival” di Crest in auge in Francia da moltissimi anni e molto prima della nascita del nostro festival. Ma cosa ha fatto in tutti questi anni – chiede Ciarapica -, chi oggi dall’opposizione rivendica la chiamata alle armi? Perché non ha intrapreso azioni legali contro chi, durante il loro mandato, ha usato impropriamente il marchio “Futura”? In Italia, nel tempo il marchio è stato usato più volte. Ci tengo a ricordare loro che di futura Festival nel mondo ce ne sono stati e ce ne sono tutt’ora a iosa (Germania, Francia, Spagna, Messico per citarne alcune)».

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La scorsa edizione di Futura

Ciarapica insiste che «l’amministrazione dell’epoca avrebbe dovuto scegliere in maniera più accorta il nome da depositare come marchio, seguendo proprio le linee guida per i “requisiti di validità del marchio” che nel punto “capacità distintiva” indicano: “buona regola preferire segni o parole di fantasia ad effetto”». Per concludere: «un appuntamento culturale ha valore solo se viene fatto e non ha un valore in sé. Non può mai prescindere da come, da dove viene fatto e dal successo che riscuote. Non è il marchio a determinare il successo di un festival, ma la qualità che esso è in grado di esprimere».

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