Conti, il sindaco “ribelle”
che restituì al prefetto
la fascia tricolore

CAMERINO - Il gesto era per la perdita del tribunale della città ducale. Socialista da sempre, sognava la nascita di una nuova sinistra socialdemocratica. Venanzo Ronchetti: «Perso un grandissimo amico che tanto ha fatto per il territorio montano». L'avvocato De Rosa: «Sempre presente sulla scena marchigiana sin dalle prime elezioni regionali del 1970»
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Dario Conti all’epoca in cui sedeva in consiglio provinciale

 

di Maurizio Verdenelli

L’ultimo suo messaggio, il 25 Aprile: “Auguri socialisti”. E qualche settimana prima: “Un augurio laico e socialista di Buona Pasqua. Facciamo un nuovo Midas e rigeneriamo l’intera sinistra modificando il suo dna da divisivo ad inclusivo, una sinistra socialdemocratica, riformista e ambientalista e popolana ovvero nati dal popolo, cresciuti e crescenti nel popolo, i nostri ormoni pieni di libertà, di uguaglianza, di socialità, di umanità e di rispetto del diverso. Il nuovo simbolo, il ‘quarto stato’ ovvero gli operai ed i lavoratori con la dicitura ‘socialismo’. Dario”. Al mio messaggio di oggi, Primo maggio, Festa del lavoro, il ‘compagno’ Conti non aveva risposto. Mi era sembrata una stranezza da parte sua in occasione di una ricorrenza tanto significativa per lui sempre sulle barricate. Poi nel pomeriggio ho compreso con dolore, perché. Era finita per sempre la buona battaglia socialista lunga tutta una vita di Dario e la sua lotta contro i tormenti di una salute malferma che l’avevano visto ricoverato pure in un ospedale lombardo insieme con Dario Fo il quale affascinato dalla sua umanità gli aveva dedicato un disegno.

Non aveva mai ammainato la bandiera del Psi, Dario Conti, sempre in prima fila delle ‘ultime fila’ della classe operaia, lontano dal Palazzo che pure non poteva fare a meno di apprezzarne la figura da ‘protosocialista’, puro ed idealista. Da sindaco di Camerino, prima di lasciare la mano al suo vice Gianluca Pasqui, aveva dovuto incolpevolmente incassare la sconfitta della perdita del Tribunale. Dopo 200 anni, le toghe lasciavano la città dei Varano: ogni resistenza (anche pratica) all’assedio di una riforma incomprensibile per un territorio montano ed abbandonato era rotta. E quel giorno, nel quale Camerino piangeva la morte di un grande figlio ‘innamorato’ di Lei, Jimmy Fontana (Enrico Sbriccoli), il sindaco all’inaugurazione del Polo scolastico di San Paolo, fece il gran gesto di presentarsi con la fascia tricolore rovesciata, dimettendosi e restituendo alla fine del suo durissimo intervento la fascia tricolore al prefetto. Che respinse rapidamente dimissioni e fascia al mittente forse non comprendendo appieno il gesto umanissimo e doloroso che stava dietro a quella ‘ribellione’ nei confronti di uno Stato che si dimostrava insensibile alle istanze di una terra di confine, che ‘urlava’ con Dario la sua disperata voglia di sopravvivenza cercando ogni volta di riemergere da quella ‘maledetta invisibilità’ politico-economica che spesso era testimoniata pure dalle mappe.

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Dario Conti con Venanzo Ronchetti

Quando, ad esempio, negli anni 50, l’Eni progettò l’area e quindi il Motel a Muccia, ai piedi di Camerino, questa località non era neppure segnata sulle carte d’allora. «Fu Enrico Mattei – ricorda Giuseppe Accorinti – ad individuare la zona rammentando come Muccia fosse la stazione di posta per il cambio di cavalli da Macerata a Roma». Per il Camerinese il tempo dei ‘santi in paradiso’ era finito da un pezzo, quel giorno al Polo scolastico di San Paolo. Alla cerimonia era tra gli altri presenti Antonio Pettinari, presidente della Provincia che oggi mi scrive: «Mi dispiace molto. Un carissimo amico, Dario». Ha parole e lacrime il serravallese Venanzo Ronchetti, ‘il sindaco del terremoto del ‘97’, socialista anch’egli, fraterno amico di Conti. «Con Dario – scrive Venanzo – ho perso un grandissimo amico e compagno socialista. Conti è stato un grande sindaco di Camerino ed assessore e consigliere provinciale. Quante battaglie abbiamo portato avanti insieme, dalla superstrada al nuovo ospedale di Camerino. In questi due anni dal terremoto del Centritalia abbiamo fatto proposte purtroppo inascoltate per la ricostruzione, casette di legno, considerate abusive, siamo andati a Roma per la zona franca e il nuovo carcere di Camerino. La battaglia per il mantenimento del tribunale di Camerino (fascia tricolore a rovescio per protesta) e tante altre. Con Dario se ne va una grande storia socialista che tanto ha fatto per Camerino e tutto il territorio montano. Sempre disponibile con tutti. Grande onestà».

