Il Garante dei diritti alla Pars:
«Situazione critica per i minori stranieri»

ACCOGLIENZA - Andrea Nobili e Patrizia Giunti, direttrice dell'Ussm, hanno visitato le sedi di Corridonia e Montefortino. Per i due il problema risiede nel sistema complessivo d'intervento, che non riesce a dare risposte alle esigenze dei ragazzi che arrivano nel nostro Paese: «Di molti, usciti dalle strutture, non si hanno più notizie»
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Andrea Nobili

 

E’ iniziato con la visita alla sedi di Corridonia e Montefortino della “Pars” il percorso conoscitivo avviato dal Garante dei diritti, Andrea Nobili, insieme alla direttrice dell’Ussm (Ufficio di servizio sociale per i minorenni), Patrizia Giunto. L’obiettivo generale è quello di verificare la situazione sia sul versante dell’adolescenza a rischio, sia in relazione all’ospitalità prevista per i minori sottoposti a procedimento penale. Alla luce dei cambiamenti strutturali registrati nel corso degli ultimi anni con l’emergenza immigrazione, l’intento è anche quello di valutare le possibili risposte del “sistema” sociale alla questione della tutela dei minori stranieri arrivati in Italia non accompagnati. Nel corso delle riunioni con i responsabili della “Pars” (cooperativa di prevenzione, assistenza e reinserimento sociale) e delle visite effettuate nelle due sedi, dove sono stati incontrati anche i ragazzi, sono emerse alcune criticità, riconducibili non tanto all’operatività delle strutture, quanto ad un sistema complessivo d’intervento che non riesce a fornire le migliori riposte alle esigenze del momento. «In particolare – sottolinea Nobili – preoccupa il dato generale riguardante l’effettiva possibilità di realizzare, per i minori stranieri soli, percorsi di integrazione socio-lavorativa, tali da dare senso e razionalità all’accoglienza. Un’accoglienza che comporta un impegno davvero straordinario».

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Una delle strutture della Pars a Corridonia

Il Garante fa presente che la maggior parte dei ragazzi, quasi tutti di sesso maschile, arriva in Italia in prossimità del conseguimento della maggiore età e per tale motivo non sussiste il tempo necessario per l’attivazione di interventi mirati, che peraltro richiedono risorse di non facile reperibilità. «Si aggiunga la circostanza – prosegue – che i ragazzi non conoscono la lingua, hanno una scolarizzazione relativa e vivono condizioni psicologiche impegnative. Tanti, conseguita la maggiore età, escono dal sistema di tutela senza avere le necessarie competenze e le reali opportunità per rimanere legalmente nel nostro territorio. Di molti, usciti dalle strutture di accoglienza, non si hanno più notizie». Da evidenziare che l’Ussm si occupa di ragazzi fra i 14 ed i 18 anni, ma si fa anche carico dei cosiddetti “giovani adulti”, soggetti che hanno compiuto il reato da minorenni e che, secondo quanto previsto dalla più recente normativa, possono rimanere sotto la competenza dei servizi preposti fino a 25 anni. Interessate dal percorso conoscitivo saranno alcune comunità presenti sul territorio regionale, ma anche realtà particolarmente disagiate, che già da tempo sono al centro dell’attenzione. Ulteriori incontri sono in calendario per le prossime settimane.



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