Gli studenti di Unimc: «Restiamo uniti,
salviamo Macerata per salvare l’Italia»

LA LETTERA - Rebecca Marconi, presidente del Consiglio degli universitari: «La soluzione non risiede nella divisione identitaria e nella violenza, ma nella riscoperta di valori democratici di pace e libertà, di giustizia e di umanità. La paura e l’ipocrisia feriscono l’essenza stessa della democrazia, soffocandola in maniera repressiva, lasciando spazio, invece, a forze distruttive che rivendicano stragi di sangue »
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L’università di Macerata

 

Rebecca Marconi, presidente del Consiglio degli studenti dell’Università di Macerata, scrive una lettera per appellarsi all’unità in un momento in cui la città è segnata dalla divisione, dalla paura e frastornata dai riflettori che si sono accesi sulla provincia dopo la morte di Pamela Mastropietro e il raid razzista di Luca Traini. La città da 40mila abitanti si è trasformata in una manciata di giorni nell’«ombelico del mondo – scrive Marconi -. Mi appello al senso di responsabilità civile di tutti i cittadini e degli studenti della comunità universitaria che ho a cuore. E’ assurdo non restare uniti e compatti in questo momento di profonda tensione, è ridicolo e distruttivo. La soluzione non risiede nella divisione identitaria e nella violenza, ma nella riscoperta di valori democratici di pace e libertà, di giustizia e di umanità. L’università di Macerata sia maestra esemplare».

 

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La città blindata

La nostra amata bella Macerata, in questo momento, è l’ombelico d’Italia. Macerata va salvata e protetta perché l’Italia tutta va salvata e protetta. Fermiamoci tutti per un istante. Quello che sta accadendo non è fine a se stesso, ma è l’esito di un deragliamento sociale già in atto da tempo, fortemente influenzato da una politica incapace di rispondere adeguatamente alle nuove esigenze nazionali e locali, influenzato da chi fomenta odio e violenza contro capri espiatori ben precisi che diventano bersagli perfetti, da sfruttare simbolicamente ed umanamente per illuderci che le colpe non siano del sistema in cui viviamo. Siamo accecati dalla rabbia e dal risentimento, che disgregano il tessuto sociale e indeboliscono la coscienza dei cittadini, rendendoci incapaci di analizzare criticamente e unitariamente quanto ci circonda, quanto ci sta autodistruggendo. Ciò che sta accadendo a Macerata in questi giorni, anche per mano di direttive nazionali ben precise, ci dimostra che la paura e l’ipocrisia immobilizzano e feriscono nel profondo l’essenza stessa della democrazia, soffocandola in maniera repressiva, lasciando spazio, invece, a forze distruttive che rivendicano stragi di sangue e che dividono il paese dirigendolo verso un’alienante guerra tra poveri. Come abitante della mia comunità cittadina e di questo paese mi sento frastornata, frantumata nell’anima.
Tutti noi siamo stati feriti come donne e come uomini, nel nostro essere persone, e manifestare questo dolore profondo dovrebbe essere un dovere guidato da una responsabilità civile pura e libera da ogni sciacallaggio politico. Sbattere la porta in faccia a chi semina valori anticostituzionali di fascismo violento e razzista purtroppo non basta. Siamo stati colpiti da un atto terroristico di matrice dichiaratamente fascista e questa non è un’invenzione espressiva di stampo personale, ma è la chiara rivendicazione di chi tutt’oggi non mostra pentimento, ma, anzi, rivendicando orgogliosamente l’atto continua a violentare la nostra democrazia.
Dietro a tutti gli atti di violenza di questi giorni non c’è l’azione di un singolo, ma la responsabilità di molti, troppi.
Mi appello al senso di responsabilità civile di tutti i cittadini e degli studenti della comunità universitaria che ho a cuore.

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L’arresto di Traini

E’ assurdo non restare uniti e compatti in questo momento di profonda tensione, è ridicolo e distruttivo. La soluzione non risiede nella divisione identitaria e nella violenza, ma nella riscoperta di valori democratici di pace e libertà, di giustizia e di umanità. Macerata è molto più di quello che sta accadendo e non deve diventare bersaglio politico di uno sciacallaggio mediatico da campagna elettorale e ognuno di noi deve avere il coraggio di dimostrarlo.
Condannare la violenza in ogni sua forma è un dovere morale e civile. L’Università, per questo, può essere maestra esemplare capace di fornire ai giovani gli strumenti più adeguati: studio, cultura, pensiero critico. Dobbiamo saper cogliere e tradurre in azione di responsabilità civile quanto appreso. Dobbiamo dimostrare di essere in un tessuto sociale capace di vivere la vera essenza di una comunità, con valori di solidarietà, con strumenti pacifici di intelligenza politica. Dobbiamo essere cittadini attivi e partecipi che non si arrendono all’odio indiscriminato, senza essere ciechi di fronte alle difficoltà. Dobbiamo proteggere la nostra città e per farlo non possono e non devono essere repressi i valori democratici, ciò che va repressa è la violenza che genera altra violenza perché non è questo ciò di cui abbiamo bisogno. Dobbiamo scegliere da che parte stare e non può che essere dalla parte della pace sociale e dell’unità cittadina. Non lasciamoci intimidire, non dobbiamo abituarci a tutto questo. Non cadiamo in tentazioni di rabbia violenta, non abbassiamoci alle provocazioni di odio, perché i reali soggetti deboli devono essere difesi e protetti, non spaventati ancor di più. Difendiamoli e difendiamoci con rispetto ed intelligenza umana e politica.
Non dobbiamo aver paura di manifestare il nostro dolore, di difendere la nostra dignità cittadina e i nostri valori costituzionali. Dimostriamo all’Italia tutta e al mondo intero di esser capaci di combattere la violenza solo con manifestazioni condivise di pace. Restiamo persone libere e pensanti. Restiamo cittadini umani.

 

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