In ricordo di Ettore Bacaloni,
stopper della Maceratese del ’51:
“Amava il calcio e sua moglie Marisa”

L'ULTIMO SALUTO - L'ex giocatore biancorosso è morto un mese esatto dopo aver perso la compagna di una vita. Lo ricorda l'amico Giorgio Monteverde: "Giocavamo solo per passione e ci allenavamo nelle pause del lavoro. Lui era corretto, timido ma molto bravo di testa". In un aneddoto racconta di quando Viri Rosetta gli chiese se volesse passare alla Juventus
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La squadra della Maceratese del ’52/’53 dove militava Ettore Bacaloni

 

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Ettore Bacaloni in una foto di pochi anni fa

 

di Marco Ribechi

Una messa per ricordare uno dei giocatori simbolo della Maceratese degli anni ’50, Ettore Bacaloni. Il 26 settembre si celebrerà, ad un mese esatto dalla morte, la funzione religiosa in omaggio a una delle ultime bandiere del calcio biancorosso del dopoguerra. Classe 1931, stopper di razza in un’epoca in cui ancora non era stato introdotto il ruolo del libero, è ricordato per le sue doti fisiche, per la correttezza e per l’abilità nei colpi di testa. Nelle parole dell’amico e compagno di squadra Giorgio Monteverde, la nostalgia di un calcio che si giocava per passione, senza guadagnare una lira e soprattutto inserendo gli allenamenti nelle pause di lavoro. «Con Bacaloni ho giocato nella Maceratese nelle stagioni del ’51 e ’52 – narra Monteverde – io ero il più piccolo della squadra, allora avevo solo 18 anni. Di 24 giocatori della rosa siamo rimasti in pochissimi, oltre a me c’è Nazzareno Scarpetta di Morrovalle e Alvaro de Angelis. Pensavamo solo a giocare, non ricevevamo soldi e se ce ne davano bastavano giusto per pagarci qualche spesa».

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Ettore Bacaloni

Monteverde ricorda Bacaloni come un buon giocatore e una persona molto timida. «Lui nella vita ha sempre lavorato come carrozziere e verniciatore – spiega l’ex calciatore – Una persona in gamba. Abbiamo fatto insieme la serie C, un girone praticamente simile a quello dello scorso anno con tante squadre toscane. C’era l’Empoli, il Siena e poi il Pescara, la Sambenedettese. Indimenticabile la trasferta in Sardegna dove siamo stati 10 giorni per incontrare il Carbonia e il Cagliari che quell’anno vinse il campionato. Bacaloni era un centromediano classico, lanciava palle altissime agli attaccanti e a volte, questi suoi lanci, facevano arrabbiare l’allenatore Francesco Checco Mazzoleni». Piedi buoni, forte di testa, un metro e 80 di altezza, Bacaloni era molto corretto. Un episodio speciale della sua carriera avvenne durante la trasferta di Rapallo, che si concluse sull’ 1 a 1. «Era la Pasqua del 1952 – continua Monteverde – Rapallo era invasa dai turisti e tra gli osservatori della partita c’era Viri Rosetta un giocatore della nazionale italiana del 1945 – ’46 che all’epoca lavorava per la Juventus. Era venuto a vedere il terzino del Rapallo, Motta. Vincevamo di un gol fino a 4 minuti dalla fine quando gli avversari segnarono di mano. Il fallo era evidente ma l’arbitro a fine partita ci disse ‘tranquilli ragazzi vi è andata bene anche così’. Motta fece una pessima partita mentre Bacaloni fu superlativo. Così Rosetta entrò nei nostri spogliatoi e si complimentò con Ettore chiedendogli se volesse passare alla Juventus. Poi però la cosa non si concretizzò».

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Un’azione di gioco della Maceratese del ’52/’53 allo stadio della Vittoria

Nella stessa partita Monteverde ricorda anche un altro aneddoto: «L’altro terzino del Rapallo si chiamava Bertoni. Poi andò in serie A con il Brescia. Aveva al polso un orologio nuovo e, prima di entrare in campo, disse ai suoi compagni ad alta voce, per farsi sentire da noi maceratesi, che avrebbe pagato l’orologio con i soldi del premio partita. Al termine della gara, visto il pareggio, Bacaloni andò da lui e gli disse ‘ Il premio partita non lo prendi, mo’ o te lo paghi da solo o lo riporti indietro’. Fu una scaramuccia divertente». Quella squadra era formata da diversi giocatori che poi furono ricordati: il portiere Manente, il terzino Andreozzi di Roma, Lasagni e Patri della Vogherese. Però era anche l’anno della ristrutturazione dei campionati e tutte le squadre della serie C retrocessero in eccellenza, ad eccezione delle prime 4. Dopo questi due anni gli amici si separarono, Bacaloni andò alla Fermana dove fece circa 7 anni mentre Monteverde prima al Formia e poi al Latina. «Erano anni diversi, per noi giocare era tutto – spiega l’ex calciatore – mi ricordo che durante il servizio di leva Ettore veniva sempre punito perchè rientrava tardi dalle partite e quindi veniva messo in consegna a lavare i piatti. Diceva sempre ‘lo so io quanti piatti ho lavato’».

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Ettore Bacaloni con Marisa Moretti nel 1951, in occasione del matrimonio di Bruno Ragazzini, un’altra bandiera della Maceratese

Una vita trascorsa a Santa Croce, dalla finestra della sua casa vedeva le partite nello stadio della Vittoria. Bacaloni però era alimentato anche da un’altra passione. «Io ero della Pace e mi ricordo il suo incontro con una ragazza, Marisa Moretti (nella foto con Bacaloni al matrimonio di Bruno Ragazzini leggi l’articolo), – ricorda l’amico –  era sorella di un mio compagno. Lei divenne sua moglie e lui l’ha sempre rispettata e amata molto, ci teneva a Marisa». Un destino beffardo ha voluto che Marisa morisse il 26 luglio, un mese esatto prima della morte di Bacaloni avvenuta il 26 agosto. «Sapeva che senza di lei sarebbe morto – spiega la figlia Nedda Bacaloni affranta – erano molto legati, non poteva stare senza di lei, era la colonna portante della famiglia. Negli ultimi tempi l’aveva accudito sempre di più, andavano spesso sottobraccio in strada visto che a mio padre piaceva molto camminare. Quando lei si è ammalata anche lui si è lasciato andare. Sono morti a un mese di distanza dopo una vita passata insieme. Ma hanno sempre detto di essersi amati e, nonostante non avessero mai guadagnato tanti soldi, guardavano con piacere al loro passato insieme. Posso dire che hanno fatto una vita felice». In onore di Ettore Bacaloni sarà celebrata una messa il 26 settembre alle 18,30 nella chiesa di Santa Croce. La famiglia ringrazia in anticipo quanti vorranno partecipare al ricordo.

 

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Un’altra foto d’epoca della stagione ’52/’53

 

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Bacaloni cinge la moglie Marisa

 

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Un’azione di gioco di Ettore Bacaloni



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