Vallebona, l’ira dei residenti:
«Macerie tritate vicino alle case:
stiamo mangiando la polvere»

MACERATA - Chi abita nella contrada lamenta nuvole di detriti che «rendono l'aria irrespirabile ed entrano in casa. Il Comune deve dirci se è tutto ok. Siamo preoccupati». Lettera all'Arpam per avere chiarimenti
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La polvere nel sito di stoccaggio e lavorazione delle macerie

 

di Federica Nardi

«Da mesi stiamo mangiando la polvere, il Comune deve rispondere e farci sapere se è tutto il regola». In contrada Vallebona, ai piedi del quartiere Santa Lucia, a Macerata, c’è uno dei siti di lavorazione e stoccaggio delle macerie del sisma provenienti dal Cosmari, e i residenti sono al limite della sopportazione.

macerie-vallebona-3-225x400Diverse le segnalazioni arrivate in questi giorni. I residenti, che chiedono di restare anonimi, mostrano foto con nuvole di polvere che si sollevano dall’enorme cumulo di detriti lavorati dalla ditta. Già da settembre 2017 la Regione, in deroga alle autorizzazioni provinciali, aveva aumentato la possibilità di portare rifiuti edili (cioè macerie) a 7.900 tonnellate. Il problema per i residenti nasce dal fatto però che il sito di stoccaggio e lavorazione è in un quartiere molto abitato e quindi tra camion di passaggio e movimenti di terra e macerie, la polvere a volte raggiunge anche l’interno delle case. «Va avanti da anni – dice una donna che vive nel quartiere -, ma con lo smaltimento delle macerie la situazione è degenerata e non sappiamo più a chi appellarci». La donna si è rivolta al sindaco in persona, a inizio luglio, senza ricevere una risposta definitiva. «Anche in mezzo alle piante ci sono cumuli di macerie – dice ancora – così come nel fosso».

Un’altra residente ha scritto all’Arpam: «Le macerie vengono trasportate con grossi camion e scaricate nel cantiere della ditta che provvede poi alla loro triturazione – dice nella lettera -, riducendoli così in materiali edili da riuso. La lavorazione dei suddetti materiali provoca l’innalzamento di tantissima polvere rendendo l’aria irrespirabile. Oltre al disagio di avere “sabbia” in casa, la preoccupazione maggiore di noi abitanti è che il materiale edile prelevato è lavorato possa contenere sostanze nocive per la nostra salute (tipo amianto)».  Uno dei timori dei residenti si lega infatti all’attuale inchiesta in corso sul Cosmari su di un presunto irregolare smaltimento di rifiuti del sisma, che contengono fibre di amianto. La procura di Macerata ha aperto un’indagine, per accertare se vi siano responsabilità penali. Nel frattempo, delle cinque ditte che il Cosmari ha individuato per il trattamento delle macerie, una ha sospeso l’attività proprio in seguito a un controllo che avrebbe evidenziato presenza di amianto nei rifiuti trattati. L’Agenzia regionale sanitaria pochi giorni fa ha anche costituito un gruppo di lavoro per occuparsi della prevenzione e della sicurezza nei cantieri della ricostruzione. Uno degli obiettivi del gruppo di lavoro sarebbe proprio quello di individuare modalità di tutela dalle fibre d’amianto, molto utilizzate in passato nelle costruzioni e che ora rischiano di finire nel materiale impiegato nei cantieri.

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Una strada d’accesso al sito di stoccaggio

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Amianto nelle macerie del sisma: indagine al Cosmari e su azienda che si occupa del riutilizzo

 



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