E l’avvocato Giuseppe De Rosa, direttore del settimanale ‘Orizzonti della Marca’: «Aveva la passione politica nel sangue sin dai tempi della prima gioventù. Quando si trattò di intraprendere una strada definitiva scelse il Psi. Erano gli anni del primo centrosinistra, fatti di astensioni e di partecipazioni ai governi, di scissioni e riunificazioni interne. Lui mantenne una sua coerenza, rimanendo fedele alla linea ufficiale del partito, da De Martino a Craxi. Anche quando dopo il ‘92 iniziò la lunga diaspora cui Tangentopoli aveva dato la spinta definitiva, aderì di volta in volta a quella che erano destinate a divenire formazioni minori, ma non certo insignificanti come i Socialisti Italiani, poi lo Sdi e poi il rinnovato Psi. Riversò il suo essere socialista nella politica locale, sempre presente sulla scena marchigiana sin dalle prime elezioni regionali (1970). A Camerino alternò anni di opposizione a molti di governo. Certo aspirava ad orientare e determinare la vita politica della sua città e vi riuscì due volte: nel 1981, vice sindaco nella giunta Gaeta fino al 1985, poi vice nella giunta Grifantini dal 1985 al ’90, quindi sindaco dal 2009 al 2014. Si è speso molto per la sua città, un ideale che egli cercava di coniugare sempre con il suo partito ma per il quale era anche disponibile a fare eccezione, preferendo Camerino agli ostacoli di natura ideologica. L’ho visto appassionato a tutto ciò che riguardasse la sua terra, si trattasse di una serata per ricordare Ugo Betti o di un concerto di musiche di Filippo Marchetti, di un convegno di architetti o di una serata alla Valentiniana a sentir parlare del primo libro stampato a Camerino. Ha dato molto alla sua città, avrebbe potuto continuare se il destino non gli fosse stato avverso».

E lo ricordo ancora, nel suo ruolo (ab aeterno, o quasi) di segretario provinciale del Psi, venirmi a trovare in redazione al ‘Messaggero’, di cui avevo assunto la direzione, nel novembre del 1980. Fu il primo di una serie di ‘missi dominici’: era normale per quei tempi. Tra di noi nacque un’atmosfera di reciproco rispetto nell’autonomia dei ruoli. E comunque la sua presenza nelle varie istituzioni è stata sempre garanzia di correttezza, onestà e lealtà. Mancherà davvero a tutti, il lider maximo dei socialisti, non solo alla sparuta pattuglia dei suoi ‘compagni’ uniti con lui come un pugno.

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Conti e Nencini

La sua ultima battaglia era adesso quella per la rinascita di Camerino: con il segretario nazionale Nencini ed altre protagonisti della sinistra aveva tentato fino all’ultimo di far passare la legge per una legge speciale capace di rilanciare economicamente i comuni del ‘cratere sismico’. Niente da fare. L’Europa non lo vuole, per non creare ‘sacche di vantaggio’ a favore di altri territori del continente. Fu la risposta, e più non dimandare. Ormai certa politica, e soprattutto il declino della sua ‘patria’ dolevano a Dario. Che finché era vissuto Luigi Avi, l’appassionato corrispondente del ‘Messaggero’ da Camerino, aveva potuto difendere efficacemente sulla stampa i legittimi diritti di una città ‘della montagna’ sempre minacciata dai tagli del Palazzo, che come noto li riserva preferibilmente lontano da sé. E Camerino, l’antico capoluogo di un ducato che si estendeva fino nel Lazio, è stata una rocca sempre sotto tiro. Con difensori peraltro eccezionali a cominciare dall’avv. Emanuele Grifantini e con i rettori dell’antica università. E naturalmente per oltre mezzo secolo con lo stesso Conti, socialista in una Vandea bianca. Ma è stato lui, ora lo sappiamo, l’ultimo Duca in ‘camicia rossa’, a cedere sedici giorni dopo la scomparsa di Piergentile da Varano.

Lutto a Camerino, è morto l’ex sindaco Dario Conti



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