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Casette della discordia,
le regole per costruirle

SISMA - Il sindaco di Pieve Torina Alessandro Gentilucci ha presentato un decalogo in dieci punti per permettere ai cittadini di installare sui propri terreni i moduli abitativi. La loro dimensione massima sarà di 45 metri quadrati per tre metri di altezza. Potranno essere realizzati in base ai vincoli di natura paesaggistica ed ambientale
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di Monia Orazi 

Un decalogo in dieci punti, per permettere ai cittadini di installare su terreni di loro proprietà o uso casette e moduli abitativi provvisori, è stato approvato dal consiglio comunale di Pieve Torina e presentato ieri dal sindaco Alessandro Gentilucci, nel corso di un incontro con il commissario straordinario per la ricostruzione Vasco Errani. Ha fatto discutere nei giorni scorsi il richiamo della Regione ai sindaci, per evitare il posizionamento di casette provvisorie in giardini e terreni privati (leggi l’articolo). Nella delibera di Pieve Torina i privati per poter installare la casetta devono presentare domanda in Comune, su apposito modulo ed avere la casa inagibile, dichiarata con scheda Aedes, con lettere B, C, E ed F. Le casette dovranno essere installate in terreni di proprietà o in uso a persone residenti a Pieve Torina, o residenti che abbiano l’attività professionale nelle zone residenziali. I terreni devono essere a destinazione residenziale o agricola, in zone in cui sia possibile fare l’allaccio alla fogna pubblica. Le spese per modulo o casetta e sottoservizi di urbanizzazione sono tutte a carico del privato. Chi sceglie questa soluzione non ha diritto a chiedere alloggi o sistemazioni alla Protezione civile. Nella delibera sono richieste specifiche prescrizioni di sicurezza dei manufatti abitativi, da collocare a distanza tale da altre abitazioni lesionate in modo da garantire l’incolumità di chi vi abita.

Alessandro Gentilucci

La loro dimensione massima sarà di 45 metri quadrati, al massimo tre metri di altezza. Potranno essere realizzati in deroga ai vincoli di natura paesaggistica ed ambientale. A concedere l’autorizzazione straordinaria e transitoria per mettere le casette sarà il Comune, dopo aver verificato l’idoneità dell’area. Quando la casa o lo studio professionale tornano agibili, il cittadino dovrà rimuovere la casetta e ripristinare lo stato precedente del terreno, entro novanta giorni, a sue spese. Se non lo farà provvederà il Comune, che poi farà comunque pagare le spese a chi ha installato la casetta.

Pietro Cecoli

“Ci sono persone che hanno necessità di restare, abbiamo predisposto queste linee di indirizzo per soddisfare le esigenze abitative immediate dei cittadini – afferma il sindaco Alessandro Gentilucci – in modo da ridurre i disagi legati al terremoto, in modo da consentire l’installazione diretta ed in proprio di manufatti temporanei e provvisori, fissi o mobili, in spazi di proprietà privata”. Anche Pietro Cecoli, sindaco di Montecavallo, aveva consentito con apposita delibera, l’installazione di alcune casette in legno, acquistate a spese proprie da alcune famiglie: “Le casette restano dove sono, con l’ordinanza da me emanata allo scopo”. Questa soluzione è condivisa anche dall’architetto di Camerino, Fulvio Santoni. “Il riferimento è a mio parere l’articolo 3 comma 1 del testo unico dell’edilizia, in cui si esplicita la natura di opera precaria, non legata ai materiali o alle caratteristiche di ancoraggio al suolo, quanto piuttosto legata alle esigenze, di natura stabile o temporanea, da soddisfare – afferma il tecnico – a mio parere non si applica il combinato disposto degli articoli 3 e 10 del decreto del d.p.r 380 del 2001, che presuppone il rilascio del permesso di costruire per interventi di nuova costruzione”. Santoni entra nel dettaglio: “Le parole chiave sono temporaneità e precarietà, con un uso temporalmente limitato per soddisfare esigenze eccezionali e contingenti, l’alterazione dello stato dei luoghi è temporanea, alla fine dell’emergenza tutto deve essere rimosso, durante la ricostruzione l’apertura dei cantieri comporterà inevitabilmente l’alterazione dello stato dei luoghi. Sarebbe auspicabile, in questa situazione di carattere eccezionale, dove molte persone stanno provvedendo di tasca propria alle soluzioni meno indolori per avere un riparo sicuro, dove passare l’inverno, che i Sindaci in accordo con la Regione, predispongano un atto che precisa le modalità entro cui la gente può muoversi, senza incorrere in sanzioni amministrative e penali”.

Cesare Spuri

 

Sul tema casette è intervenuto anche l’ingegner Cesare Spuri, capo della Protezione civile regionale, che si occuperà in prima persona della ricostruzione post sisma, al convegno organizzato ieri dell’Istituto tecnico per geometri Antinori di Camerino. “La ricostruzione sarà una parentesi lunga alcuni anni, ma sarà una parentesi che chiuderemo – ha affermato Spuri – per le casette in legno abbiamo iniziato il conto alla rovescia, quando si fa partire un cronometro è bene avere dentro di sé il timer per rispettare quello che si dice. Il tempo sarà diversificato a seconda dei luoghi, Bolognola 17 casette, in altri comuni qualche centinaio, quindi da qualche parte si impiegherà meno, dall’altra di più. Una cosa che credo è che dobbiamo cercare di cogliere e affrontare l’inverno del 2017, con una para normalità, una normalità temporanea ma dignitosa, nei luoghi che possano essere case, scuole, attività che possano essere riprese, chiese dove poter andare a messa, municipi dove andare a prendere un certificato”. Sulla collocazione “fai da te” di casette e container provvisori, spiega Spuri: “E’ un tema molto delicato. Da tecnico con una valutazione di persona che vive sul territorio e assiste e contribuisce alla sua trasformazione dico che quello che ha già detto il sindaco di Pieve Torina, riflette uno stato d’animo, una situazione di grande debolezza, di grande necessità e vulnerabilità della popolazione, delle zone del nostro entroterra così fortemente radicate sul territorio. Se guardiamo al nostro splendido paesaggio, pensiamo che se questa è una parentesi dobbiamo sapere ed avere se possibile la forza di non modificarlo per un fatto d’emergenza, che poi diventi definitivo, irrevocabile e poi oggetto di un condono e di una sanatoria. Se dovessimo arrivare a questo – sottolinea -, non gestendo il territorio in termini assoluti per come è, ma soltanto sulla base dell’emergenza, dico che sicuramente abbiamo fatto una bella cosa per l’emergenza e la necessità delle persone, però forse tra quindici anni qualcuno dice guarda cosa è stato consentito di fare a quella persona. Io non vedo contrapposizione, il dialogo, lo scaldarsi fa parte di questi momenti in cui nessuno ha la soluzione in tasca. Poi le decisioni vanno prese ed hanno sempre favorevoli e contrari, ma su questo argomento si deve riflettere sotto tutti i punti di vista”.

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