Un gallo ha molti poteri
ben più di un umile pollo

LA DOMENICA DEL VILLAGGIO - Ha dato il nome a mezza Europa e nel Quattrocento l’imperatrice Galla Placidia, femmina del gallo, integrò i Romani coi barbari Visigoti. Quanto sarebbe utile oggi una Galla pure a Macerata per integrare noi “pistacoppi” con gli attuali migranti!
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di Giancarlo Liuti

Oggigiorno, grazie ai prodigi della tecnologia, ciascuno di noi può far sapere qualsiasi cosa a tutti, vicini di casa, concittadini, corregionali, compatrioti e ogni altro essere umano nel mondo. Ma tale potere non ce l’hanno gli animali, che quando vogliono dirci una cosa non possono far altro che agitarsi e alzare il volume della loro voce o, meglio, del loro verso. E questo è il caso anche del gallo, che quando, di primissima mattina, vuol farci la cortesia di svegliarci, l’unico mezzo a sua disposizione è di rendere il più possibile alta la sonorità del proprio chicchirichì. Ed ecco una delle ragioni per cui stavolta ho deciso di occuparmi proprio di questo sovrano dei pollai, oltretutto scoprendo, non senza stupore, che su di lui c’è molto d’interessante da sapere anche in fatto di storia e perfino di cultura.
Non mi permetto di sottovalutare, intendiamoci, l’importanza del cavallo nel progresso dell’umanità. Coi cavalli, infatti, si combattevano e si vincevano guerre, si conquistavano nazioni, si creavano imperi. Ma il gallo ha dato il nome a intere e vaste regioni europee: la Gallia, ad esempio, comprendeva Francia, Svizzera, Belgio e Paesi Bassi. E a Roma si chiamavano “Gallia Cisalpina” l’Italia settentrionale e “Gallia Transalpina” la Francia. Tutto questo, ovviamente, non accadeva in un solo giorno, ci volevano secoli, ma comunque un omaggio al gallo in quanto simbolo figurato del potere dell’uomo non era mai assente.
Abitando a Macerata in via Cioci e percorrendola spesso a piedi, io costeggio la valle che scende verso la ferrovia e risale fino a Fontescodella sfiorando vecchie case di contadini dalle quali mi capita di notare, specialmente la mattina, galline che vanno beccando sull’erba sotto l’autoritaria disciplina di un gallo, il loro “maschio”. Esse hanno il compito, prezioso per noi, di fare le uova. Non tutti sanno però che se il gallo non si comportasse da autentico maschio e non facesse ripetutamente “sesso” con ogni gallina le uova ci giungerebbero non “fecondate”, ossia prive di quel sapore che ce le rende gradevoli.
Si dà il caso che in alcuni pollai vivano quindici galline e un solo gallo, che per un istintivo rispetto delle regole non sfugge al dovere di fecondarle. E la sera può quindi capitare che lui non si regga più in piedi per la fatica di avere avuto così tante esperienze di “amore carnale” con ogni gallina. Ebbene, immaginate che ciò capitasse pure agli esseri umani nei loro rapporti fra uomini e donne. Fantastico, all’inizio. Ma alla fine, poveri maschi, chiamerebbero l’ambulanza e si farebbero portare all’ospedale. L’ho buttata sullo scherzo, me ne rendo conto. Ma ai giorni nostri, con quel che capita in Italia – violenze d’ogni genere, cadaveri ovunque – rifugiarsi in un minimo di allegria può far bene alla salute.



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